<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235</id><updated>2012-02-17T03:24:30.591+01:00</updated><category term='punto informatico'/><category term='la repubblica'/><category term='7th floor'/><category term='gazzetta dello sport'/><category term='mymovies'/><category term='wired.it'/><category term='il secolo xix'/><category term='digital lifestyle'/><title type='text'>...ma sono vivo e ne ho le prove!</title><subtitle type='html'>Articoli di cinema, tecnologia e tecnologie del cinema</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>130</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5039648989783424194</id><published>2009-07-03T18:36:00.001+02:00</published><updated>2009-07-03T18:37:58.634+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wired.it'/><title type='text'>Il club delle 100 milioni di visualizzazioni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanti video sono stati visti in rete più di 100 milioni di volte e qual è il più visto? The Evolution of Dance? Girlfriend di Avril Lavigne? No. Quelli sono i più visti su YouTube, che pur essendo il sito di videosharing più popolare di tutti rimane solo una delle tante piattaforme. Il video più visto in assoluto (nelle sue varie forme) è &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=mMycfdNdlKA" target="_blank"&gt;Crank Dat&lt;/a&gt; di Soulja Boy. Più di 350 milioni di visualizzazioni per un fenomeno fortemente localizzato negli Stati Uniti e praticamente sconosciuto da noi. Ed è solo la prima delle sorprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stimolata dall'improvviso e devastante successo del &lt;a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-04/23/susan-boyle.aspx" target="_blank"&gt;video di Susan Boyle&lt;/a&gt;, la Visible Measures ha &lt;a href="http://www.visiblemeasures.com/news-and-events/blog/bid/9262/The-100-Million-Views-Club-the-Most-Watched-Viral-Videos-of-All-Time" target="_blank"&gt;stilato&lt;/a&gt; una classifica dei video che superano le 100 milioni di visualizzazioni, la prima in assoluto, poichè contare le visualizzazioni di un video attraverso diverse piattaforme è una cosa fatta solitamente per misurare le campagna di viral video e quindi un servizio a pagamento. Per farsi pubblicità però la compagnia ha deciso di far scandagliare al suo software, True Reach, tutta la parte di rete che indicizzano (circa 150 piattaforme di video in rete). Il risultato è il club delle 100 milioni di visualizzazioni, area elitaria che ad oggi conta 18 membri e che fotografa quale sia il pubblico del video in rete mostrando cosa sia più guardato e condiviso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che si capisce in parte già lo si sapeva e in parte no. La maggior parte dei video sono musicali, ben 8 (segno che la musica è il contenuto più universale), poi ci sono 4 trailer cinematografici (di cui due sono film tratti da libri) e solo 3 video user generated e 3 presi dalla televisione. L'unico personaggio ad essere presente due volte (con un video e un trailer) è Hannah Montana e, grande sorpresa, c'è molto poco da ridere!&lt;br /&gt;Molti dei video in classifica ci hanno impiegato anni ad arrivare in quella posizione e altri, come &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=deRF9oEbRso" target="_blank"&gt;quello di Susan Boyle&lt;/a&gt;, ci sono arrivati in pochissimo tempo (e chissà quanto ancora possono crescere), quasi tutti però non hanno avuto tempo e modo di monetizzare un successo che, nonostante la lenta crescita, è stato comunque inaspettato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analizzando la classifica più nel dettaglio si nota che, dopo la prima posizione occupata dalla band autoprodotta ed emersa in rete fino a diventare famosa (specialmente per il balletto che è diventato imitatissimo), arriva &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=uxjNDE2fMjI" target="_blank"&gt;il trailer di Twilight&lt;/a&gt;, sul cui successo è inutile speculare ancora e &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=5Dzo93gvTYM" target="_blank"&gt;un video di Mariah Carey&lt;/a&gt; (stranamente la prima tra gli artisti noti) che precede la prima clip televisiva, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=1uwOL4rB-go" target="_blank"&gt;un interessante sketch di ventriloquio&lt;/a&gt; che prende di mira i terroristi e che non è difficile immaginare da quale paese sia stato visto e rivisto fino ad arrivare così in alto.&lt;br /&gt;Quinta è poi Susan Boyle (anche se il successo devastante potrebbe fargli scalare altre posizioni in pochissimo) e dopo &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=KCq1_1Tws54" target="_blank"&gt;il videoclip di Leona Lewis&lt;/a&gt; in sesta posizione arriva finalmente la (ex?) campionessa di YouTube &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=iT5Ez_qxpc0" target="_blank"&gt;Avril Lavigne&lt;/a&gt;. Dopo &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=dO94actbQGk" target="_blank"&gt;Chris Brown&lt;/a&gt; c'è, al nono posto, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=cRI47J6is9Q&amp;amp;feature=player_embedded" target="_blank"&gt;il trailer di The Dark Knight&lt;/a&gt;, film che ha goduto di un'hype, un seguito e un interesse internazionale senza precedenti per l'affastellarsi di tantissimi elementi particolari (dal successo del precedente Batman Begins, alla totale revisione del personaggio del Joker fino alla morte di Heath Ledger).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo undicesimo (ma primo tra quelli user generated) è invece il video che per molto tempo è stato considerato il più visto di YouTube e che adesso fa avanti e indietro tra la prima e la seconda posizione con Avril Lavigne, cioè &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=dMH0bHeiRNg" target="_blank"&gt;Evolution Of Dance&lt;/a&gt;, subito seguito dal primo dei due video di &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=Hr0Wv5DJhuk" target="_blank"&gt;Hannah Montana&lt;/a&gt; (questa volta un videoclip a nome della cantante, Miley Cyrus, e non del personaggio).&lt;br /&gt;Al 13esimo posto &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=_OBlgSz8sSM" target="_blank"&gt;Charlie Bit My Finger... Again&lt;/a&gt;, unico rappresentante della categoria tipica di YouTube "so cute it hurts", cioè i video che strappano una risata di tenerezza coinvolgendo solitamente animali domestici o bambini. In questo caso bambini. Se non ne capite il senso o il successo (136 milioni di visualizzazioni) non avete capito chi sono in realtà i naviganti di internet e siete ancora convinti di essere voi un campione rappresentativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al 14esimo posto ancora videoclip, &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=lMMo1jsM7ic" target="_blank"&gt;quello di Rihanna&lt;/a&gt;, e poi un altro spezzone di Britain's Got Talent quello di &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=sxOytYLlhiQ" target="_blank"&gt;Paul Potts&lt;/a&gt;, un pre-Susan Boyle arrivato in rete due anni fa e apprezzato per le medesime ragioni sentimental-popolari del primo ma ritornato in auge in scia al successo di Susan. Anche qui c'è un uomo che non sembra pronto per lo show business, intrappolato in un lavoro che non ama e che appare abbastanza grigio ma poi pronto a sorprendere tutti e riscattarsi con il talento del titolo. Curioso come la dinamica drammaturgica del video di Paul Potts non sia molto diversa da quella del video di Susan Boyle, solo meno efficace e precisa.&lt;br /&gt;Al 16esimo posto &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=TZFitUCO_pk" target="_blank"&gt;il sempreverde Harry Potter&lt;/a&gt; con il trailer del prossimo film in uscita, seguito da &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=4jbkRGPxvaM" target="_blank"&gt;Lezberado&lt;/a&gt; uno dei videoblog più seguiti della rete, l'unico capace di arrivare a sfondare la quota delle 100 milioni di visualizzazioni in virtù di un tema ancora più popolare: il sesso lesbico. Chiude la classifica &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=EzwlxGgyWpE" target="_blank"&gt;ancora Hannah Montana&lt;/a&gt;, stavolta con il trailer del film.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table id="vidTable" summary="Meeting Results" class="zeroBorder" align="center"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;1&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Soulja Boy: Crank That&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;356,300,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;2&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Twilight&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;266,500,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;3&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Mariah Carey: Touch My Body&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;230,200,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;4&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Jeff Dunham: Achmed the Dead Terrorist&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;196,500,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;5&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Susan Boyle (Britain's Got Talent)&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;186,000,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;6&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Leona Lewis: Bleeding Love&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;185,600,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;7&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Avril Lavigne: Girlfriend&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;176,000,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;8&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Chris Brown: With You&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;175,000,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;9&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;The Dark Knight&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;172,500,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;10&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Alicia Keys: No One&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;160,300,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;11&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Evolution of Dance&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;147,000,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;12&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Miley Cyrus: 7 Things&lt;/td&gt;&lt;td align="right"&gt;&lt;div align="right"&gt;143,000,000&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr class="odd"&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;13&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Charlie Bit My Finger... 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Come il regista di Guerre Stellari infatti Bouchard è al centro di alcuni dei più importanti progetti cinematografici che stanno cambiando il mondo dei fan film e non sempre in qualità di regista, come George Lucas ha una passione per le grandi saghe e per gli effetti speciali e come lui infine rischia di rivoluzionare il mondo dei fan film (cioè i film che sfruttano saghe molto note, fatti dai fan a proprio uso e consumo, senza scopo di lucro e a budget ridottissimi).&lt;br /&gt;A mettere Chris Bouchard sulla frontiera del cinema dei fan (una frontiera più indpendente degli indipendenti) non sono tanto le soluzioni o le innovazioni tecnologiche messe in campo ma ciò che materialmente ha avuto il coraggio e l'ardire di fare. Con il suo fan film ispirato a Il Signore Degli Anelli, &lt;a href="http://www.thehuntforgollum.com/" target="_blank"&gt;The Hunt For Gollum&lt;/a&gt;, il giovane inglese (già parte di altri progetti da fan come &lt;a href="http://panicstruckpro.com/revelations/" target="_blank"&gt;Star Wars: Revelations&lt;/a&gt; o Born Of Hope) realizza senza dubbio un'opera senza precedenti per qualità, lunghezza e sforzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con 3.000 sterline di spesa (circa 3.500€), radunando ben 160 attori e comparse pronti a lavorare gratis, girando durante giorni festivi nei boschi del nord del Galles, Bouchard ha realizzato un mediometraggio di 45 minuti impressionante per vicinanza ai film di Peter Jackson. Certo nessuno lo scambierebbe mai per un film fatto ad Hollywood, ma lo stesso si tratta di un'opera godibilissima grazie alle meticolosità della ricostruzione e alle tecnologie digitali.&lt;br /&gt;Come Lucas a suo tempo introdusse il digitale nel cinema, così Bouchard grazie ad un uso accurato di tutti quegli strumenti qualitativamente validi e abbordabili per tutti è riuscito a dimostrare a tutti i suoi colleghi fan-filmaker che un altro step in termini di qualità è possibile, alzando di fatto la sbarra. Come ha fatto a spendere solo 3.500€? "Abbiamo comprato solo tutto ciò che non potevamo riutilizzare, prendere in prestito, usare gratis o rubare. Siamo andati davvero all'essenza delle spese" ecco come.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia anche non è eccessivamente peregrina. Certo non la si può paragonare con quella imbastita da J. R. R. Tolkien, però immaginare qualche evento che si svolga tra Lo Hobbit e La Compagnia Dell'Anello non è nemmeno troppo difficile per un tolkeniano vero, dato il monte di informazioni che lo scrittore britannico ha vergato nei suoi romanzi e nel compendio di storia della Terra Di Mezzo, Il Simmarillion.&lt;br /&gt;The Hunt For Gollum racconta della caccia che Aragorn e Gandalf danno al Gollum quando scoprono che potrebbe avere informazioni fondamentali su dove sia l'anello. A dar caccia all'orrendo essere ovviamente ci sono anche le forze del male. Tutto nella Terra di Mezzo si sta preparando alla grande guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E i grandi studios? Loro sono contenti. E come se lo sono! I fan film alimentano il passaparola e tengono viva l'attenzione e l'attesa per le altre operazioni commerciali o gli altri film, quelli che uno scopo di lucro invece lo hanno di sicuro come in questo caso Lo Hobbit. Sempre di più infatti gli studios sono pronti a prestare materiale, vestiti, consigli o indicare le location più adatte, tutto quel know how di base insomma che può aiutare &lt;a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/03/play/fantascienza-fai-da-te-.aspx" target="_blank"&gt;altri squattrinati fan&lt;/a&gt; a mettere insieme i loro film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nel caso del Signore Degli Anelli c'è anche un'autorità superiore da consultare. Nonostante le molte cautele e il gran rispetto per avere l'approvazione finale Bouchard si è rivolto direttamente alla Tolkien Enterprise, spiegando loro che il progetto non aveva il minimo fine di lucro. E così è stato. The Hunt For Gollum, nonostante le lodi e i download, non frutterà niente al suo autore e a chi ci ha lavorato. L'obiettivo semplicemente non è quello. Un fan film non è fatto per fare soldi ma per essere fatto. Per entrare nel giro di chi realizza storie intorno ad un universo condiviso di mitologia e passione.&lt;br /&gt;Tuttavia sarebbe naive pensare che non ci sia anche un'idea intorno a cosa possa sevire tutto questo sforzo. Proprio come George Lucas anche Bouchard ha capito e bene che il risultato di un film non si ferma alla sua sola visione e che, specialmente con una distribuzione in rete, può portare vantaggi (o profitti nel caso di Lucas) soprattutto dopo la visione. Nel caso di The Hunt For Gollum, l'idea di Bouchard è di avere un pubblico, cioè di trovare una massa di fruitori grande come non sarebbe immaginabile realizzando un film dal soggetto originale. Un pubblico così vasto da far circolare il suo nome e, magari, consentirgli il salto di qualità per realizzare quel lungometraggio che ha in mente da tempo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;WIRED.IT&lt;/span&gt; del 29/5/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2529428677026183730?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2529428677026183730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2529428677026183730&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2529428677026183730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2529428677026183730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/th-hunt-for-gollum-rivoluziona-i-fan.html' title='Th Hunt For Gollum rivoluziona i fan film'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4404429644962978376</id><published>2009-07-03T18:18:00.002+02:00</published><updated>2009-07-03T18:19:04.351+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Terza dimensione e linguaggio videoludico, Coraline porta avanti il cinema</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Con idee e trovate fuori dagli schemi arriva una favola classica raccontata nella maniera più moderna&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;Pupazzoni digitali e trame prese dai videogiochi, spesso l'integrazione tra tecnologie e cinema si riduce a queste due sole possibilità. Fortunatamente poi escono anche film come &lt;i&gt;Coraline &lt;/i&gt;che ci ricordano che un altro modo di rimettere in discussione, aggiornare ed arricchire il linguaggio del cinema è possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo lungometraggio d'animazione di Henry Selick infatti racconta l'omonima storia di Neil Gaiman utilizzando in più momenti espedienti, trucchi e linguaggi di narrazione nati per raccontare le storie nel mondo (interattivo) dei videogiochi. Selick li prende, li piega, li adatta e li ripropone all'interno di uno strumento non interattivo come un film. Ma non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A prima vista non sembra eppure in &lt;i&gt;Coraline&lt;/i&gt; è radicata molta più tecnologia di quanta se ne sia vista nei film degli ultimi anni, solo che è utilizzata con una trasparenza paragonabile forse unicamente a quella di Gondry. Tecnologia nel senso più ampio del termine, dunque sia strumenti per la realizzazione del film (dall'utilizzo molto abile del 3D agli aiuti chiesti al digitale per animare lo stop motion) che linguaggi espressivi nuovi che si appoggiano su mezzi nuovi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un racconto filmico e videoludico&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Chi innova rompe sempre qualche regola e così ha fatto Henry Selick quando ha deciso di realizzare l'ultima parte del suo &lt;i&gt;Coraline&lt;/i&gt; adottando uno stile e una serie di soluzioni visive tipiche del mondo dei videogiochi per raccontare il superamento di una serie di prove da parte della protagonista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel racconto di Gaiman infatti accade che Coraline debba correre contro il tempo per cercare degli oggetti sparsi nella casa e lo debba fare con l'aiuto di uno strumento che le consente di vedere la realtà diversamente, individuando così più facilmente ciò che cerca. Per mettere in immagini e poter raccontare facilmente lo svolgersi di queste azioni, e soprattutto per immedesimare gli spettatori in quel senso di ricerca e superamento dei propri limiti (che è l'essenza stessa del videogiocare), Selick ha allora scelto di usare modalità di racconto da videogioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per scandire lo scorrere del tempo infatti la luna si va parzialmente oscurando con un grosso bottone (elemento ricorrente nel film e idea tipica dei videogiochi), gli oggetti che Coraline deve trovare sono uno in ogni ambiente della casa (una dependance, il giardino, il sotterraneo e via dicendo), per trovarli necessita di un altro oggetto (simile nella funzione all'oggetto magico tipico delle analisi sulla narrativa classica) che le consentirà di vederli e che le viene dato da alcuni alleati. Ogni area prevede anche lo scontro con un'entità messa a sorvegliare l'oggetto, sconfitto il boss dell'area e recuperato l'oggetto quell'area diventa poi monocromatica per indicare come sia stata "completata" e quindi non più d'interesse ai fini della risoluzione dell'obiettivo finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come nei videogiochi dunque esiste un "mondo" preciso, confinato e delimitato in zone (la casa, comprensiva di stanze interne, alcune dependance e un giardino anch'esso ben delimitato) nelle quali si può svolgere l'azione, esiste un aiutante vivo (il gatto) e uno inanimato (un visore che consente di vedere diversamente la medesima realtà in modo da individuare ciò che altrimenti sarebbe nascosto), esistono dei nemici di primo grado e poi uno più grande da affrontare nella casa (l'ambiente principale) una volta entrati in possesso degli oggetti nascosti in ogni area. Infine esistono dei personaggi da andare a trovare che possono dare degli indizi utili alla vittoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La forza di Selick è però nell'aver preso queste dinamiche ed averle perfettamente integrate nel racconto di modo che non siano intellegibili solo ai gamers ma anche a chi non ha mai preso in mano un videogioco. Il suo racconto di quella serie di prove finali è comprensibile a tutti proprio perchè si ispira e usa quegli elementi del mondo del racconto videoludico che sono i più universali e che costituiscono l'evoluzione moderna di modalità eterne di racconto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un 3D da cui imparare&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La terza era del 3D (forse quella definitiva dopo tanti fallimenti) è cominciata e ancora non avevamo visto un film con una bella terza dimensione, un film che non solo ci regalasse immagini interessanti in 3D, ma che anche sapesse farne un uso funzionale e, in una parola sola, "utile"! A farlo è arrivato ora &lt;i&gt;Coraline&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli avversatori della nuova tecnologia potranno andare al cinema e rendersi conto da soli se la terza dimensione potrà o meno avere un futuro al cinema. Il 3D di &lt;i&gt;Coraline&lt;/i&gt; infatti non è lo stato dell'arte o un punto di arrivo ma qualcosa di molto buono che serve a dare un'idea di ciò che si può fare, un abbozzo per iniziare un discorso importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le differenze con il passato sono innanzitutto tecniche perchè &lt;i&gt;Coraline&lt;/i&gt; in una parola si "vede bene", cosa tanto semplice e scontata quanto finora poco vista (se si esclude lo spottone tecnico &lt;i&gt;Viaggio al centro della Terra 3D&lt;/i&gt;), non ci sono imperfezioni, non ci sono errori di prospettiva nè fastidi per gli occhi, il 3D è invisibile e non invadente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a non infastidire però la terza dimensione viene qui utilizzata per dare corpo e strutturare una sostanziale differenza tra i due mondi nei quali si svolge il film (quello reale e quello "dietro la porta chiusa") dotati appunto di profondità diverse e quindi, a livello inconscio, fortemente separati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre Selick sebbene non faccia mai uscire oggetti dallo schermo si diverte ogni tanto a sfruttare in pieno il concetto di "profondità" e lo si vede bene nelle scene del tunnel che collega i due mondi, un lungo cordone che appunto si "allunga" in profondità avvantaggiandosi dell'effetto degli occhiali. Sono dettagli ma che danno un senso ad una tecnologia che può ancora migliorare molto ed essere integrata anche di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non abbiamo ancora le parole e i termini adatti ad analizzare il cinema 3D e dobbiamo anche capire quale effetto una maggiore profondità possa avere sul coinvolgimento degli spettatori nel momento in cui è usata con invisibilità, cioè è usata senza che lo spettatore se ne renda conto, ma adesso sappiamo che &lt;i&gt;Coraline&lt;/i&gt; è un buon punto da cui partire.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 16/6/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4404429644962978376?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4404429644962978376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4404429644962978376&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4404429644962978376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4404429644962978376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/terza-dimensione-e-linguaggio.html' title='Terza dimensione e linguaggio videoludico, Coraline porta avanti il cinema'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1471193663164609596</id><published>2009-07-03T18:16:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T18:17:52.229+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>Coraline tra videogioco e film</title><content type='html'>Una volta era considerato un insulto dire di un film che "somiglia ad un videogioco", oggi non più. A dimostrarcelo arriva da venerdì nelle sale (in 3D e non) Coraline, l'ultima perla di animazione in stop motion (la tecnica che fa muovere sullo schermo pupazzi di plastilina) di Henry Selick, il regista diventato noto con un altro gioiello animato: Nightmare Before Christmas.&lt;br /&gt;Il film e l'omonimo videogioco (già disponibile per Playstation 2, Wii e Nintendo DS) sono stati realizzati di pari passo tenendo conto l'uno delle esigenze dell'altro. Ma lungi dall'aver condizionato la qualità e la godibilità dei due prodotti, una simile integrazione li ha invece arricchiti, portando un coinvolgimento da vero film al gioco e idee originali al racconto del film.&lt;br /&gt;La storia di Coraline viene dall'omonimo racconto di Neil Gaiman e gira intorno ad una bambina insoddisfatta come molte dai genitori, a suo dire grigi e poco attenti alle sue esigenze, che nella nuova casa in cui la famiglia ha traslocato trova una porta per un altro mondo speculare a quello reale ma dove tutto è come lei vorrebbe. Almeno apparentemente.&lt;br /&gt;Coraline è quindi prima di tutto un racconto e chi non ha mai toccato un videogioco non si accorgerà probabilmente delle novità. I più smaliziati invece non potranno fare a meno di notare come la storia segua spesso le regole dei più noti videogiochi di ruolo. In particolare nella parte finale, quella in cui la bambina deve risolvere delle prove e recuperare degli oggetti in una sfida contro il tempo per liberare i genitori, ci sono molte idee tipiche dei videogame come gli schemi da "completare" sconfiggendo un nemico che li sorveglia, oggetti magici da utilizzare per la soluzione delle prove e una rigida divisione in aree.&lt;br /&gt;Coraline però è solo un primo assaggio di questo tipo di contaminazione aspettando Avatar. L'attesissimo nuovo film che James Cameron ci porterà nella prossima stagione a ben 12 anni di distanza dai fasti di Titanic, è stato infatti realizzato in parallelo all'omonimo videogioco e con idee ancora più radicali. La collaborazione tra i team creativi del film e del gioco è stata talmente stretta che addirittura è durante la presentazione del gioco (e non del film) all'annuale fiera mondiale dei videogame di Los Angeles che il regista ha rivelato le prime attesissime (e per ora uniche) indiscrezioni sull'ambientazione e la possibile trama fantascientifica della pellicola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 17/6/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1471193663164609596?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1471193663164609596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1471193663164609596&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1471193663164609596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1471193663164609596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/coraline-tra-videogioco-e-film.html' title='Coraline tra videogioco e film'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8800129574883944353</id><published>2009-07-03T18:13:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T18:14:44.624+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Il film corale oggi è Crossing Over</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un problema, tanti punti di vista non approfonditi ma messi in relazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'America non ha gli operai inglesi di Ken Loach, non ha i poveri disperati dei fratelli Dardenne o i criminali di periferia del cinema francese, ma più di tutti ha gli immigrati. Una realtà con la quale il paese si confronta da decenni e che costituisce la vera frontiera del cinema sociale negli Stati Uniti.&lt;br /&gt;I derelitti che tentano viaggi impossibili per sconfinare e diventare fuorilegge (ma in America!) cercando di sfuggire ad una povertà asfissiante sono però solo una parte del cuore di Crossing over, film corale che, come tipico del cinema più recente, intende affrontare un problema non attraverso la proposizione di un punto di vista ma attraverso la presentazione della sua "profondità" cioè delle diverse forme che può assumere.&lt;br /&gt;Kramer sceglie a tale scopo la forma del film di gruppo (solo Eastwood per raggiungere il medesimo scopo poteva osare un doppio film con due punti di vista diversi), un genere che contrariamente agli esempi passati sempre di più per Hollywood sembra adatto a descrivere l'attualità. Invece che affrontare sentimenti il film corale di oggi affronta problemi sociali, il senso così non scaturisce più dalle parole che si pronunciano ma dal diverso rapporto che le storie hanno tra loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chi e perchè oggi sogna di diventare americano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non siamo di fronte ai complicati puzzle che Arriaga ha spesso messo in scena assieme a Inarritu ma più dalle parti delle molte storie collegate anche da un filo blando come abbiamo visto in Crash, in Traffic o per fare un altro esempio recente in Look both ways.&lt;br /&gt;Crossing over ci mostra diversi personaggi di cui solo due americani per davvero (Harrison Ford e Ray Liotta) intenti a cercare di diventare americani. In questo senso è un film su un processo, su un mutamento di condizione, quella stessa condizione che per decenni i cittadini statunitensi hanno esaltato come massima aspirazione per chiunque ("Bisogna tener duro figliolo finchè non sarà passata questa mania della pace e bisogna lottare perchè dentro ogni muso giallo c'è un uomo che sogna di diventare americano" diceva un alto ufficiale di Full metal jacket). La terra delle opportunità forse è ancora tale (e la solennità della cerimonia di giuramento del finale sembra suggerirlo) ma entrare a far parte di chi quelle opportunità può averle è sempre più difficile.&lt;br /&gt;C'è chi inganna, chi compra, chi uccide e chi rischia di essere ucciso per diventare americano e anche chi non si cura del vantaggio che gli piove in testa. Con quest'idea di paesaggio composito Wayne Kramer (anche sceneggiatore) intende parlare di integrazione, di globalizzazione sempre maggiore e soprattutto di post 9/11. Un tema ha molte applicazioni e problematiche diverse e sebbene non sia possibile affrontarle tutte in profondità il film corale si propone di mettere sotto gli occhi dello spettatore la varietà dello spettro di situazioni, di toni e di esiti. Una storia può fare da metafora, da paradigma, ma più storie cercano di avvicinarsi alla realtà dei fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La coralità è la società americana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per Crossing over il modello del film corale sembra più adatto che mai poichè la società americana stessa è corale, è cioè composta di realtà alle volte distanti anni luce non solo per reddito e stile di vita (cosa che capita anche negli altri paesi) ma per provenienza, etnia, valori e obiettivi di vita. Come sarebbe possibile raccontare i problemi di ingresso nel paese con una storia se le eventualità e gli elementi di crisi sono così tanti e così diversi?&lt;br /&gt;Non sfugge a nessuno infatti come il giovane che si finge esponente religioso della chiesa ebraica riceva l'aiuto della sua comunità per cercare di aggirare il sistema e come la giovane musulmana colpevole di aver confessato di "comprendere" le motivazioni dei dirottatori dell'undici settembre in un tema scolastico invece venga dileggiata da tutti senza ricevere l'appoggio di nessuno. Non è un caso che ancora una volta dei messicani muoiano nel silenzio del deserto tentando viaggi impossibili mentre i più ricchi tentino di speculare sull'ingresso di belle ragazze e importanti famiglie mediorentali non sappiano lasciare a casa alcune tradizioni non gradite nei paesi occidentali.&lt;br /&gt;Da questo crogiolo emerge lo specifico di Crossing over rispetto al resto del cinema corale: non la volontà di mostrare un gruppo unico e coerente di storie che corrono verso il medesimo punto (che è quello che accade nei film di Altman o di Anderson) ma trame che da un punto unico partono per andare in direzioni diverse e che non si incontreranno mai, come le comunità che compongono gli Stati Uniti, talmente lontane da non incontrarsi. Non hanno rapporti reciproci i ricchi coreani e i poveri messicani, non sono come i musicisti country di Nashville, eppure condividono il medesimo problema. Solo che chi ha avrà sempre di più e chi non ha avrà sempre di meno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 26/6/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8800129574883944353?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8800129574883944353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8800129574883944353&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8800129574883944353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8800129574883944353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/il-film-corale-oggi-e-crossing-over.html' title='Il film corale oggi è Crossing Over'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8560718825295412890</id><published>2009-07-03T18:11:00.001+02:00</published><updated>2009-07-03T18:13:08.791+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wired.it'/><title type='text'>Transformers vs. Terminator - Io sto con i robot di Skynet</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non fatevi ingannare! I T-800, Skynet e i T-600 di Terminator Salvation potrebbero ad una prima visione somigliare agli Autobot e i Decepticons di Transformers: La Vendetta Del Caduto ma in realtà sono completamente diversi, due visioni opposte della fantascienza. E io sto con i Terminator!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venerdì esce in tutta Italia l'attesissimo secondo capitolo della trasposizione cinematografica di Transformers già serie animata e prima ancora linea di giocattoli (secondo un'evoluzione del prodotto culturale da giocattolo a cartone a film tipica dell'industria giapponese) che riporta al cinema la visione di Michael Bay e dell'industria ludica della fantascienza robotica.&lt;br /&gt;Rispetto al primo film ci sono più botti, più esplosioni, più robot, più effetti, più scene d'azione e meno umani che corrono sullo sfondo mentre i giocattoloni se le danno di santa ragione. Aumentano i Transformers e cambia di poco il target del film, rivisto verso il basso probabilmente a seguito delle indagini di marketing che hanno mostrato l'alto gradimento del primo film presso i bambini. Il delicato equilibrio tra commedia, azione, racconto e storia che aveva fatto del primo film una sorpresa qui salta totalmente. L'idea è distruggere tutto il distruggibile per 140 minuti. Piramidi d'Egitto comprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curiosamente però i Transformers arrivano nei cinema mentre ancora in alcune sale adiecenti verrà proiettato Terminator Salvation, altro film di fantascienza robotica ma dalla visione opposta.&lt;br /&gt;I due film di McG e Michael Bay infatti possono essere accomunabili per genere, ritmo, azione e carattere (entrambi film di alto profilo e intrattenimento hollywoodiano) e possono anche avere il medesimo pubblico ma mostrano due modi decisamente diversi di immaginare, sognare e teorizzare il rapporto dell'uomo con le macchine intelligenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Transformers infatti sono fantascienza solo per approssimazione, in realtà non immaginano scenari futuri ma trattano di idee fantastiche. Non ipotizzano nemmeno sofisticate tecnologie che cambino la vita dell'uomo (come tipico della fantascienza) perchè Autobot e Decepticons sono in tutto e per tutto trattati e mostrati come esseri viventi e non come macchine senza cuore, non hanno nulla di realmente tecnologico se non quello che appare. Non a caso sono alieni e non prodotti dell'uomo.&lt;br /&gt;La metafora di Transformers è tutta umana. I robot giganti che combattono tra di loro hanno movenze umane, reazioni umane e problemi umani. Quando prendono un colpo in volto la loro mascella si muove o si rompe come fosse umana e se sono a terra perdono olio come fosse sangue. In questo i Transformers sono più simili agli animali antropomorfi delle favole che a veri modelli fantastici di tecnologia. Non ci fanno sognare di un nostro possibile futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario tutto l'impianto di Terminator è basato su ipotesi fantastiche ma tecnologiche. Le macchine del futuro di McG sono iperboliche e improbabili come qualsiasi prodotto di fantasia ma non cercano di essere uomini (anche se alcune li imitano per ingannarli) anzi! Tutto Terminator si basa sulla contrapposizione tra uomini e macchine, sul fatto che gli uomini lottino per mantenere viva la loro razza e per essere i padroni del proprio pianeta mentre le macchine impongono il loro dominio.&lt;br /&gt;Come quasi tutto il cinema robotico ogni Terminator, anche il peggiore della saga (cioè il terzo), ci parla del rapporto che abbiamo con la tecnologia, di cosa la tecnologia possa significare nella nostra vita oggi e delle paure che abbiamo per il domani. Di questo non c'è traccia in Transformers.&lt;br /&gt;Per dirla in altre parole se agli Autobot e ai Decepticons si sostituissero razze alieni viventi non cambierebbe nulla nella trama del film. Perchè loro sono i protagonisti assoluti del film e come tali sono antropomorfi (che è un must di ogni film hollywoodiano) mentre i robot di Terminator Salvation sono il nemico dei protagonisti, la loro controparte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michael Bay si sforza in ogni modo di dirci che i Transformers sono come noi e i loro nemici sono nostri nemici solo perchè siamo alleati, non perchè si contrappongano direttamente agli umani. Al contrario quando John Connor dice per radio "...sono John Connor e se ascoltate questo messaggio siete parte della resistenza" spiega che i robot non sono noi, sono un'altra cosa, noi siamo lo spirito e loro la materia e per questo combattiamo. Questa è fantascienza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;WIRED.IT&lt;/span&gt; del 27/6/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8560718825295412890?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8560718825295412890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8560718825295412890&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8560718825295412890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8560718825295412890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/transformers-vs-terminator-io-sto-con-i.html' title='Transformers vs. Terminator - Io sto con i robot di Skynet'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8902795474173579794</id><published>2009-07-03T18:10:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T18:11:53.484+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>Trasformati dai Transformers</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il filmone americano di questa estate gira intorno a robottoni giganti che se le danno di santa ragione. Lo sanno tutti, dai bambini (già esaltatisi nel 2007 per il primo film della serie) ai ragazzi cresciuti con gli omonimi cartoni degli anni '80 che continuano a divertirsi con l'azione forsennata del regista Michael Bay (specialista in esplosioni, ralenti e belle donne), ma lo sanno bene soprattutto gli attori.&lt;br /&gt;Infatti, nonostante la presenza di nomi di richiamo (ma all'epoca del primo film non lo erano affatto) come Shia LaBouef e Megan Fox, il cuore di Transformers 2 (nelle sale italiane dal 26 giugno) sono i robot: "Quando pensavamo di non aver dato il massimo in una scena ci dicevamo: &lt;&lt;niente&gt;&gt;". A parlare è Ramon Rodriguez (nel film interpreta il compagno di stanza del protagonista), esordiente nella saga dei robot Hasbro, mentre a ridere riconoscendosi in questa battuta ci sono Josh Duhamel e Tyrese Gibson, militari all'ombra dei giocattoloni giganti (e digitali) già dal primo film. Attori non molto noti per un film che di certo non ha velleità intellettuali eppure, come tipico di Hollywood, professionisti di alto livello.&lt;br /&gt;Il giovanissimo Ramon Rodriguez ha già girato il suo secondo film, un thriller al fianco del veterano Denzel Washington ed è cresciuto nel rigoroso mondo delle serie tv americane (principalmente The Wire), mentre Josh Duhamel è un volto reso noto da 5 stagioni della serie Las Vegas e infine Tyrese Gibson è un vero intrattenitore a tutto tondo.&lt;br /&gt;L'attore di colore già noto per 2 Fast 2 Furious non si pone limiti e racconta con fierezza il suo sogno americano dalle borgate al successo non solo cinematografico. In queste notti a Roma ha girato per discoteche facendo ascoltare il suo ultimo singolo hip hop (Take me away) per testare le reazioni del pubblico e girare un videoclip, forse interpreterà un eroe dei fumetti (Luke Cage) ma intanto il 5 Agosto lancia Mahyem, un fumetto scritto da lui che già nella sola prevendita ha fatto segnare proventi record: "I limiti esistono nella tua testa. Se li assecondi è solo un problema tuo".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 12/6/09&lt;br /&gt;&lt;niente tanto="" tutti="" quanti="" guarderanno="" solo="" i=""&gt;&lt;/niente&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8902795474173579794?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8902795474173579794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8902795474173579794&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8902795474173579794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8902795474173579794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/trasformati-dai-transformers.html' title='Trasformati dai Transformers'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5738606070832498008</id><published>2009-07-03T18:09:00.000+02:00</published><updated>2009-07-03T18:10:40.062+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE Transformers - La Vendetta Del Caduto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I Decepticon non sono stati totalmente sconfitti, gli Autobot collaborano con il governo ma non hanno la più completa fiducia, Sam deve andare al college per avere una vita normale ma gli eventi non glielo consentiranno. Tutto convergerà intorno al ritrovamento di un frammento cruciale alla distruzione o al salvataggio della Terra da parte degli ultimi esponenti (ancora in vita) del pianeta di provenienza dei robottoni giganti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto il primo film era sembrato incredibilmente azzeccato per come riusciva a moderare tutte le componenti solitamente esagerate del cinema di Michael Bay (azione forsennata, comicità, trama e valori maschili) quanto ora tutto quanto è mescolato senza guardare al dosaggio. Per semplificare si potrebbe dire che &lt;i&gt;Transformers: La Vendetta Del Caduto&lt;/i&gt; è un film di due ore e mezza nel quale per almeno due ore non si vede altro se non grossi robot digitali che spaccano tutto (compresi se stessi) mentre di sfondo alcuni piccoli umani fuggono e si dicono parole ininfluenti (mai personaggio fu tanto inutile in una trama quanto quello di Megan Fox).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà ciò che sembra essere accaduto è che la produzione si è accorta che il target che più ha gradito il primo film è stato quello infantile, per questo secondo allora ha abbassato l'asticella, ha inserito più scene spettacolari e personaggi-macchietta. Il risultato è allora un film, per come è orchestrato il racconto, non è troppo lontano dal cinema della Disney.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scompare del tutto ogni velleità di riflessione sul rapporto tra l'uomo e la tecnologia e i Transformers qui diventano metafora dell'indicibile (o immostrabile) umano. I loro corpi metallici vengono malmenati, dilaniati, squartati e sanguinano (sic!) come corpi umani non potrebbero mai fare in un film adatto a tutte le età. Il metallo spesso sembra rompersi e squarciarsi seguendo le regole della carne, questo però, lungi da essere un espediente interessante, si risolve solo in una crudezza di facciata che non salva lo spettatore dalla noia infinita di un destruction derby lungo e inutile nel quale le pochissime scene tra umani fanno rimpiangere il metallo che si dilania.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5738606070832498008?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5738606070832498008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5738606070832498008&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5738606070832498008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5738606070832498008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/recensione-transformers-la-vendetta-del.html' title='RECENSIONE Transformers - La Vendetta Del Caduto'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-418414340922947574</id><published>2009-07-03T18:03:00.001+02:00</published><updated>2009-07-03T18:09:14.974+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>Ascolto. Clicco. Compro. E' la nuova distribuzione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Capita spesso di avere in testa una canzone che ronza e volerla furiosamente ascoltare. Ecco, su quest'impulso all'ascolto (e magari all'acquisto) si gioca la partita fondamentale della nuova promozione musicale. Voglio, clicco, compro, ascolto.&lt;br /&gt;Come spesso capita però le etichette musicali hanno recepito il cambiamento in ritardo lasciando per anni campo libero alla pirateria. Solo negli ultimi tempi la situazione è cambiata grazie ad iniziative promozionali sui social network e i siti più importanti della rete.&lt;br /&gt;E' posizionato in prima linea MySpace Music, un servizio assolutamente rivoluzionario (presto attivo anche in Italia) che consente di ascoltare qualsiasi brano gratuitamente in streaming. Ascoltare senza possedere. Se poi si desidera anche possedere con click si arriva ad un qualsiasi music store, si paga e si scarica.&lt;br /&gt;Da noi la rivoluzione del diritto all'ascolto gratuito (che poi in realtà è pagato dalla pubblicità che compare sulle pagine) l'ha portata per primo Dada, che con il suo Music Movement offre in Italia le medesime possibilità di MySpace Music con un'opzione di acquisto ancora più rapido, perchè non appoggiato a music store esterni.&lt;br /&gt;Allo stesso modo anche YouTube offre lo stesso servizio. Il sito di video più visitato al mondo infatti campa in realtà sulla musica e da qualche mese in sovrimpressione ad ogni video musicale compare un pulsante che consente di soddisfare con un click l'impulso d'acquisto su iTunes. Un business non da poco se si calcola che su YouTube sono musicali 5 tra i 10 video più visti e che, secondo la FIMI, "l’83% degli utilizzatori internet ha guardato un videoclip on line nel 2008 rispetto al 31% del 2006".&lt;br /&gt;E non vanno dimenticati i videogame. Il 76% di chi gioca a giochi come Rock Band o Guitar Hero compra la musica che sente nel gioco. La cosa ha di fatto aumentato le vendite di alcuni brani &lt;span style="font-family: Verdana;font-family:Times New Roman;font-size:85%;"  &gt;anche dell'843%. Numeri impressionanti che che hanno spinto alla creazione di edizioni dei giochi "dedicate", come quella tutta sui Metallica&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;. L'attesa però è per&lt;/span&gt; il 9 settembre quando toccherà al gruppo più di successo della storia: i Beatles.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 7/6/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-418414340922947574?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/418414340922947574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=418414340922947574&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/418414340922947574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/418414340922947574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/07/ascolto-clicco-compro-e-la-nuova.html' title='Ascolto. Clicco. Compro. E&apos; la nuova distribuzione'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1895178653793220071</id><published>2009-05-08T13:09:00.002+02:00</published><updated>2009-05-08T13:10:27.269+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>E Wolverine batte anche i pirati</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Bellissimo! Lo andrò a vedere sicuramente anche al cinema!" così commenta uno dei tanti utenti che hanno scaricato abusivamente Wolverine prima della sua uscita al cinema avvenuta questo weekend, e non deve essere l'unico ad averla pensata così. Il film infatti ha subito incassato bene: circa 87 milioni di dollari nel primo weekend, poco meno di quei 98 milioni che un anno fa fece registrare Iron Man, e in Italia ha toccato i 2 milioni di euro come nel 2003 fece l'omologo X-Men 2.&lt;br /&gt;Eppure Wolverine doveva essere un caso esemplare: era disponibile online in barba al diritto d'autore già un mese fa, mai un film hollywoodiano così importante era stato messo in rete così tanto tempo prima dell'uscita! 30 giorni nei quali i download sono stati tantissimi, ben un milione solo nella prima settimana. Eppure il film incassa bene. Lo fa nonostante il fatto che non sia un granchè e nonostante la paura da febbre suina per la quale tutti sconsigliano di aggregarsi in luoghi chiusi.&lt;br /&gt;Tutto questo ci conferma come, nonostante tutto quello che si dice, la pirateria in realtà non danneggi le sale. Chi sceglie la sala sceglie di uscire di casa, di andare in giro e di fare qualcosa nei luoghi sociali della città, mentre un film piratato semmai è in concorrenza con altri tipi di intrattenimento casalinghi come l'home video.&lt;br /&gt;Ci si chiede allora quanto il danno della pirateria sia imputabile ad essa e quanto al fatto che non esiste un'offerta identica ma legale ad un costo ragionevole. Se quei milioni di download illegali fossero stati invece legali e a pagamento (da sommare ai milioni di biglietti staccati) si potrebbe ancora parlare di perdite per l'industria?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 06/05/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1895178653793220071?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1895178653793220071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1895178653793220071&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1895178653793220071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1895178653793220071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/e-wolverine-batte-anche-i-pirati.html' title='E Wolverine batte anche i pirati'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3064115146679260308</id><published>2009-05-08T13:07:00.000+02:00</published><updated>2009-05-08T13:08:25.126+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wired.it'/><title type='text'>J.J. Abrams porta al cinema il suo Star Trek</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;J.J. Abrams si è fatto il suo Star Trek privato. Non solo ha realizzato l'ultimo film della saga (infinita?) che spinge avanti "l'ultima frontiera" alla scoperta di zone inesplorate dello spazio, ma l'ha resettata a suo piacimento.&lt;br /&gt;È questa la cosa più evidente dopo la visione del nuovo Star Trek che invaderà le sale italiane (in contemporanea mondiale) dall'8 maggio, l'azione è ambientata prima della serie classica e racconta della vita giovanile di Kirk, Spock, McCoy e tutto l'equipaggio storico. L'accademia, i primi incarichi, le rivalità ecc. ecc. Ma non pensiate che Abrams si sia adeguato alla lunga storia e alle esigenze di "coerenza" con tutto quello che è stato già raccontato. Il genio dietro Lost si è fatto il suo Star Trek con le sue regole, i suoi caratteri, i suoi eventi traumatici e i suoi personaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film si apre subito con un viaggio nel tempo che modifica la storia, dunque tutto quello che vediamo è una realtà alternativa nella quale accadono cose diverse da quelle già raccontate proprio a causa di quell'evento iniziale. È la realtà alternativa di J.J. Abrams. Benvenuti.&lt;br /&gt;Non deve stupire allora come più che somigliare ad un classico film di Star Trek quest'ultimo abbia più le caratteristiche che hanno reso famoso Lost: suspence, azione forsennata (si comincia a correra all'inizio e non ci si ferma più!) e un contesto misterioso e fascinoso che avvince. Il film di J. J. Abrams è andato oltre ogni più rosea aspettativa, anche più in là di quanto si sperasse quando, a novembre, l'autore era venuto a Roma per presentare 20 minuti in esclusiva del film ed era stato possibile avvicinarlo per qualche battuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quell'occasione la cosa più strana (e che poi dopo la visione del film si è rivelata effettiva!) fu il modo in cui il regista rimarcava che non intendeva accontentare i fan della serie con il suo film: "Quando abbiamo messo in rete la prima foto dell'Enterprise tratta dal film qualcuno ha detto che faceva schifo perchè i motori erano troppo grossi. Ora, io lo so che esistono i puristi ma a me la cosa che mi interessa più di tutte è fare un film d'intrattenimento e non una cosa per fan che tanto avranno SEMPRE qualcosa da ridire".&lt;br /&gt;Da come parla già lo si capisce ma poi è lui stesso a precisarlo: non è per niente un cultore della serie e ha accettato questo ruolo solo perchè la trama del film lo intrigava davvero. Ecco dunque il perchè della sbandierata poca attenzione ai fan (ma in realtà non è vero, alla sceneggiatura ha partecipato Roberto Orci, uno dei più grandi esperti di continuity trekkiana e il film è pieno di riferimenti e chicche che colgono solo i cultori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere nell'angolo J. J. Abrams decisamente non è facile. Cosa crede che Star Trek sia riuscito ad anticipare e che poi si è realizzato nel nostro presente? "E se ora mi teletrasportassi che ne direbbe?" Direi che se scompare da qui sono sicuro che ricompare sull'isola: "Ahahahahah! Scherzi a parte i communicator all'epoca erano fantascienza ma ora device simili sono all'ordine del giorno mentre cose come i viaggi nel tempo o la velocità curvatura sono ridicoli oggi come allora".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'epoca dell'intervista non lo si poteva immaginare ma il film completo ha molte somiglianze con tante cose già viste. Ci sono ambienti bianchissimi illuminati come 2001: Odissea Nello Spazio, ci sono stazioni sotterranee che ricordano il progetto Dharma e c'è un pianeta nevoso che ricorda quello di Guerre Stellari eppure già in quella discussione Abrams seppe mettere le mani avanti: "Sono sicuro di essere stato influenzato in qualche modo. Ad esempio le mie scene del bar sono come quelle di Star Wars ma in fondo diverse, lì era un posto alieno mentre il mio bar è più un bar dove andresti anche tu. Alla fine però di Guerre Stellari sono stati fatti 6 film e non riesco a pensare a qualcosa che non abbiano rappresentato: pianeti delle nevi, dei cieli, del fuoco, dell'amore ecc. ecc. Tre di quei film poi sono così pieni di immagini personaggi, alieni, occhi, persone blu... E' impossibile fare fantascienza senza avvicinarsi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E alla domanda finale su quale possa essere l'appeal di una cosa futurista come Star Trek in un paese passatista e tecnologicamente arrancante come il nostro Abrams ha risposto sicuro: "Credo che la scienza di Star Trek abbia poco a che vedere con la storia o la sua emozionalità. C'è chi lo ama e si appassiona agli effetti o all'idea cliché dell'ultima frontiera, ma poi ciò che io personalmente amo di Star Trek e che penso lo renda diverso da Star Wars è come sia una visione sincera del nostro futuro. Allora un paese più arretrato può avere forse anche più interesse perchè è ancora più fantascienza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;WIRED.IT&lt;/span&gt; del 08/05/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3064115146679260308?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3064115146679260308/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3064115146679260308&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3064115146679260308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3064115146679260308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/jj-abrams-porta-al-cinema-il-suo-star.html' title='J.J. Abrams porta al cinema il suo Star Trek'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1971147737654498239</id><published>2009-05-04T18:22:00.000+02:00</published><updated>2009-05-04T18:23:15.886+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>YouTube cambia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo 4 anni di vita, un numero incalcolabile di video caricati e uno ancora superiore di video visti dagli utenti, dopo cause milionarie per violazione del diritto d'autore, un'acquisizione miliardaria da parte di Google e polemiche a non finire YouTube cambia design e filosofia. A costringerlo, come sempre, gli incassi.&lt;br /&gt;Perchè nonostante sia uno dei luoghi più visitati di tutta la rete e nonostante sia una banca dati video unica, lo stesso YouTube non riesce a fare soldi come dovrebbe. In gergo si dice che non "monetizza utenti", cioè che non trasforma correttamente ogni visita in denaro, cosa decisiva per un servizio totalmente gratuito.&lt;br /&gt;Per monetizzare dunque si cambia design e soprattutto organizzazione interna. Oggi le categorie che fanno bella mostra di sè in home page (e che rispecchiano la filosofia del sito) sono Video, Canali e Community. Tre categorie improntate ai contributi degli utenti. Dal 16 Aprile il sito invece si dividerà in Movies, Music, Show e Video che sarà l'unica delle 4 nuove categorie a racchiudere i video inviati dagli utenti, per il resto si tratterà di materiale considerato "professionale" e autorizzato dai proprietari del copyright. Non cambiano le regole, solo la visibilità che sarà data ai contenuti.&lt;br /&gt;Il motivo del cambiamento è che i video caricati dagli utenti sono croce e delizia del sito. YouTube è grande grazie a loro ma è anche vero che per colpa loro non ottiene la pubblicità che dovrebbe. Eppure ci ha provato: ha messo pubblicità testuale sulla pagina, banner animati, addirittura sovrimpressioni sui video e recentemente anche il "Click To Buy", cioè per ogni video musicale (il contenuto più presente in assoluto) compare la possibilità di andare a comprare la canzone in questione su iTunes.&lt;br /&gt;Tuttavia quale pubblicitario rischierebbe di vedere la propria pubblicità accanto ad un video potenzialmente offensivo, volgare, stupido o anche solo noioso? Niente garanzie, niente contratti. Così ora arrivano in massa contenuti affidabili, autorizzati e sicuri (video musicali, serie tv e film) per permettere un nuovo flusso di denaro e una nuova fase (più adulta) per il video in rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 22/04/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1971147737654498239?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1971147737654498239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1971147737654498239&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1971147737654498239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1971147737654498239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/youtube-cambia.html' title='YouTube cambia'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3123360675931703450</id><published>2009-05-04T18:19:00.000+02:00</published><updated>2009-05-04T18:20:12.705+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wired.it'/><title type='text'>I blog sono il futuro del giornalismo in State Of Play</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sai, per certe cose servono delle prove!" è il continuo rimprovero di Russel Crowe a Rachel McAdams in State of Play. Il primo è un vecchio leone della carta stampata mentre la seconda è una giovane blogger del medesimo gruppo editoriale (quello del Washington Post) e il rimbrotto citato non è diverso dal mantra che si sente (e si legge) levarsi spesso dal vecchio mondo dell'informazione infastidito dall'audacia e dal successo dei migliori blog. La novità è che nel film di Kevin Macdonald (da venerdì nelle nostre sale) la carta stampata dovrà ricredersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi ha dimestichezza con le cose di internet infatti in State Of Play c'è molto di più di una storia di intrigo sentimentale e politico ai piani alti del governo statunitense, c'è tutto il mondo dell'informazione che cambia e lo scontro tra chi è attaccato ai quotidiani e chi predica la religione dell'informazione libera dei blog: "I blog non sono la stessa cosa del giornalismo, mi piacciono, ma sono diversi. E' un po' triste da vedere ma mi sembra che il futuro si trovi tra i giovani giornalisti di internet", così si esprime a parole Kevin Macdonald, ma un necessario corollario a queste dichiarazioni viene da quello che il regista ha messo sullo schermo. Si perchè sarà anche triste vedere un mondo che muore ma è solo il tramonto a deprimere e non certo ciò che gli segue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;State Of Play è infatti il primo film a mettere in scena con grande intelligenza e senza velleità passatiste il divario sociale e culturale che separa le due classi del mondo dell'informazione: carta stampata e blog. Nel film il redattore d'assalto del Washington Post e la compita blogger del gruppo editoriale lavorano a due storie apparentemente separate (un affare di droga il primo e una bega sentimentale del politico Ben Affleck la seconda) che invece si riveleranno intimamente connesse e costringendoli così ad un'inedita alleanza.&lt;br /&gt;Non vi anticipiamo nient'altro di un film teso e ricalcato sul più classico stile del thriller politico all'americana. Ma ciò che sembra davvero innovativo è come si tenti finalmente di portare a tutti quanti la rivoluzione del blogging. Per la prima volta infatti un film di alto profilo e destinato ad un pubblico generalista mette in scena pro e contro dei cambiamenti che internet ha portato e sta portando in uno dei tanti ambiti della produzione dei contenuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giornali sono in crisi e in America l'interrogativo sul loro futuro è all'ordine del giorno, da noi la situazione non è diversa solo che se ne discute meno: "In America leggiamo i blog molto più dei giornali cartacei" dice il regista "Per questo presto moriranno". Macdonald, intervistato sulla questione, rivela quanto fosse importante per il suo film il rapporto tra i due protagonisti, emblemi del vecchio giornalismo e della nuova dimensione in rete più informale, più diretta e più agile.&lt;br /&gt;Siamo sicuri di non anticipare nulla di imprevedibile dicendo che i due nel corso del film impareranno a collaborare come non si svela nulla dell'intricata trama di spionaggio e intrigo politico sottolineando come alla fine ci sarà una nobilitazione del giornalismo in rete. Anche il vecchio leone della carta stampata, inizialmente reticente anche solo a parlare con la ragazzina arrogante che simboleggia la fine del suo mondo capirà come il blogging abbia lo stesso valore del giornalismo cartaceo. Una lezione che è all'ordine del giorno per chi è pratico delle cose di internet ma che forse suona rivoluzionaria alle orecchie dello spettatore comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque cos'è per Kevin Macdonald il futuro del giornalismo? "Credo ci sia una precisa differenza tra futuro dei giornali e futuro del giornalismo: il giornalismo può andare su qualsiasi supporto mentre i quotidiani a me non interessano particolarmente". Pensa che il passaggio dalla carta all'online sarà indolore? "No. Sebbene ci siano testate online splendide come l'Huffington Post, che fa vero giornalismo e non a caso ora vuole assumere 50 reporter investigativi, lo stesso credo che i prossimi 10 anni saranno l'era dell'oro per i politici corrotti perchè potranno fare quello che vogliono dato che non ci saranno più giornalisti a svelarne i segreti".&lt;br /&gt;Ad oggi comunque i migliori scoop sulla vita politica, sull'atteggiamento arrogante delle aziende e sulle mille piccole incongruenze nell'agire di chi dovrebbe guidare il paese sono arrivano quotidianamente dalla rete.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;WIRED.IT&lt;/span&gt; del 30/04/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3123360675931703450?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3123360675931703450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3123360675931703450&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3123360675931703450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3123360675931703450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/i-blog-sono-il-futuro-del-giornalismo.html' title='I blog sono il futuro del giornalismo in State Of Play'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3224596850771352909</id><published>2009-05-04T18:17:00.001+02:00</published><updated>2009-05-04T18:17:57.440+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE La Vita Segreta Delle Api</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ha certo tutte le sicurezze del mondo la piccola Lily che a 4 anni spara alla madre per errore ed è costretta a passare i seguenti 10 anni con un padre che non le vuole bene e non manca mai di farlo notare. Così quando la misura è colma scappa per intraprendere un viaggio alla scoperta delle proprie radici (sulle orme di uno simile fatto dalla madre) assieme alla sua badante di colore proprio nell'anno della firma della dichiarazione dei diritti civili per gli afroamericani. Ad accoglierla in un nuovo alveo familiare saranno tre sorelle di colore che producono miele, ma nonostante il benessere Lily imparerà che una cosa è firmare un pezzo di carta e una cosa è farlo diventare realtà.&lt;br /&gt;Curioso come la prima scena di La vita segreta delle api sia palesemente identica a quella d'apertura di Mean streets. È l'unico punto di contatto tra un film indipendente e dirompente come quello di Scorsese e quest'opera acquietante e rassicurante che si impone di insegnare allo spettatore il suo punto di vista attraverso le piccole pillole di saggezza poetica messe in bocca ai protagonisti (per lo più contadini) e i tanti ricatti emotivi. In questo senso si rivela molto onesta la scelta di un titolo (mutuato dal libro cui si ispira) da documentario scolastico.&lt;br /&gt;È il modus operandi tipico attraverso il quale l'America riflette e tramanda la propria storia al cinema. Non dal punto di vista del suo svolgimento (o da quello di una sua rilettura come siamo soliti fare noi) ma dal punto di vista sentimentale. L'oggetto del film non sono i fatti che portarono alla firma della dichiarazione dei diritti civili nè le battaglie degli afroamericani (al massimo c'è qualche riferimento pop per inquadrare la questione) ma cosa significò emotivamente tutto ciò.&lt;br /&gt;Per arrivare a questo la regista Gina Prince-Bythewood sceglie un cast di star di colore (per lo più cantanti) e fa affidamento solo su di esso. Tutto ciò che il film si propone di comunicare passa attraverso gli attori, non esistono altre possibli soluzioni per una regia totalmente anestetizzata e incantata sui loro volti. Fortuna che a dare uno scampolo di credibilità al tutto c'è Dakota Fanning, che già a 14 anni è uno dei più straordinari volti drammatici che si possano considerare oggi.&lt;br /&gt;Tutto nel film va incontro allo spettatore per confermare ciò che egli già pensa e rafforzarne le idee. Il casting (la matrona in carne, la giovane attivista bella e la sorella debole un po' bruttina ma dal gran sorriso), i personaggi (tutti a senso unico e privi di evoluzione), l'intreccio (che arriva fino all'implausibilità pur di non sorprendere) e i sentimenti in gioco ("Desidero solo essere amata da qualcuno!").&lt;br /&gt;La rilettura hollywoodiana della storia emotiva del paese è anch'essa una forma di racconto archetipico che ha le sue maschere fisse e La vita segreta delle api non se ne fa sfuggire una per raggiungere il suo obiettivo (un sorriso per ogni lacrima) nella maniera più facile e sicura. Annacqua ogni conflitto imprevisto e ammorbidisce anche i momenti più aspri e drammatici annunciandoli per tempo prima di mostrarli, così da coccolare lo spettatore mentre lo rassicura ancora a suon di semplici sorrisi e tenere lacrime.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3224596850771352909?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3224596850771352909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3224596850771352909&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3224596850771352909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3224596850771352909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/recensione-la-vita-segreta-delle-api.html' title='RECENSIONE La Vita Segreta Delle Api'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4818450253454885895</id><published>2009-05-04T18:13:00.001+02:00</published><updated>2009-05-04T18:15:09.952+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE Le avventure del topino Despereaux</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tanto tempo fa nel reame di Doremi nasce un topo diverso. Tutti gli altri topi, pavidi e costantemente impauriti, lo chiamano "coraggioso" in realtà Despereaux è solo curioso, talmente tanto da superare la naturale paura che identifica la sua razza. Non è il rischiare di far scattare le trappole per prendere il formaggio o l'avventurarsi nelle stanze degli umani a caratterizzarlo ma il fatto che invece che rosicchiare le pagine dei libri lui le legga, attratto al fascino del racconto.&lt;br /&gt;Tramite questo salto intellettuale capisce cose nuove e si distingue dalla comunità che inevitabilmente lo condanna spedendolo nel regno sotterraneo dei ratti, parenti più infidi, maligni e sporchi dei topi. Lì incontrerà Roscuro, un ratto di nave finito per errore tra i suoi simili di città anche lui per certi versi diverso dagli altri perchè amante della luce.&lt;br /&gt;Le loro avventure si incroceranno cavallerescamente con la storia del regno di Doremi, oscurato dalla morte della sua regina e privato della linfa vitale.&lt;br /&gt;Le avventure del topino Despereaux è una vera favola moderna. Della favola mantiene tutto l'impianto mitologico (i reami dominati da regnanti buoni ma intristiti, le principesse, i cavalieri, i nemici da battere, i tradimenti, le agnizioni e le imprese) ma la contamina con tutto il modo moderno di intendere un racconto. Despereaux sogna di essere come i cavalieri di cui legge le avventure e la sua vita ne ricalca lo stile in una mimesi tra racconto e forma-racconto tipica del postmoderno, allo stesso modo anche il ruolo della principessa è inteso solo a partire da ciò che già sappiamo essere le sue caratteristiche topiche per arrivare ad altro e più di tutto infine si tratta di un racconto di affermazione intellettuale e non fisica.&lt;br /&gt;Per tutto questo alla fine il primo lungometraggio in computer grafica della Universal parla dritto al cuore degli adulti o quantomeno dei giovani adulti anche se si propone palesemente come un prodotto per bambini. Siamo lontani dai doppi livelli di lettura dei cartoni Dreamworks e Pixar, Le avventure del topino Despereaux comunica quale sia il suo target in ogni immagine eppure ha un sottotesto molto alto e una morale di fondo lontanissima da quella di stampo cristiano cui siamo abituati (male e bene non si contrappongono dialetticamente ma si contaminano continuamente).&lt;br /&gt;Si tratta di un prodotto particolare e sofisticato che anche nella scelta estetica di uno stile pittorico ricorda per certi versi le illustrazioni favolistiche tradizionali e in alcuni inserti immaginari i classici Disney afferma la sua diversità intellettuale.&lt;br /&gt;Volutamente privo dell'umorismo devastante della Dreamworks e dell'azione furiosa di molti prodotti per bambini potrebbe mancare l'obiettivo commerciale ma di certo l'opera di Sam Fell (che adatta il racconto omonimo di Kate DiCamillo) rimarrà come uno degli esperimento più peculiari ed intriganti del suo genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4818450253454885895?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4818450253454885895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4818450253454885895&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4818450253454885895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4818450253454885895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/recensione-le-avventure-del-topino.html' title='RECENSIONE Le avventure del topino Despereaux'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5990146075785720756</id><published>2009-05-04T18:10:00.003+02:00</published><updated>2009-05-04T18:13:20.206+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Cinema: l'identikit del pirata italico</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;PIRATI E NON PIRATI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I dati raccolti dalla FAPAV in collaborazione con IPSOS riguardo la pirateria dell'audiovisivo in Italia sono molto interessanti: una cosa simile da noi non è mai stata fatta. Ma vanno letti con attenzione e soprattutto tenendo a mente la metodologia utilizzata. Il criterio applicato, cioè quello delle interviste domiciliari (fatte di casa in casa e non al telefono), è infatti più affidabile di altri. Ma la confessione di quello che è un atteggiamento percepito come erroneo (oltre che un reato non sanzionato) può rivelare dei problemi che infatti sembra di intravedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo però ci sono i numeri. Il 32% del campione di 2000 individui intervistati si è dichiarato in qualche modo pirata, sia per i file scaricati dalla rete (21% del totale), che per i DVD comprati sulle bancarelle (17%) o per la cosiddetta pirateria indiretta (24%), vale a dire i film pirata visti o prestati da amici. In più ognuno ha dichiarato di aver esercitato almeno una volta tutte e tre le forme di pirateria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pirata online inoltre è generalmente giovane (tra i 15 e i 24 anni), ha un diploma di scuola media superiore e sta studiando, vive nel nord-ovest ed è un forte utilizzatore di tecnologia. Diversamente invece il pirata fisico ha almeno 33 anni, generalmente vive al sud, ha un diploma di scuola media inferiore, è sposato ed ha un lavoro impiegatizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, a dominare sempre di più è Internet: la pirateria fisica è in calo e quella digitale in aumento. Nonostante rimangano la forma più praticata di reperimento di contenuti online, anche il peer to peer e il download sono in calo a favore dello streaming. Ad oggi il 20% vede film illegalmente scaricandoli mentre il 3,8% solo li guarda in streaming, ma tutti concordano sulla possibilità che in futuro i numeri si invertano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I film in questione sono soprattutto di prima visione, almeno nel 60% dei casi (e il 20% di questi non è ancora al cinema), mentre un sorprendente 30% è costituito da titoli più vecchi. Tutti comunque (96%) sono in lingua italiana. Il pirata sarebbe più raffinato nelle sue esigenze di quanto non lo si dipinga, tanto che solo nel 10% dei casi è insoddisfatto del livello qualitativo di ciò che trova, mentre nel caso di pirateria fisica lo è nel 30% dei casi. Forse è anche questa ricerca e questa "professionalità" nell'offerta ad indurre il pirata a non percepire l'illegalità di ciò che fa. Il 60% infatti sa bene che è reato ma poi non lo percepisce come tale: anche i non pirati non lo percepiscono come tale e non condannano chi, diversamente da loro, vede film illegalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso però si fa purtroppo più ostico nel momento in cui vengono illustrati i dati qualitativi, quelli cioè derivati da interviste in profondità e finalizzati a comprendere le abitudini del pirata e il suo modo di vedere il cinema. Più ostico perché il ritratto finale non collima molto con quanto siamo abituati a vedere, con i pirati che conosciamo e con la logica dell'atto. La metodologia seguita in questo caso è stata quella dei focus group (cioè delle interviste collettive di diverse tipologie che vadano più a fondo) con teenager, bambini e adulti. Cosa che ha lasciato fuori la fascia 20-30 anni, una delle più coinvolte, a detta dei dati stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che per il pirata il PC è "il fulcro attorno al quale gravita gran parte del proprio tempo libero, una chiave di accesso al mondo, molto investita emotivamente con cui sta spessissimo in stretta connessione" e il film è "un contenuto da consumare subito e in quantità, la visione perde la cornice di riferimento e qualsiasi argine andando in deroga sulla qualità audiovideo senza problemi. La visione avviene soprattutto a casa e sul PC come riempitivo di tempi morti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il non pirata (non c'è un nome che lo identifichi se non in relazione ai pirati) vede il PC come "un'opportunità tra le altre, un canale di comunicazione e di divertimento ma non totalizzante del proprio tempo libero e dei propri interessi" e il film è "intrattenimento ma anche un oggetto dal valore culturale distintivo e la visione è caratterizzata da una precisa ritualità peculiare dunque la qualità è un prerequisito. La visione avviene soprattutto al cinema e quando è domestica se ne salvaguarda la specificità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che non sembra tornare è innazitutto il discorso sulla qualità. Il pirata sarebbe noncurante della qualità perché consuma e non vede film, ma poi nella parte quantitativa della ricerca si spiega come in realtà giudichino soddisfacente la qualità delle copie pirata (che in effetti spesso è alta). Oltre a questo poi è strano come il pirata sembri meno interessato al cinema sebbene veda più film del non pirata (perché oltre alle copie illegali va anche al cinema) e poco acculturato, quando i dati lo identificano come dotato di diploma di maturità e studente universitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre durante la presentazione dei dati sono stati mostrati anche delle inquietanti illustrazioni, che per motivi di privacy non sono stati diffusi alla stampa ma che avevano un ruolo che è apparso, forse, in fondo non troppo diverso da quello del plastico nelle ricostruzioni televisive dell'omicidio di Cogne. Era stato infatti chiesto a dei bambini probabilmente di età inferiore ai 13 anni di disegnare "la visione di un film".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I disegni dei bambini che piratano o che hanno confidenza con la pirateria erano piccolissimi in fogli grandi e senza colori! Li ritraevano piccoli rispetto al resto ed erano sostanzialmente privi di qualsiasi stimolo. In due parole: tristi e raggelanti. Al contrario i disegni dei bambini estranei alla pirateria erano grandi, giocosi, fantasiosi, colorati e pieni di idee. Lecito interrogarsi su quanto si sia cercato di comunicare con questo tipo di rilevazione. Sembrerebbe che i bambini che seguono tutte le regole siano più fantasiosi e creativi di quelli che invece agiscono al di fuori dagli schemi imposti dalle autorità. Che dunque chi pirata poi sia grigio dentro. Il messaggio accluso a questa esposizione è apparso esplicito: un augurio che i nostri bambini non siano come quelli che piratano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ALIMENTARE IL MERCATO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È stato anche detto che la pirateria ha sottratto al cinema un volume d'affari per quasi 600 milioni di euro. Una cifra calcolata chiedendo ad ogni intervistato cosa avrebbe fatto se non avesse trovato l'ultimo film che ha piratato. A seconda del tipo di risposta ("Sarei andato al cinema", "l'avrei noleggiato", "l'avrei cercato in tv" oppure "niente") sono stati valutati i soldi persi del noleggio o dei biglietti e poi si sono moltiplicati questi dati per tutti i film piratati. Un dato presentato come ufficiale, ma che poi il presidente della FAPAV Filippo Roviglioni, interpellato sulla questione, ha commentato come "Non è preciso ma grosso modo i soldi sono quelli".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è stata poi fatta menzione del fatto che secondo i dati Cinetel (che è l'organo ufficiale di rilevazione) dal 2003 ad oggi i biglietti staccati sono aumentati e non diminuiti. Mai, nemmeno un anno (l'unica eccezione è stato il passaggio 2007/2008, ma in quel caso, lo dicono gli addetti ai lavori, il calo è stato dovuto al fatto che il 2007 sia stato un anno eccezionale per numero di blockbuster usciti) e allo stesso modo dal 2003 ad oggi le vendite di DVD sono aumentate sempre di anno in anno (dati Univideo). L'unica cosa che è calata (vertiginosamente) è stato il noleggio. Il pirata dunque va anche al cinema e compra i DVD, pure di più che in passato. Cioè, come è normale che sia, più vede film più si appassiona al cinema. Interpellato sulla questione, sempre Filippo Roviglioni ha sostenuto che non sia vero che i biglietti sono aumentati. Informato sulle fonti dei dati ha dichiarato che "Qui si fa un discorso più in generale, in Italia c'è una legge che va fatta rispettare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è stato infine anche spazio per ipotizzare dei possibili rimedi. La FAPAV ha spiegato come la ricerca sia stata fatta per essere uno strumento utile nelle mani del governo, sperando che anche grazie alla commissione da poco attiva si possa giungere ad un rimedio. FAPAV suggerisce una strada decisa sul modello francese. A tal proposito Roviglioni ha raccontato anche dei primi timidi tentativi mossi dalla Federazione: "Un mese fa con un software trovammo un certo numero di persone che scaricavano film e musica. Andammo dal magistrato molto contenti, con nome e cognome, il magistrato ci chiese come li avevamo ottenuti e visto che ovviamente i pirati in questione non erano consenzienti ci disse che rischiavamo di essere inquisiti per violazione della privacy. Siamo andati allora a parlare con il numero due in materia di privacy che ci ha detto solamente come condivida il nostro senso di impotenza e frustrazione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella stessa direzione si è pronunciato il sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani: "Noi in Europa siamo vicini alla posizione francese e al momento l'unico dubbio che abbiamo è solamente se agire prima o dopo l'intervento della magistratura". Si è insomma parlato di "mettere un filtro a questi siti" (sic!) fino a che non sono entrati nella discussione alcuni registi e produttori cinematografici intervenuti alla presentazione, i quali si sono dimostrati di opinione diversa, proponendo in alcuni casi di impugnare soluzioni che sembrano accordarsi meglio all'andamento del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato Paolo Virzì il primo a prendere la parola con una certa verve, difendendo la propria categoria (poi, a presentazione finita ha anche candidamente ammesso di aver calcato la mano perché poi lui è in prima persona è un regista e proprio per questo gli spetta decidere di queste cose). Ha lanciato una forte accusa agli ISP, che ritiene i veri colpevoli: "Un ragazzino paga 50 euro al mese per una connessione a banda larga e quelli sono soldi rubati al cinema!". Il regista di Tutta La Vita Davanti propone di combattere la pirateria senza perseguire chi scarica ma con un'alternativa legale migliore: "Dobbiamo essere noi a mettere online i film di un anno fa, in ottima qualità, pieni di extra e di cose ganze! E devono costare poco, 50 centesimi o un euro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripresa la parola, Roviglioni ha tenuto a prendere le distanze dall'attacco agli ISP e anche dal rimedio giudicato forse appropriato ma comunque in questo momento poco efficace: lo scopo principale sarebbe quello di lottare contro la pirateria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l'intervento seguente però è andato nella direzione di quello di Virzì, anzi anche più in là, con una proposta ancora più interessante, quella di Enrico Vanzina. Si è espresso a favore dell'azzeramento della finestra distributiva: "Andiamo al cinema, in dvd, in tv e in rete con un film nello stesso momento poi ognuno sceglie come vederlo". Un'idea che ronza da tempo e che in sostanza dà ai pirati esattamente ciò che già hanno ma meglio e ad un prezzo contenuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche i produttori, rappresentati da Riccardo Tozzi di Cattleya (Mio Fratello È Figlio Unico, Solo Un Padre), si sono detti più che favorevoli a mettere in piedi un'alternativa legale a prezzi modici: "Con i volumi di Internet che volete che ci voglia a farli costare poco?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene da chiedersi dove sia il problema se tutti i produttori di contenuti sono d'accordo. Viene allora in aiuto Warner che fa sapere come si stia già muovendo e molto per la vendita e il noleggio online. Tuttavia i negozi oggi presenti nella rete italiana non accettano sempre di mettere i loro film e di metterli a prezzi contenuti perché mancano le altre case di produzione. L'utente, dicono i venditori, non ha cognizione di quale film appartiene a quale casa e se viene e non trova ciò che cerca pensa semplicemente che il sito non abbia una buona offerta. E magari non torna più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 17/04/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5990146075785720756?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5990146075785720756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5990146075785720756&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5990146075785720756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5990146075785720756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/cinema-lidentikit-del-pirata-italico.html' title='Cinema: l&apos;identikit del pirata italico'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8920760973526721281</id><published>2009-05-04T18:10:00.001+02:00</published><updated>2009-05-04T18:10:52.604+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE Louise Michel</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prima vessate con orari e turni infami e successivamente lasciate senza un lavoro dall'improvvisa chiusura fallimentare dello stabilimento tessile dove lavorano, un pugno di operaie riunitesi per decidere che fare con i soldi della liquidazione optano per la scelta più sensata: usarli per assoldare un killer che uccida il padrone. Ma in una multinazionale non è sempre semplice capire chi sia il vero padrone. Scalcinati, incompetenti, spietati ma incredibilmente determinati a portare a termine il lavoro, un killer della domenica (che in realtà prima era una donna) e una delle impiegate (che in realtà prima era un uomo) saranno disposti anche a viaggiare fuori dalla Francia su una barca di clandestini pur di trovare il vero padrone e farlo fuori.&lt;br /&gt;Questa storia semi-seria (ma esilarante!) di come un pugno di impiegate siano diventate committenti di una strage di funzionari è uno dei film più autenticamente anarchici e surreali dell'anno, una vera commedia di resistenza al vivere civile e sociale che già si fece notare al Festival del Film di Roma. Tutto in essa diventa atto di ribellione ad un ordine anche e specialmente quello che i due poveri protagonisti (per l'appunto Louise e Michel) non intendono certo come tale.&lt;br /&gt;Il ribaltamento sessuale è infatti al tempo stesso dimostrazione della follia delle regole sociali (entrambi cambiano sesso per trovare un lavoro) e tassello di un caos più generale a cui appartengono anche cose il non saper nè leggere nè scrivere, un particolare che nel mondo contemporaneo può anche causare la morte!&lt;br /&gt;Nulla può arrestare le piccole operaie nella loro furia omicida e soverchiatrice delle rigide strutture gerarchiche aziendali. Dovessero anche sterminare tutta la dirigenza arriveranno al responsabile, messaggio reso ancora più chiaro dalla didascalia finali che spiega come Louise Michel sia anche il nome di una nota anarchica francese d'inizio novecento.&lt;br /&gt;I registi Benoît Delépine e Gustave de Kervern sostengono (da anarchici) di non conoscere la tecnica del cinema e di limitarsi a inquadrare ciò che vogliono mostrare, ma non è assolutamente vero. La conoscono e come! Non c'è immagine dietro la cui composizione non stia una profonda riflessione su quale elemento della scena vada sottolineato o dietro alla quale non si nasconda una valutazione morale. Non c'è carrello che non sia indispensabile (per finalità comiche, impressionanti o narrative) e non c'è forzatura del normale racconto che non sia una raffinata deviazione utile a raccontare un mondo (come ad esempio lo sono i brevissimi flashback dei protagonisti). Si divertono con una comicità semplice ma efficace, spesso innescata dal contrasto tra ciò che è in scena e ciò si può solo sentire fuoriscena. E anche quando inseriscono brevissimi momenti sentimentali si tratta di attimi tutti da cogliere, realizzati con grande conoscenza del cinema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8920760973526721281?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8920760973526721281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8920760973526721281&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8920760973526721281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8920760973526721281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/recensione-louise-michel.html' title='RECENSIONE Louise Michel'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8686040713162227288</id><published>2009-05-04T18:08:00.000+02:00</published><updated>2009-05-04T18:09:54.674+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='wired.it'/><title type='text'>Joanne Colan lascia Rocketboom</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non sentiremo più Joanne Colan dire con il suo splendido accento inglese: "Hi I'm Joanne and this is Rocketboom", da venerdì infatti non è più la presentatrice dello show di Andrew Baron. E se la notizia non vi sconvolge sappiate che è un problema solo vostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che Rocketboom sia lo show in rete più importante in assoluto lo dice il fatto che quando circa 3 anni fa Amanda Congdon, il suo primo storico volto, l'ha abbandonato per dissapori interni, ABC News l'ha subito presa per immetterla nella televisione tradizionale. Un passaggio da nuovo a vecchio medium che all'epoca non aveva precedenti, come del resto ogni cosa che circonda lo show di Andrew Baron.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quell'epoca a sostituirla arrivò appunto Joanne Colan, volto già noto grazie ad una militanza di anni in MTV UK ("Scandalo! Una della tv che passa alla rete!!"), una ragazza splendida quanto la precedente ma molto più abile, professionale e competente. Eppure, nonostante tutto questo, a molti in Italia la parola Rocketboom non suscita quel sorriso sardonico che si materializzerebbe sul volto di qualiasiasi altro heavy user della rete americano, quel sorriso compiaciuto dato dal condividere la conoscenza di un prodotto intelligente, divertente, apprezzato e seguito da chiunque si intenda di rete o di nuovi format audiovisivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ancora non avete capito di che si stia parlando potete farvi un'idea di come Rocketboom distrugga e ricostruisca il concetto vetusto di TG immergendolo in rete guardando la puntata di addio di Joanne, messa online venerdì scorso. E' un collage di tanti momenti-Rocketboom. Ne esce un quadro giustamente scanzonato ma sappiate che a margine di tutto questo lo show regala interviste interessantissime ai protagonisti del mondo di internet (perchè davvero ne esiste un altro?), copertura di eventi internazionali e storie che nessuno racconta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi Rocketboom è una macchina da soldi, ma già nel 2005, ad un solo anno dal suo lancio, era presente nella schermata di prova della nuova funzione videopodcast del iMac G5 durante uno dei seguitissimi keynote di Steve Jobs e nel 2006 contava su 400.000 spettatori quotidiani. Oggi Rocketboom conta diversi spinoff (il più interessante e originale dei quali è Know Your Meme, ha da pochissimo un contratto di sponsorizzazione con Intel e dall'estate scorsa uno di distribuzione con Sony (di cui si sa solo che il gigante tecnologico paga una cifra a 7 numeri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora? Da lunedì a condurre Rocketboom c'è Caitilin Hill, scelta non a caso per come si è fatta notare negli ultimi anni su YouTube. Partendo da una videorisposta ad uno dei primi episodi della serie online lonelygirl15, Caitilin ha lanciato il suo canale TheHill88 dove ha tenuto un vlog arrivato ad essere il secondo canale più sottoscritto d'Australia e il 49esimo in tutto il mondo (una posizione in meno di DiscoveryNetworks e qualcuna in più rispetto alla BBC). Il suo esordio nello show non è stato dei più facili ma è evidente come anni di vlogging in proprio le abbiano dato una sicurezza e una confidenza con il pubblico e lo stile del video in rete, che nessuno presentatore canonico avrebbe (e che ai suoi inizi tempo Joanne Colan non aveva).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questo dà il senso di che cosa sia Rocketboom e soprattutto chi sia Andrew Baron, vera unica mente dietro tutto il progetto. Baron ha messo in piedi da solo il punto di riferimento su come si facciano e soprattutto come si distribuiscano video in rete, tanto da poter contare su amicizie, collaborazioni e assunzioni di prim'ordine. Quando tentò di aprire una divisione sulla West Coast dello show a presentare c'era LisaNova, altra star indiscussa del video blogging (14esimo canale più sottoscritto in assoluto di YouTube nella categoria Director).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perchè quando ci si stupisce di come da noi manchi qualcosa di simile per mentalità, freschezza, intraprendenza e intelligenza forse sarebbe opportuno stupirsi prima di tutto di come non ci sia conoscenza di quanto accade nel resto del mondo e prodotti come Rocketboom non siano noti quanto dovrebbero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;WIRED.IT&lt;/span&gt; del 22/04/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8686040713162227288?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8686040713162227288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8686040713162227288&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8686040713162227288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8686040713162227288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/05/joanne-colan-lascia-rocketboom.html' title='Joanne Colan lascia Rocketboom'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5531211407410545677</id><published>2009-02-24T00:05:00.001+01:00</published><updated>2009-02-24T00:07:26.143+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Paura di città o terrore della scampagnata?</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il mai nato e Venerdì 13, horror cittadino e vacanza con carneficina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci sono due tipi di film horror: quelli che mirano a portare gli elementi dell'orrore nella quotidianità della vita reale e quelli che invece localizzano l'orrore in un determinato luogo in cui i protagonisti, loro malgrado, lo incontrano.&lt;br /&gt;Il mai nato appartiene alla prima categoria, quella i cui film mirano a creare un mood spaventoso che scardini alcune certezze degli spettatori riguardo la loro vita ma che spesso, proprio per la minuziosa descrizione della quotidianità, sfociano nel ridicolo non riuscendo nel loro intento di mettere in immagini un vivere minacciato dal male.&lt;br /&gt;Non almeno quanto il secondo tipo di film horror, quelli come Venerdì 13 che, mostrando persone normali in contesti straordinari, spesso possono più facilmente spaventare andando a turbare le sicurezze del pubblico senza bisogno di addurre vere ragioni alla persecuzione.&lt;br /&gt;Non c'è nessun mistero negli horror extraurbani ma una disarmante chiarezza d'intenti da parte di un carnefice riguardo il destino delle sue vittime alle quali, nonostante i molti sforzi, rimane la sola possibilità di cercare di procastinare l'inevitabile morte fino alla fine del film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vita quotidiana vs. situazione straordinaria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'horror metropolitano o cittadino solitamente mette in campo forze palesemente soprannaturali e si prende la briga di orchestrare una trama sufficientemente complessa da necessitare un intero film più un intreccio complesso per essere spiegarne origini, intenti e funzionamento.Il mai nato ad esempio tira in ballo religione, nazismo, retaggi passati e molti personaggi accessori che fanno da “traghetto” nel viaggio della protagonista (e quindi del pubblico) verso la comprensione delle motivazioni di quanto stia accadendo, motivazioni che immancabilmente arriveranno entro la fine del film.&lt;br /&gt;Tutte cose assolutamente superflue per l'horror d'ambientazione extracittadina, che non ha bisogno di una trama eccessivamente complessa e al contrario si fonda su alcune dinamiche molto semplici e ripetitive (che sono al centro delle ironie metafilmiche di Scream) più simili ad un gioco ad eliminazione che ad un thriller. Anche in questi film, come Venerdì 13 dimostra perfettamente, una spiegazione anche se esile esiste, ma non è mai un vero mistero, anzi spesso è illustrata all'inizio poiché il cuore di tutto non è la scoperta di ciò che accade ma l'azione in sè: la carneficina.&lt;br /&gt;Se dunque l'horror cittadino si affatica in tutti i modi a spiegare le proprie ragioni, prendendosi la briga di svelare lentamente e progressivamente il male, l'horror extraurbano va dritto al punto e con una motivazione pretestuosa mette in scena un massacro che in fondo non ha vere motivazioni che non siano la messa in scena dell'impossibilità di salvarsi. A dimostrazione di ciò è spesso presente l'università nei film di città (e in questo senso Il mai nato non fa eccezione) come luogo deputato a legittimare scientificamente ciò che accade, come se davvero il film volesse convincere lo spettatore che ciò che accade in scena ha anche un minimo punto di contatto con la vita reale.&lt;br /&gt;Nel film di Goyer anche la religione coinvolta come sistema di contrapposizione tra bene e male in questo senso fornisce un elemento di “realismo”, con i suoi testi sacri, le sue figure mitologiche e le sue basi storiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Solo contro tutti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Altro elemento distintivo è il fatto che in città si è soli e fuori da essa in compagnia.&lt;br /&gt;Nonostante la città sia il luogo della società di massa, quello nel quale la gente confluisce in numeri maggiori, essa è anche il luogo della spersonalizzazione e dell'atomizzazione, quello nel quale gli uomini sono soli nella folla, dunque sono soli anche davanti all'orrore. Mostri, fantasmi e demoni li inseguono singolarmente, possono uccidere i loro cari e qualche amico ma stringono con i protagonisti un rapporto esclusivo che non esiste nell'horror campagnolo dove si uccide tutto e tutti in un ordine che non è dettato da un intreccio ma dalle esigenze di suspence della pellicola.&lt;br /&gt;Non ha un nemico particolare Jason ma massacra tutte le allegre compagnie di giovani che si avvicinano al suo territorio, punendoli per il solo fatto di esistere ed essere entrati in contatto con lui. Eì lui quello che è solo e che lo è sempre stato, tanto da fomentare l'odio verso gli altri, specialmente quella categoria a cui un tempo avrebbe aspirato. Ad un livello più alto si potrebbe dire che in tali film a salvarsi sono solo le figure più morali secondo l'etica bigotta, quelle che non fanno sesso promiscuamente, quelli che non si ubriacano e quelli che non fumano marijuana. Quelli in sostanza che non sono giovani nel senso comune del termine. Jason è democratico: massacra tutti. Sono però i registi ad essere bigotti salvando solo quelli che ritengono avere dei valori.&lt;br /&gt;Tutto questo ovviamente non esiste in città perchè i protagonisti sono sempre afflitti da un'esistenza in un modo o nell'altro problematica e quindi nel loro piccolo già eroici e meritevoli la salvezza finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Inserire l'orrore in contesti ordinari e straordinari&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Con un contesto ordinario l'horror cittadino in ogni momento stempera l'atmosfera di tensione attraverso gesti quotidiani: frequentare palestre, lavarsi i denti, telefonare ad un'amica o andare in cerca di alleati sono tutte pratiche e scene che agganciano la trama alla realtà ogni qualvolta l'apparizione demoniaca sembri sganciarla.&lt;br /&gt;Questa doppia dimensione è molto complessa da gestire perchè dalla sintesi delle due componenti dovrebbe nascere un'atmosfera in grado di mutare la percezione che abbiamo dell'ordinarietà finendo per rendere i gesti quotidiani qualcosa di cui avere timore. E proprio qui Il mai nato fallisce, perchè la realtà con la sua estetica tranquillizzante ha la meglio sui momenti di spavento rendendoli poco plausibili.&lt;br /&gt;Venerdì 13 invece, come tutti gli attacchi immotivati, violenti e ben concentrati in un lasso temporale breve (come abbiamo visto recentemente in The Strangers, horror casalingo ma decisamente extraurbano), non ha nessun punto di contatto con le rassicuranti dinamiche del quotidiano e in questo non teme i ridicolo nonostante metta in scena cose altrettanto poco plausibili (specialmente per quanto concerne l'inarrestabilità del carnefice).&lt;br /&gt;Ecco perchè procedendo per metafora e per allegoria della realtà gli horror che sono ambientati in contesti molto lontani dalla quotidianità riescono a parlarci meglio di essa. Non riuscire a fermare un massacro che avviene in campeggio diventa molto più destabilizzante della meditata lotta contro le forze del male che avviene nel cortile dietro casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 24/02/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5531211407410545677?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5531211407410545677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5531211407410545677&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5531211407410545677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5531211407410545677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/02/paura-di-citta-o-terrore-della.html' title='Paura di città o terrore della scampagnata?'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-6731901597217058064</id><published>2009-02-23T23:59:00.002+01:00</published><updated>2009-02-24T00:03:30.269+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>L'Oscar? Lo hanno vinto i pirati del web</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando nella notte di domani a Los Angeles i vincitori degli Academy Awards alzeranno al cielo la statuetta, milioni di persone avranno già  scaricato i loro film illegalmente e in ottima qualità.&lt;br /&gt;Dei 26 film in gara per almeno un premio ben 23 sono già reperibili in rete. E anche se molti sono appena usciti nelle sale, la visione pirata non è quella un po' distorta e traballante di chi ha ripreso il film con una telecamera la sera della prima (o dell'anteprima…) ma la migliore qualità possibile, quella del dvd, anche se di dvd in commercio non ce n'è ancora traccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa non è normale, ogni buon pirata sa che solitamente i film arrivano in rete prima in cattiva qualità e solo in seguito all'uscita in dvd in versioni migliori: “Occorre fare attenzione perchè oltre alla ripresa in sala un film può arrivare nei circuiti illegali anche grazie a copie di lavorazione messe online da conniventi interni all'industria cinematografica” spiega Marco Spagnoli, giornalista e critico del Giornale Dello Spettacolo, direttore artistico dei Dvd Awards e autore di pubblicazioni sugli Oscar come il libro Big Night.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si spiega allora quest'impennata qualitativa? “Non si può dire con certezza, ma esiste l'ipotesi di una fuga di materiale causata dai giurati dell'Academy che per valutare i film ricevono i DVD a casa anche prima che escano in sala”.&lt;br /&gt;Un problema grosso, tanto che in America le associazioni dei produttori stanno prendendo serie precauzioni con controlli da aeroporto all'entrata dei cinema e indagini all'interno delle proprie strutture. Da noi invece non sembra muoversi molto: “Siamo il paese con la maggior quota di download illegali al mondo (20%), eppure non si è mai fatto abbastanza per sensibilizzare i giovani e i professionisti del cinema in questa direzione. L'industria deve guardarsi in faccia e capire chi e perché favorisce un business che in tempi di crisi depriva l'industria di fondi vitali e che favorisce l'illegalità”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 23/02/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-6731901597217058064?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/6731901597217058064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=6731901597217058064&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6731901597217058064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6731901597217058064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/02/loscar-lo-hanno-vinto-i-pirati-del-web.html' title='L&apos;Oscar? Lo hanno vinto i pirati del web'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-6097773756951499439</id><published>2009-02-16T09:50:00.000+01:00</published><updated>2009-02-16T09:54:05.100+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Il ritorno del robottino spaziale "Pixar, passione fantascienza"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;SUONA come "Wall-e" ma si chiama "Burn-e" e in comune con il robot protagonista dell'ultimo film Pixar ha anche il fatto di essere al centro di un cortometraggio inedito di quelli per i quali lo studio d'animazione è famoso, contenuto nel DVD di Wall-e uscito oggi. Parlando con Alan Barillaro, supervisore all'animazione di Wall-e (e di un'infinità di altre opere dello studio diretto da John Lasseter) si scopre come tutti quanti alla Pixar vadano matti per i robot e che raccontare la storia del piccolo Wall-e che insegue il suo amore attraverso la galassia è stato solo un pretesto per mettere sullo schermo quanti più robot era possibile: "Tutti alla Pixar siamo cresciuti con i film di fantascienza e ora siamo appassionati di questi temi", spiega Barillaro. "Già in Wall-e, nonostante una grande parte del film fosse costituita dalla storia d'amore, c'era anche tutto un lato più geek che aveva a che vedere con il nostro amore per i robot. Evidentemente non ne avevamo ancora abbastanza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E davvero in Burn-e si percepisce questo amore per le piccole creature tecnologiche. Il corto ideato e diretto da Angus MacLane si svolge contemporaneamente ai fatti raccontati in Wall-e, mostrando la storia parallela di un robot addetto alla saldatura alle prese con incredibili e comiche difficoltà che incrociano le avventure di Wall-e e Eve. Dotato di uno humor e di una cattiveria tipici della grande tradizione dei cortometraggi animati americani, Burn-e è ancora un'altra piccola gemma proveniente dalla Pixar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il segreto è che amiamo fare film e raccontare storie, così facciamo solo i film che vorremmo vedere al cinema", una linea di pensiero che però si potrebbe applicare anche agli studi rivali come la Dreamworks (responsabile per i grandi successi di Shrek, Madagascar e il prossimo Mostri contro Alieni). Che siano allora proprio i corti uno dei segreti della straordinarietà della Pixar? "Facciamo i corti per molte ragioni. Una delle principali è dare ai giovani creativi la possibilità di raccontare una storia, e poi anche John Lasseter ha iniziato con i corti, per questo si tratta di un tipo di processo creativo di cui siamo innamorati".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un amore ricambiato dal pubblico e dalla critica che quest'anno verrà sancito alla Mostra del cinema di Venezia con la consegna del Leone D'Oro alla Carriera proprio a John Lasseter e a tutti gli altri membri fondatori dello studio, un riconoscimento collettivo come mai era capitato. Il premio non ha mancato di suscitare grande entusiasmo nella compagnia anche se mitigato dalla forte etica lavorativa statunitense: "Siamo veramente eccitati per questo premio e per John, è una cosa molto grande e quando ci sarà la premiazione per un momento ci fermeremo tutti per festeggiare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cerimonia dunque interromperà temporaneamente la lavorazione di Up, il prossimo lungometraggio firmato da Pete Docter (già regista di Monsters &amp;amp; Co.), la cui uscita americana è prevista per il 29 maggio e che da noi arriverà con il consueto ritardo in autunno. Ovviamente in tre dimensioni. E' la storia di un uomo anziano che, legata la propria abitazione ad una massa di palloncini tale da farla alzare in volo, viaggia verso il sud degli Stati Uniti per vedere le montagne come avrebbe voluto la sua ormai defunta compagna. Con lui c'è anche un bambino, inavvertitamente salito sulla veranda dell'abitazione al momento del decollo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una trama in linea con le grandi imprese da sempre al centro dei film Pixar, ma più di così non si può sapere: "Da quel poco che ho visionato ho capito che si tratta di una delle cose più visionarie ed eccitanti che abbia mai visto. Non posso anticipare molto ma ci siamo dati davvero da fare e ci siamo superati per offrire al pubblico qualcosa di veramente coinvolgente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;REPUBBLICA.IT&lt;/span&gt; dell'11/02/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-6097773756951499439?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/6097773756951499439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=6097773756951499439&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6097773756951499439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6097773756951499439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/02/il-ritorno-del-robottino-spaziale-pixar.html' title='Il ritorno del robottino spaziale &quot;Pixar, passione fantascienza&quot;'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-6605064048549835118</id><published>2009-02-08T20:55:00.001+01:00</published><updated>2009-02-08T20:55:53.110+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE Il Curioso Caso di Benjamin Button</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Benjamin Button nasce il giorno della fine della prima guerra mondiale, è un bimbo in fasce ma ha la salute di un novantenne: artrite, cataratta, sordità. Dovrebbe morire il giorno dopo e invece più passa il tempo più ringiovanisce. La sua è una vita al contrario che attraversa il Novecento americano sempre alla ricerca del primo e unico amore, una donna molto più emancipata, libera e in linea con il suo tempo di lui. L'unico momento in cui si potranno trovare sarà all'incrociarsi delle loro età: "Mi amerai ancora quando sarò vecchia?", chiede lei. "E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?" risponde lui.&lt;br /&gt;Fincher sceglie di narrare una storia con un espediente classico: a partire dalla modernità, attraverso le memorie di un diario letto alla protagonista ormai anziana e in punto di morte. Fotografa tutto virando verso il seppia e opta per la calligrafia spinta, cosa che ovatta il racconto con l'indulgenza e il fascino di cui sono dotati i ricordi. Il risultato è un'agiografia del passato che vince sul presente (New Orleans ieri e oggi con Katrina alle porte), una prospettiva a ritroso indulgente e favolistica sugli Stati Uniti che non affronta nessun tema davvero e che, cosa bene più grave, manca di emozionare con sincerità.&lt;br /&gt;Benjamin Button ringiovanisce invece di invecchiare ma questo non ha nessun effetto sulla trama nè tantomeno serve a dare una visione particolare degli eventi in cui è coinvolto o della società in cui è inserito, come avveniva invece con la stupidità di Forrest Gump (il paragone inaffrontabile con l'opera di Zemeckis sorge spontaneo data la sostanziale identità della struttura della storia).&lt;br /&gt;Il curioso caso di Benjamin Button sembra chiedersi unicamente "Come si comporterebbe un vecchio con la testa di un bambino? E come un giovane con l'esperienza di un vecchio?", tentando di conseguenza una riflessione sulla morte e sulle possibilità di sfruttare al massimo la propria vita. "Non sai mai cosa c'è in serbo per te" ripete a Benjamin la madre adottiva, evitando accuratamente di citare scatole di cioccolatini.&lt;br /&gt;Gigantesco il lavoro fatto sull'invecchiamento e il ringiovanimento digitali di Brad Pitt, entrambi ottenuti sperimentando una tecnica innovativa di motion capture. Il risultato è evidente: in ogni caso il personaggio è sempre lui, Brad Pitt, anche quando gli somiglia veramente poco. Meno celebrata invece Cate Blanchett che, invecchiata e ringiovanita anch'essa per esigenze di copione, supplisce alla frequente mancanza di digitale con la solita prestazione fuori da ogni ordinarietà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-6605064048549835118?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/6605064048549835118/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=6605064048549835118&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6605064048549835118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6605064048549835118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/02/recensione-il-curioso-caso-di-benjamin.html' title='RECENSIONE Il Curioso Caso di Benjamin Button'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7260187034423742719</id><published>2009-02-08T20:46:00.001+01:00</published><updated>2009-02-08T20:48:37.154+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gazzetta dello sport'/><title type='text'>Il cinema prepara la rivoluzioneil futuro sarà a tre dimensioni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La buona notizia è che i film in 3D ci sono e piacciono, la cattiva è che è ancora difficile vederli. Nel corso del 3D Day al Future Film Festival di Bologna è emerso infatti che al momento sono 42 le sale italiane pronte per le tre dimensioni, poche rispetto alle 3.000 totali e pochissime se si pensa a quanti e quali film girati in tridimensionale usciranno nel 2009: Up (della Pixar), L’era glaciale 3, A christmas carol (di Robert Zemeckis) e l’attesissimo Avatar (di James Cameron) solo per citare i più importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La copertura del territorio però continua e già per l’uscita pasquale di Mostri contro alieni, il primo cartone Dreamworks pensato e realizzato dall’inizio con tecnologia 3D, le sale dovrebbero essere diventate almeno 60 sulle 600 totali che proietteranno il film. Dunque nel 90% dei casi il film verrà visto in una versione adattata alle tradizionali due dimensioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerà però fare attenzione perchè non si ripetano i problemi di Viaggio al centro della Terra 3D, altro film tridimensionale che era visibile più che altro in versione bidimensionale. In molti dei cinema non 3D infatti non era specificato che si trattasse di una normale proiezione, cosa che ha indotto la gran parte degli spettatori a pensare di aver assistito ad un film in tre dimensioni pur non avendo dovuto indossare gli indispensabili occhialini. In quei casi il commento è stato inevitabilmente: “Non cambia niente!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una pessima pubblicità per una tecnologia che invece dovrebbe servire da cavallo di Troia per l’adozione del digitale (e di tutti i vantaggi distributivi che comporta) anche nelle sale italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, nonostante la scarsa copertura del territorio, lo stesso i primi film in 3D hanno confermato anche da noi i trend positivi registrati nel più maturo mercato americano: quando lo spettatore può scegliere tra vedere un film 2D oppure in 3D in 7 casi su 10 sceglie il secondo e soprattutto i film tridimensionali lasciano soddisfatti, tanto che i loro incassi invece di calare del fisiologico 35% nelle prime settimane calano solo dell’8%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA GAZZETTA DELLO SPORT&lt;/span&gt; del 01/02/09&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7260187034423742719?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7260187034423742719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7260187034423742719&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7260187034423742719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7260187034423742719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/02/il-cinema-prepara-la-rivoluzione-il.html' title='Il cinema prepara la rivoluzione&lt;br&gt;il futuro sarà a tre dimensioni'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2850312966109513069</id><published>2009-01-28T20:53:00.001+01:00</published><updated>2009-07-03T18:10:51.859+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Quarantine e REC: la differenza è tutta nelle piccole variazioni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli americani non doppiano i film, li rifanno da capo. Dopo il caso Vanilla sky/Apri gli occhi tornano a riadattare un film di successo spagnolo con Quarantena, instant remake di REC.&lt;br /&gt;E come per i molti casi di pellicole giapponesi riadattate anche stavolta si tratta di un horror, uno dei migliori e più "americani" tra quelli girati al di fuori degli Stati Uniti. Stranamente però anche Quarantena, come Vanilla sky e diversamente dai j–horror, è un calco quasi perfetto dell'originale, una copia identica nella storia, nella struttura del racconto, nelle scenografie, nelle scene e nell'idea di fondo. Una copia in cui ognuna delle molte piccole variazioni conta tantissimo.&lt;br /&gt;A fronte di tante piccole differenze però il vero distacco tra Quarantena e REC è dato da come il primo faccia solo finta di imitare quello stile di ripresa amatoriale che il secondo invece persegue concretamente. In realtà Quarantena è cinematografico dall'inizio alla fine e prosegue quel discorso tutto hollywoodiano sull'orrore messo in scena con macchina a mano attraverso la grande cura profusa nell'illuminazione, nelle inquadrature (studiatissime e composte con molta cura), negli effetti di sfocato che indirizzano lo sguardo dello spettatore e nell'attenzione agli elementi della scena che inserisce o lascia fuori dal campo visivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima e più grande differenza tra i due film la si nota subito nella prima inquadratura: Scott, il cameraman che nell'originale spagnolo non vediamo mai entra in campo. È nero. E non sarà la sola volta che lo vedremo, le sue apparizioni saranno centellinate ma presenti lungo tutto il film, "normalizzando" in un certo senso il suo personaggio.&lt;br /&gt;Allo stesso modo sono disegnati in maniera più canonica e quindi con un po' più di profondità anche i personaggi dei vigili del fuoco, specialmente nelle scene iniziali all'interno della caserma.&lt;br /&gt;Un altro prevedibile cambiamento nei caratteri è poi quello che vede la famiglia di asiatici diventare una famiglia di africani e la scomparsa della figura molto europea del vecchio effemminato.&lt;br /&gt;In linea con la tendenza statunitense a ritrarre in maniera violenta le proprie forze dell'ordine poi c'è un piccolo ma significativo cambiamento in come la polizia non solo impedisca ai personaggi di uscire dalla casa ma sia anche pronta ad ucciderli tramite dei cecchini piuttosto che lasciarli uscire.&lt;br /&gt;Infine scompare tutto l'anticattolicesimo a sfondo satanico (molto tipico dell'horror spagnolo recente) che caratterizzava il personaggio originale dell'inquilino dell'ultimo piano. Anche in Quarantena questo non si vede ma stavolta non c'è la voce impressa sul nastro a spiegare cosa sia successo e i soli pochi indizi vengono dati dalle carte sui muri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista dei canoni dell'orrore invece le differenze tra Quarantena e REC è totale. Gli americani hanno leggi e regole proprie per quanto riguarda la paura e in questo senso hanno adattato le dinamiche del film aggiungendo alcune nuove scene o sottolineandone con maggior forza altre.&lt;br /&gt;Su tutto risalta molto come gli "infetti" ruggiscano come animali, anticipando in un certo senso la loro rezione bestiale e come si prema molto più il pedale sul gore. Nel remake americano infatti la videocamera diventa anche un'arma spesso sbattuta contro il volto degli infetti per difendersi e c'è decisamente più spargimento di sangue.&lt;br /&gt;Più in generale però si può dire che tutte le scene cardine e gli snodi narrativi sono rimasti invariati, e intorno ad esse le sequenze aggiunte sono state concepite, delle "variazioni sul tema".&lt;br /&gt;C'è in più il personaggio di un ubriaco e del suo cane infetto che vengono eliminati in un'altra scena aggiunta che comprende un ascensore. Allo stesso modo ci sono sequenze aggiunte che prevedono la presenza di topi infetti nel palazzo. Presenza che poi troverà una spiegazione nelle scene all'ultimo piano.&lt;br /&gt;E proprio dal punto di vista delle spiegazioni salta agli occhi come Quarantena si dilunghi molto di più nell'illustrare le ragioni scientifiche della contaminazione, teorizzando una forma di "rabbia" che contagia e si presenta all'istante, mentre poi si rifiuta di dare un senso a cosa abbia dato vita all'epidemia&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES&lt;/span&gt; del 28/01/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2850312966109513069?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2850312966109513069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2850312966109513069&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2850312966109513069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2850312966109513069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/01/quarantine-e-rec-la-differenza-e-tutta.html' title='Quarantine e REC: la differenza è tutta nelle piccole variazioni'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7851906022031821640</id><published>2009-01-09T20:50:00.000+01:00</published><updated>2009-02-08T20:53:42.387+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Lasciami entrare come Nosferatu, una variazione sul tema di Dracula</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci voleva un film svedese per adattare con grande sapienza la figura classica del vampiro all'era moderna. Lasciami entrare nonostante non abbia al centro del suo svolgimento le dinamiche vampiresche riporta in vita il mito del vampiro seguendo tutte le direttrici mitologiche fissate nel tempo dalle tradizioni popolari e poi dalla letteratura ottocentesca.&lt;br /&gt;Dalla sensualità asessuata alla violenza del colpire, dall'attrattiva morbosa alla pacatezza nei modi, dal tema del male in continuo viaggio alle entrate dalla finestra, tutte le caratteristiche e i topoi dei racconti classici di vampiri tornano camuffate da espedienti moderni con una bravura che raramente abbiamo visto.&lt;br /&gt;Sebbene negli ultimi anni la figura del vampiro sia diventata per certi versi un eroe romantico, preda di una maledizione contro la quale combatte solitario rifiutando l'omicidio e cercando (senza riuscirci) l'amore, e per altri una specie di zombie atletico, figura spaventosa senza sfumature più simile ad un animale che ad un raffinato gentiluomo, deforme in volto e organizzato in branchi, lo stesso il film di Tomas Alfredson riesce a riazzerare tutto senza suonare vecchio e stantio, anzi. La vera novità è nel trovare un modo di raccontare in maniera moderna quella figura antica. In questo caso quindi non è la storia che cambia ma come è raccontata.&lt;br /&gt;E non era facile, perchè tra i diversi generi cinematografici l'horror è quello che più di tutti negli anni ha saputo rispecchiare la società attraverso la messa in scena di "ciò di cui in questo momento storico si ha timore". E nel mondo dell'horror un ruolo tutto particolare lo ospita il vampirismo e le sue evoluzioni, da Dracula e le sue variazioni e poi anche con il concetto di "vampiro" inteso come creatura succhiasangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci voleva un film svedese per adattare con grande sapienza la figura classica del vampiro all'era moderna. Lasciami entrare nonostante non abbia al centro del suo svolgimento le dinamiche vampiresche riporta in vita il mito del vampiro seguendo tutte le direttrici mitologiche fissate nel tempo dalle tradizioni popolari e poi dalla letteratura ottocentesca.&lt;br /&gt;Dalla sensualità asessuata alla violenza del colpire, dall'attrattiva morbosa alla pacatezza nei modi, dal tema del male in continuo viaggio alle entrate dalla finestra, tutte le caratteristiche e i topoi dei racconti classici di vampiri tornano camuffate da espedienti moderni con una bravura che raramente abbiamo visto.&lt;br /&gt;Sebbene negli ultimi anni la figura del vampiro sia diventata per certi versi un eroe romantico, preda di una maledizione contro la quale combatte solitario rifiutando l'omicidio e cercando (senza riuscirci) l'amore, e per altri una specie di zombie atletico, figura spaventosa senza sfumature più simile ad un animale che ad un raffinato gentiluomo, deforme in volto e organizzato in branchi, lo stesso il film di Tomas Alfredson riesce a riazzerare tutto senza suonare vecchio e stantio, anzi. La vera novità è nel trovare un modo di raccontare in maniera moderna quella figura antica. In questo caso quindi non è la storia che cambia ma come è raccontata.&lt;br /&gt;E non era facile, perchè tra i diversi generi cinematografici l'horror è quello che più di tutti negli anni ha saputo rispecchiare la società attraverso la messa in scena di "ciò di cui in questo momento storico si ha timore". E nel mondo dell'horror un ruolo tutto particolare lo ospita il vampirismo e le sue evoluzioni, da Dracula e le sue variazioni e poi anche con il concetto di "vampiro" inteso come creatura succhiasangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dal dandy sofisticato degli anni '30 la figura del vampiro continua a costellare in un modo o nell'altro la cinematografia americana e non, guardando sempre a quel modello ma variando spesso e volentieri il tono. A volte si tratta di piccole evoluzioni a volte invece di recuperi classicheggianti, come la serie di film della Hammer degli anni '60 passati alla storia del cinema con lo splendido Christopher Lee nel ruolo del principe delle tenebre. Ma anche in questi casi si tratta comunque di una versione progressivamente più brutale del mito o della figura. I tempi non erano gli stessi e l'orrore necessitava più brutalità.&lt;br /&gt;Le croci da che erano elementi di cui il vampiro non riusciva a sostenere lo sguardo diventano oggetti al cui contatto la sua pelle brucia violentemente, il sangue è sempre più rappresentato e l'attenzione lentamente scivola dalla paura per la minaccia alla paura sanguinaria. Tutte cose che non troviamo invece nel film svedese che rifiuta la dimensione violenta (se non per qualche accelerazione tipica del cinema moderno) preferendo quella del racconto del modus operandi vampiresco e delle reazioni della popolazione.&lt;br /&gt;Quello che succede negli anni a seguire è che, passando poi attraverso le celebri rappresentazioni ironiche supervisionate da Andy Warhol e deviazioni da teen-comedy degli anni '80, il cinema di vampiri si presenta all'alba degli anni '90 con la medesima foggia di 60 anni prima se serio (in linea di massima ambientato nell'Ottocento) e in veste più moderna se ironico. Questo porta a un interesse sempre minore del pubblico per la figura, anche perchè così com'è non riesce più ad intercettare le paure moderne, non suscita timore e non sembra plausibile.&lt;br /&gt;Per ridare vita alla figura servirà che due mostri sacri del cinema si occupino del sacro mostro Dracula con un adattamento del romanzo originale che ha fatto epoca e una clamorosa variazione sul tema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei primi anni '90 il vampiro riprende prepotentemente la scena grazie da una parte a Dracula di Bram Stoker diretto da Francis Ford Coppola, che ritrae il vampiro classico come una figura adesso pienamente romantica, non più animale del sesso ma tenero innamorato vittima di una maledizione, non più cattivo ma buono ambiguo. Dall'altra grazie Abel Ferrara che con il suo The addiction mostra nella New York di oggi un gruppo di vampiri moderni che vivono in branchi e che non hanno niente degli originali se non la folle dipendenza dal sangue che consumano brutalmente non più mordendo ma mangiando. Per il regista era una metafora della dipendenza dalla droga ma per il resto del cinema diventa una traccia da seguire.&lt;br /&gt;Questi due film creano due filoni distinti che continuano ad influenzare la produzione contemporanea: uno romantico, l'altro sanguinario.&lt;br /&gt;I vampiri così tornano al cinema e già Neil Jordan poco da Coppola conferma il trend con il suo Intervista col vampiro, dove i succhiasangue sono romantici, pieni di sentimenti ed ossessionati da una maledizione che li costringe a dipendere follemente dall'omicidio da cui tentano (almeno uno dei due) di fuggire. Mordono ancora lascivamente ma sono pieni di problemi, il male non è più il sesso ma l'omicidio, i cattivi diventano figure comprensibili e non da osteggiare.&lt;br /&gt;Ma siccome di cattivi c'è sempre bisogno qualcuno deve prendersene l'onere. Dunque meno problemi li hanno i vampiri che vanno per la maggiore, quelli sanguinari che si contagiano a vicenda più come gli zombie che come i loro illustri predecessori, che non hanno una psicologia e che cacciano come animali non come uomini. Sono quelli di Dal tramonto all'alba o di Blade, esseri potenti e forti che spesso non parlano nemmeno ma che sembrano reagire come bestie in presenza dell'uomo.&lt;br /&gt;Anche film che recuperano tempi andati come Van Helsing non mostrano più Dracula in modo classico ma vi sostituiscono sempre di più figure mostruose, che scelgono forme non umane o che comunque sono mostruosi in volto quando si accingono a cibarsi e non dotati di quello sguardo magnetico e fascinoso di Bela Lugosi.&lt;br /&gt;L'arrivo oggi al cinema di un film come Lasciami entrare quasi insieme ad un altro come Twilight continua il trend. In Twilight i vampiri sono mostrati nella doppia dimensione: romantici, pieni di problemi e afflitti da una maledizione (i buoni) ma anche mostruosi, inarrestabili e animali (i cattivi).&lt;br /&gt;Mentre nel film svedese la questione è più subdola e complessa: la violenza non è più il centro e la bambina vampira (benchè non contenta di vivere uccidendo) è fascinosa come Bela Lugosi, avvince altri bambini e li tiene con sè finchè non sono troppo vecchi e inservibili, non ha sesso ma ammalia. Il vampiro così è nuovamente la maledizione che va di villaggio in villaggio, come la peste.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES &lt;/span&gt;del 8/01/09&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7851906022031821640?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7851906022031821640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7851906022031821640&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7851906022031821640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7851906022031821640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2009/01/lasciami-entrare-come-nosferatu-una.html' title='Lasciami entrare come Nosferatu, una variazione sul tema di Dracula'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2040533749860831703</id><published>2008-10-10T14:54:00.000+02:00</published><updated>2008-10-10T14:56:14.657+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Il punto sullo stato di YouTube</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - È difficile non pensare a YouTube come ad un successo. È uno dei siti più visitati in assoluto, la libreria di video più vasta e importante della rete, nonché una società che Google ha valutato 1,65 miliardi di dollari. Eppure non è una notizia il fatto che YouTube, frenato ed esaltato dai contenuti generati dagli utenti, non sia anche un successo economico. A tre anni dalla sua nascita e a due dal suo ingresso nelle braccia del più grande rivenditore di spazi pubblicitari, il sito che ospita il 34% dei video visti in rete (dati comScore) ha dato vita ad un settore ora pieno di diverse diramazioni e di competitor ma che non trova un modello di business valevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AlleyInsider sostiene che nel 2008 Google è riuscito a monetizzare solo il 4% circa dei 4,2 miliardi di video che i suoi utenti hanno visto, cioè più o meno 126 milioni di video, e attraverso un sistema non eccessivamente redditizio. E nonostante 126 milioni di video sia comunque una cifra considerevole, bisogna aggiungere che la società deve sopportare anche costi di banda e di hosting non indifferenti. Senza contare le infinite spese legali che le accuse di violazione del copyright gli portano.&lt;br /&gt;Di contro un servizio come Hulu.com (una joint venture tra studi di produzione visibile solo ai residenti in America) mandando in streaming gratuitamente e legalmente film e show televisivi dai principali network (NBC, Universal, Fox, Warner, CBS ecc. ecc.) riesce a monetizzare ogni singolo minuto dei suoi 88 milioni di video visualizzati. Si tratta di circa un quarto in meno di quanto ha fatto YouTube e con costi infinitamente minori.&lt;br /&gt;Hulu non è uno strumento sociale, sfrutta un'incredibile inerzia creativa e produttiva consentendo, a fronte di poca pubblicità, la visione gratuita di contenuti che già sono passati in televisione e che hanno l'unico vantaggio della disponibilità on demand.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;YouTube invece è pieno di contenuti originali, creativi e interessanti che sono visti, consigliati, inviati via mail, embeddati nei blog e commentati migliaia di volte ma che lo rendono inaffidabile per gli investitori, i quali non credono nella pubblicità associata ai video generati dagli utenti e ne temono i contenuti imprevedibili. In sostanza ad oggi se mantiene i contenuti generati dagli utenti i costi a loro legati gli impediscono di decollare economicamente mentre se li elimina perde tutto il suo successo a favore di chi, come Hulu, i contenuti professionali li produce e li gestisce in casa. Questo perché sono proprio la socialità e i contenuti generati dagli utenti la componente più dirompente e devastante del video online, capace di creare nuovi modi di vivere ed entrare in contatto con le forme di racconto audiovisuale.&lt;br /&gt;E la dimostrazione più evidente di tutto questo è che dopo anni di dominio della tecnologia le cattive compagnie sono tornate ai vertici delle fobie sociali. Ora infatti sono di nuovo gli esseri umani, benché comunque attraverso una tecnologia (che rimane un oggetto sconosciuto per molti e dunque spaventoso), a costituire una delle principali fobie sociali: quelli che "entrano nelle vostre case attraverso le connessioni internet dei vostri computer (per) incoraggiare i bambini a costruirsi un Bong o bersi una birra a 13 anni" sono parole di John Walters, direttore dell'Office of National Drug Control Policy, un organo costituito dal governo degli Stati Uniti d'America, paese tecnologicamente più evoluto della media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque le persone guardano e molto i contenuti prodotti da altri utenti ma gli investitori pubblicitari non vogliono esservi associati e in questo modo la situazione non fa che peggiorare. Secondo un sondaggio fatto presso i principali network da NewTeeVee un annunciatore di uno show settimanale in rete come può essere Rocketboom guadagna da un minimo di 100 dollari a puntata ad un massimo di 1.000, cioè 4.000 dollari al mese di guadagno massimo per un business dove i visitatori si possono contare in alcuni casi anche nell'ordine dei milioni.&lt;br /&gt;Inoltre sempre i principali network spiegano che con l'aumentare degli utenti e del materiale video si abbassa il CPM (cioè il costo di uno spot per migliaio di impressioni) il quale è passato in un anno da una forbice che oscilla in media tra i 20 e i 30 dollari (a seconda del piazzamento e del tipo di video) ad una che oscilla tra i 10 e i 20 dollari.&lt;br /&gt;Infine se si calcola quanto incida l'investimento pubblicitario nei video in rete sul totale televisivo si scopre che oggi conta per una parte minima e anche le previsioni più rosee sostengono che tale stima possa arrivare ad essere il 7,6% del totale per il 2013. Questo a meno che non succeda qualche sconvolgimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quello sconvolgimento oggi Google lo identifica con il commercio parallelo, cioè vendere (o per il momento aiutare a vendere) beni collegati ai video fruiti, qualsiasi essi siano. Tra le prime e più facili applicazioni di questo progetto c'è la vendita dei videogiochi abbinati ai video di gameplay e quella ancora più importante della musica che si ascolta nei suoi video (attraverso partner come iTunes o Amazon Mp3). Cosa che in realtà al momento è una falsa soluzione al problema perché si basa essa stessa su un altro assunto problematico e cioè che nella più grande risorsa di video in rete il contenuto più fruito è la musica e non il video UGC (che sta nella parte più lunga della coda). A dimostrarlo può bastare il fatto che ben 6 clip tra le 10 più viste di tutti i tempi sono musicali e una è di danza, mentre l'unica UGC è in decima posizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 09/10/08&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2040533749860831703?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2040533749860831703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2040533749860831703&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2040533749860831703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2040533749860831703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/10/il-punto-sullo-stato-di-youtube.html' title='Il punto sullo stato di YouTube'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2033197050349822710</id><published>2008-10-10T14:48:00.001+02:00</published><updated>2008-10-10T14:51:55.595+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE Wall-e</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Wall-e è l'ultimo robot rimasto sulla terra dopo che gli umani l'hanno abbandonata perchè invasa dai rifiuti. Si sono dimenticati di spegnerlo e lui da 700 anni continua a fare quello per cui è stato costruito: comprimere e ammassare rifiuti. Non parla ma si fa capire molto bene a gesti e attraverso una gamma di suoni espressivi come faceva R2-D2 di Guerre Stellari. È un robot animato come un animale antropomorfo, un piccolo Charlot: operaio alienato che sogna un domani migliore guardando il cielo stellato. E quando dal cielo questo domani migliore arriva sotto forma di un altro robot, Eve, più moderno e programmato per cercare vita sulla Terra, Wall-e lo insegue sull'astronave madre. Lì, sempre come il vagabondo di Chaplin, sarà un portatore sano e inconsapevole di caos e anarchia assieme agli altri "devianti" della società cioè i robot difettosi, l'equivalente di quella famiglia di freak che erano i pesci da acquario con cui aveva a che fare Nemo.&lt;br /&gt;Andrew Stanton torna a raccontare "un'odissea d'amore" dopo quello straordinario road movie acquatico che è stato Alla Ricerca di Nemo e lo fa sostituendo alla vastità dell'oceano la profondità dello spazio e alla forma del film on the road quella del cinema di fantascienza distopico. Ma Wall-e non è la solita celebrazione della riappropriazione da parte dell'uomo della sua umanità in un futuro dove la tecnologia ha vinto sullo spirito, al contrario è un film capace di commuovere anche solo con un abbraccio, che afferma la bellezza e il romanticismo della tecnologia attraverso alcune delle scene più semplici e disarmanti che il cinema abbia mai offerto.&lt;br /&gt;Wall-e dunque è prima di tutto uno dei più rivoluzionari film di fantascienza mai visti (realizzato con un unico gigantesco punto di riferimento: 2001: Odissea nello spazio) nel quale il mondo delle macchine è a tutti gli effetti centrale. I robot non sono solo l'entità da combattere ma una società a sé: hanno una loro vita, loro sentimenti e valori propri (come il concetto di "direttiva"), i protagonisti di una trama autonoma rispetto a quella che coinvolge gli umani. Wall-e e Eve non combattono per salvare la razza umana, quello accade incidentalmente e secondariamente, combattono a fianco di altri robot buoni contro i robot cattivi prima di tutto per salvare se stessi e il loro amore, degli umani non gli importa.&lt;br /&gt;Il nono lungometraggio della Pixar è l'ennesimo annuale capolavoro capace di cambiare definitivamente il modo in cui viene imitata la macchina da presa e le sue lenti nell'animazione computerizzata e come al solito ci mette di fronte al miglior cinema immaginabile oggi.&lt;br /&gt;Un film che afferma con una forza che mai avevamo visto nei lungometraggi della società di Lasseter l'importanza e la centralità del racconto audiovisivo (e quindi del cinema) nel modo in cui conosciamo la realtà. Tutti i momenti chiave del film sono mediati dalla visione di un video (sia reale che di finzione): dalla conversione del capitano della nave, all'educazione sentimentale di Wall-e (attraverso la visione ripetuta di Hello, Dolly! di Gene Kelly), dalla scoperta dell'amore per Eve (in uno stupendo flashback visto in prima persona su monitor), fino all'inganno del capitano nei confronti del computer della nave (perpetrato con alcuni tipici trucchi cinematografici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; MYMOVIES.IT &lt;/span&gt;del 10/10/08&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2033197050349822710?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2033197050349822710/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2033197050349822710&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2033197050349822710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2033197050349822710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/10/recensione-wall-e.html' title='RECENSIONE Wall-e'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-317665528205393588</id><published>2008-09-09T07:07:00.001+02:00</published><updated>2008-09-15T17:11:29.481+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Hancock, la normalità di un supereroe</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Funi e carrucole che sostituiscono motion capture e attori digitali, così prendono vita i super poteri di Will Smith&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La cosa più difficile non è far volar un supereroe ma far volare un uomo normale. Questa in poche parola è stata la vera sfida visuale di &lt;em&gt;Hancock&lt;/em&gt;, portare al cinema immagini di un uomo comune che fa cose non comuni senza perdere in credibilità.&lt;br /&gt;In un periodo in cui fioriscono i film sui fumetti i grandi studi di effetti speciali sono più che abituati a lavorare su prestazioni superomistiche eppure &lt;em&gt;Hancock&lt;/em&gt; ha costituito qualcosa di completamente diverso, lo dice lo stesso John Dykstra, storico creatore di effetti visivi: "Tutto deve sembrare reale e non stilizzato come in tanti film di supereroi. Per mancanza di un termine migliore, io direi che è uno ‘stile documentaristico’: è aggressivo e utilizza la macchina a mano, cosa inusuale per un film così tecnico".&lt;br /&gt;Nel 1995 Lars Von Trier e gli altri registi che diedero via al collettivo Dogma decisero di adottare la camera a mano come stile di ripresa perchè avvicina il cinema alla realtà. Tale stile è stato incorporato massicciamente ad Hollywood solo per i film di guerra proprio per il medesimo motivo.  Per questo la sola idea di Peter Berg di filmare in tal modo un film con un supereroe ha fatto scappare molti studi di effetti speciali.&lt;br /&gt;“Hancock non ha neanche un costume!" prosegue Dykstra "Si veste sempre in maniera diversa e far sì che i vestiti si muovano correttamente già è una sfida, poi tradurre questo movimento da un tipo di vestiti all’altro, mantenendolo coerente e rendendolo reale, anche quando è assolutamente incredibile, era diventata una vera ossessione".&lt;br /&gt;Il problema appunto è che Hancock vola per tutta Los Angeles in pantaloni e felpa, atterra sfondando il terreno e il tutto viene inquadrato con macchina a mano cosa che non consente l'uso di controfigure digitali ma obbliga l'impiego dei veri attori. Per questo &lt;em&gt;Hancock&lt;/em&gt; ha richiesto pochi effetti digitali (per essere un blockbuster da Hollywood) e un rispolvero delle classiche tecniche "fune &amp;amp; carrucola".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Usare le funi per atterrare con violenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'esigenza di filmare con camera a mano ha portato con sè molte altre decisioni accessorie che si sono tradotte in un superlavoro per gli attori, solitamente abituati a lasciare che siano i reparti di post produzione ad occuparsi delle loro prestazioni più impossibili. Ancora di più il fatto che spesso Peter Berg vada a cercare le espressioni dei volti con movimenti ad avvicinarsi e il fatto che preferisca affidarsi a piani sequenza piuttosto che ad un montaggio frenetico hanno fatto sì che non fosse possibile nemmeno usare molte controfigure.&lt;br /&gt;Nonostante ci si sia dovuti appoggiare a funi, carrucole e cavi, lo stesso le cose non sono andate come vanno solitamente. La parte peculiare di &lt;em&gt;Hancock&lt;/em&gt; infatti è che non si tratta di uno Spiderman o di un Superman che atterrano e prendono il volo in maniera dolce e delicata necessitando quindi solo di qualche prova per tarare il peso dell'attore con quello dei contrappesi, Hancock schizza via e precipita sull'asfalto spaccando tutto, cosa che pone dei problemi quando devi farlo fare ad un attore vero su asfalto vero.&lt;br /&gt;"Noi dovevamo provare in continuazione per ottenere un atterraggio accurato in cui Hancock inciampa o cade sulle sue ginocchia e deve ritrovare l’equilibrio prima di potersi rialzare, cosa che significava dover programmare bene ogni argano e contrappeso. Quindi, bisognava semplicemente provare e riprovare continuamente con Will" sostiene il coordinatore degli stunt Wade Eastwood.&lt;br /&gt;Will Smith infatti ha realizzato in prima persona quasi tutte le scene con i cavi sia in partenza che in atterraggio. E non che le scene in partenza fossero più semplici come spiega lui stesso: "Ci sono stati dei giorni ventosi in cui si volava a trenta metri sopra il terreno in circa un secondo e mezzo. Era come essere sulle montagne russe, ma senza stare nel trenino!" e continua "Il fatto è che lanciarsi da una panchina può farti male, perché i cavi ti tirano talmente forte, che se sei teso puoi stirarti il collo o i tendini, così come mettere troppa pressione sulle tue ginocchia negli atterraggi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Negli studi di effetti speciali non si butta mai via nulla&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ad ogni modo qualche intervento digitale è stato comunque necessario, le iperboliche distruzioni portate da Will Smith sono state infatti in gran parte frutto del lavoro della Sony Imageworks, dai frigoriferi che finiscono in strada fino ai treni che deragliano.&lt;br /&gt;"Hancock non ha richiesto nulla di mai fatto prima, abbiamo riadattato molto materiale usato per &lt;em&gt;Beowulf&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Spiderman 3&lt;/em&gt;. Ad esempio tutta la parte delle variazioni climatiche sull'Hollywood Blvd è stata fatta con i medesimi strumenti che ci avevano consentito di animare l'Uomo Sabbia" spiega il supervisore agli effetti digitali Ken Hahn. Ovviamente gli strumenti usati non erano proprio gli stessi ma un'estensione di quelli. Quasi per ogni film vengono programmati dei software utili a svolgere il lavoro di molti uomini in poco tempo e come è normale che sia sono strumenti utili a fare una cosa sola con uno scopo solo. Tuttavia spesso è più facile adattare un programma a fare cose simili a quelle per le quali è stato creato che rifarne uno da zero.&lt;br /&gt;"Anche per quel poco di motion capture facciale che è stato necessario ci siamo appoggiati agli strumenti usati per Beowulf [uno dei più massicci esperimenti di motion e performance capture mai tentati, ndr]", si è trattato per lo più delle complesse sequenze di volo per le quali è stato più semplice usare attori digitali. Il senso dell'aria premuta contro la pelle degli attori infatti è così risultato migliore.&lt;br /&gt;Una scena che però ha di sicuro impegnato e non poco gli studi è quella in cui Hancock ferma il treno causando un deragliamento. Gli elementi da modificare o creare dal nulla in quel caso erano tantissimi, dai vagoni usciti dai binari alle macchine vicine a tali vagoni, dalla polvere creata dallo scontro (sia nell'aria che posata sulla strada, sulle persone e sulle macchine vere) fino ad alcune comparse digitali. "E' una scena complessa" dice Carey Villegas, un altro supervisore "perchè c'è un unico movimento di macchina panoramico e dovevamo essere sicuri di riuscire a direzionare l'occhio dello spettatore solo con la coreografia del tutto".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 08/08/08&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-317665528205393588?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/317665528205393588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=317665528205393588&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/317665528205393588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/317665528205393588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/09/hancock-la-normalit-di-un-supereroe.html' title='Hancock, la normalità di un supereroe'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3653716225900937088</id><published>2008-07-09T11:06:00.000+02:00</published><updated>2008-07-09T11:07:00.229+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il secolo xix'/><title type='text'>Una Favola Per Sfidare la Pixar</title><content type='html'>Mentre una volta il cinema d'animazione era la Disney, sinonimo stesso di intrattenimento infantile, da quando nel 1993 è nata l'animazione in computer grafica (con Toy story) è stata la Pixar a diventare sinonimo di cinema d'animazione. Ma contemporaneamente la computer animation con i suoi costi bassi ha anche permesso l'emergere di altri concorrenti.&lt;br /&gt;E' la storia della Blue Sky, salita alla ribalta con il grandissimo successo di L'era glaciale e ora al cinema con una favola più tradizionale e destinata ai bambini: Ortone e il mondo dei Chi.&lt;br /&gt;La storia racconta dell'elefante Ortone (doppiato da Christian De Sica) che un giorno sente un grido d'aiuto provenire da un granello di polvere e nonostante l'implausibilità della cosa si convince di doverlo salvare. Quello che non sa è che il granello ospita un minuscolo mondo abitato dai Chi, i quali sono davvero in serio pericolo.&lt;br /&gt;Contrariamente alla tradizione dell'animazione computerizzata che solitamente porta al cinema sceneggiature originali la Blue Sky ha scelto una storia dal sicuro successo (almeno in territorio americano), una favola scritta da dr. Seuss, pseudonimo di Ted Geisel, uno dei più grandi scrittori (e disegnatori) moderni di fiabe per bambini. &lt;br /&gt;Ma al di sopra di tutti c'è sempre lui Chris Wedge, wonder boy della Blue Sky, regista di tutti i film realizzati fino ad ora dallo studio (dai fasti della saga di L'era glaciale al più blando Robots), che per questo film è passato dai panni di regista a quelli di produttore, un ruolo da supervisore che ha calzato con una certa difficoltà (tanto che ha promesso che ben presto tornerà a dirigere) ma che si è reso necessario per realizzare un film dal soggetto non originale e portare la Blue Sky a livello degli altri grandi studi di produzione.&lt;br /&gt;&lt;span id="fyd6"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b id="dwgf"&gt;L'animazione realizzata al computer ha i suoi maestri e padri fondatori nella Pixar c'è qualcosa di tecnico che gli invidia?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Io non invidio nulla di tecnico agli altri. Tecnicamente possiamo competere con qualsiasi altro studio. Si tratta di aspetti molto importanti ma se proprio devo invidiare qualcosa è sicuramente la storia, almeno se mi trasporta via. Insomma tengo molto di più a tutto il bello di una storia ben narrata è quello che mi scatena emozioni.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span id="xylp"&gt;&lt;b id="dwgf0"&gt;E cosa invidia allora dal punto di vista della storia?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ciò che mi ispira di più è trascendere la tecnica e arrivare al cuore del cinema, che poi è il medesimo cuore del cinema dal vero. Il nostro obiettivo non è solo fare cartoni ma presentare personaggi talmente profondi da farti dimenticare che si è di fronte ad un cartone poichè sei di fronte al cinema puro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="j0op"&gt;&lt;b id="dwgf1"&gt;E per questo la Pixar è d'ispirazione?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si. Da questo punto di vista sono rimasto molto impressionato da Ratatouille, da come quel topo in cerca di diventare un artista e come questo desiderio sia reso. Di fronte a queste cose la tecnologia scompare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="gr33"&gt;&lt;b id="dwgf2"&gt;Voi invece ora avete scelto di affidarvi ad una storia scritta da un grande scrittore...&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo scelto la favola di Ortone perchè combacia con la nostra idea di cosa sia una grande storia per il cinema, il libro ha un inizio un mezzo e una fine, grandi personaggi e grande potenziale emozionale. E questo ci libera dal peso di fare la storia e lasciandoci unicamente il compito di capire come raccontarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX &lt;/span&gt;del 23/05/08&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3653716225900937088?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3653716225900937088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3653716225900937088&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3653716225900937088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3653716225900937088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/07/una-favola-per-sfidare-la-pixar.html' title='Una Favola Per Sfidare la Pixar'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3986086436994940647</id><published>2008-07-09T11:01:00.001+02:00</published><updated>2008-07-09T11:05:10.665+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='7th floor'/><title type='text'>Cinema e Web alla Festa Del Cinema di Roma</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La soddisfazione più grande nel poter curare un evento come Cinema e Web all’interno della &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/www.romacinemafest.org');" target="_blank" href="http://www.romacinemafest.org/" title="Roma Cinema Fest"&gt;Festa Del Cinema &lt;/a&gt;è sicuramente quella di portare a galla e poter condividere con una platea di mestieranti, appassionati ed esperti un nuovo mondo cinematografico che sta nascendo in rete a partire dalle nuove tecnologie.&lt;br /&gt;Quelle nuove tecnologie che non solo consentono a chiunque di entrare in possesso di strumenti per la ripresa, il montaggio e l’authoring, ma che da pochi anni a questa parte consentono anche di pubblicare e mostrare (potenzialmente) al mondo intero le proprie opere. &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Cinema e Web si propone di presentare il meglio della produzione audiovisuale che si è affacciata in rete&lt;/strong&gt;, qualcosa che al momento è atta da poche persone per poche persone. E per questo motivo i prodotti migliori sono quelli per i quali può esistere una generale identità tra chi produce e chi fruisce. Questa è la vera componente di rottura: una sincerità nel mettere in scena e realizzare opere data dalla comunanza di idee, aspirazioni e volontà tra realizzatori e pubblico.&lt;span id="more-509"&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt; E’ un cinema che parla direttamente al suo pubblico perchè lo conosce, perchè quelle dietro la videocamera sono le stesse persone che fino a ieri erano davanti al monitor stufe dei contenuti che vedevano&lt;/strong&gt;. Una particolarità che non durerà ancora a lungo e che verrà soppiantata dall’arrivo dei grandi colossi ma che non potrà non influenzare tutto il futuro linguaggio del video in rete.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;In questi filmati non ci sono i contenuti acquietanti proposti dai media tradizionali, e anche se i temi non sono molto diversi dal solito (si parla di donne e uomini, di vita metropolitana, di passioni e molto di solitudine) a mancare sono i contesti familiari (sia amorevoli che pedanti), mancano i rapporti convenzionali e mancano le aspirazioni sociali. Per ora il cinema che si vede in rete, quando non vola su temi fantastici con l’animazione o non esplora territori provocatori con la comicità, &lt;strong&gt;è sostanzialmente il ritratto malinconico e molto autoironico di chi lo mette in scena&lt;/strong&gt; (e per buona parte di chi ne fruisce), &lt;strong&gt;di una generazione tra i 15 e i 35 anni che è anche l’utenza prediletta di internet&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il  grado zero di tutto è chiaramente l’&lt;strong&gt;User Generated Content&lt;/strong&gt;, tutti quei video che non avrebbero trovato spazio da nessun’altra parte e che in alcuni casi, senza un chiaro motivo, vengono visti da milioni di utenti. Si tratta spesso di riprese di prestazioni curiose o particolari fenomeni che una volta diventati famosi vengono copiati e ripetuti da decine di altri utenti. Materiale che nonostante l’effimera inutilità, nel 10% dei casi sta innovando davvero, segnando il modo di girare e immettere video online.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Non troppo distanti dall’User Generated Content vengono i video musicali prodotti dagli utenti, videoclip alternativi per brani conosciuti e dotati già di loro videoclip ufficiali. Da tempo ormai MTV trasmette sempre meno videoclip lasciando il posto ai programmi e la rete sta prendendo il suo posto come canale preferenziale per i video che dunque non sono più trasmessi a flusso dalla rete, ma sono visti on demand.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Non mancano poi produzioni di tipologia televisiva&lt;/strong&gt;. Nonostante il terreno sia quasi tutto occupato dai media tradizionali con contenuti tradizionali accade che ogni tanto qualcosa riesca a dimostrare la specificità del mezzo mettendo a nudo la natura di internet. Spesso ciò avviene appoggiandosi alla comicità, elemento trasversale ad ogni tipo di produzione.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il comico, il grottesco e più in generale l’irriverente senso di divertimento basato sulla presa in giro sono una componente che contamina tutte le produzioni per internet, dove un registro divertente è la chiave per far diffondere qualunque contenuto ed arrivare a parlare al pubblico più vasto possibile. Questo oltre alle produzioni più dichiaratamente comiche, cioè i veri e propri sketch.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il settore invece in cui la produzione in rete meglio rivaleggia con quella professionale è sicuramente quello dell’animazione, per il quale più che in altri le moderne tecnologie digitali permettono di produrre contenuti a basso costo e alta qualità. E se pure la maggioranza dei prodotti guarda all’animazione giapponese o al 3D della Pixar, esiste qualcosa che cattura immediatamente lo specifico delle tecnologie per la rete e che non potrebbe essere trasmesso da altre parti se non su internet: &lt;strong&gt;le animazioni fatte in Flash, un tecnologia nata per animare pagine web ma ora usata anche per fare corti animati di una qualità elevatissima.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;A dominare ad ogni modo sono le serie ed il motivo è presto detto: si tratta di una tipologia di produzione più facilmente monetizzabile delle altre&lt;/strong&gt;. Molte puntate, molti file da vedere e quindi pagine da caricare che equivalgono a più pubblicità visualizzata. Anche per questo le serie sono i contenuti dove la colonizzazione dei media tradizionali è arrivata per prima, ma ancora una volta senza saper incidere e innovare come fanno le produzioni autonome.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;A conclusione di tutto poi arriva il cinema vero e proprio, i lunghi o cortometraggi dotati di linguaggio cinematografico prodotti per essere fruiti attraverso la rete e per sfruttarne i meccanismi e le possibilità esclusive. Sono ridefinizioni o anche evoluzioni del modo canonico di raccontare affiancate a sperimentazioni di modalità alternative di produrre e di mostrare contenuti di stampo cinematografico.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da una parte dunque ci sono i film per la rete, caratterizzati da una messa in scena che è la summa delle caratteristiche esclusive di tutte le altre categorie, e dall’altra c’è una messa in scena più canonica ma che sfrutta le modalità alternative di produzione e di fruizione&lt;/strong&gt;. Certo molti di questi video sono banalmente sperimentali e in realtà innovano poco non battendo strade effettivamente nuove o utili ma altri invece riescono a trovare effettivamente modi diversi di mettere in scena che sfruttino al meglio le possibilità di interazione di internet. Solo in quei casi siamo di fronte a qualcosa di “veramente” nuovo.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;7TH FLOOR&lt;/span&gt; di Ottobre 2008&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3986086436994940647?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3986086436994940647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3986086436994940647&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3986086436994940647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3986086436994940647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/07/cinema-e-web-alla-festa-del-cinema-di.html' title='Cinema e Web alla Festa Del Cinema di Roma'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8341203203446190152</id><published>2008-07-09T11:00:00.002+02:00</published><updated>2008-07-09T11:04:57.114+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='7th floor'/><title type='text'>La sezione EXTRA della Festa del cinema: Intervista a Mario Sesti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Delle molte sezioni nelle quali si articola la seconda edizione della &lt;strong&gt;Festa Del Cinema di Roma&lt;/strong&gt; (&lt;strong&gt;aperta dal 18 al 27 ottobre&lt;/strong&gt;), una in particolare si distingue per particolarità, interesse ed originalità e soprattutto per l’attenzione dedicata (finalmente!) alle &lt;strong&gt;nuove tecnologie del cinema.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La sezione, denominata EXTRA e diretta da &lt;strong&gt;Mario Sesti&lt;/strong&gt;, costituisce la parte più di frontiera della festa, quella più sperimentatrice e, a fronte delle Premiére molto commerciali e di un concorso che deve rispettare certi canoni, sicuramente quella più costretta a puntare sulla qualità. &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma la selezione di EXTRA, contrariamente a quanto può avvenire per il resto della festa, non ha vincoli. Non deve rispondere a canoni predefiniti o dare conto di determinate esigenze che non siano quelle di mostrare il materiale più interessante raccolto nel mondo come in patria, “&lt;strong&gt;perchè chiunque si occupi di cinema si è accorto da tempo che la grande sala ormai ha perso la sua funzione egemone&lt;/strong&gt;” è stata la risposta di Mario Sesti, il direttore artistico della sezione, quando, seduti per iniziare l’intervista gli abbiamo chiesto subito a bruciapelo il perchè di una sezione EXTRA all’interno della festa.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ma non c’è solo la sperimentazione. Sono raccolti in ordine sparso all’interno della sezione sia documentari (veri o finti che siano) molto originali e particolari trovati nei festival meno noti, al pari di versioni restaurate di capolavori come Novecento di Bertolucci ed esperimenti fuori dalle convenzioni di autori convenzionali come il documentario di Guido Chiesa sui cambiamenti nel sistema metereologico accordati ai mutamenti sociali.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In maniera ordinata invece si può dire che la sezione EXTRA ha due direttrici principali, una va verso il passato e una verso il futuro.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La prima è quella che si occupa delle grandi &lt;strong&gt;retrospettive che interessano i capisaldi dell’actor’s studio&lt;/strong&gt; (quest’anno tocca alle donne emancipate degli anni ‘70: Jane Fonda, Shirley Knight e Cloris Leachman) e un serie di incontri d’eccezione tra cui spiccano quello con Francis Ford Coppola e l’impensabile incontro con Terrence Malick, lo schivo e inafferrabile autore di “La Sottile Linea Rossa” e “La Rabbia Giovane”, già definito a suo tempo e senza alcuna esagerazione da Michael Cimino “l’unico vero poeta della mia generazione”. In più quest’anno l’Acting Award sarà consegnato a Sophia Loren, il perchè della scelta è presto detto: “&lt;em&gt;Innanzitutto volevamo una donna, visto che l’anno scorso è stato un uomo ad essere premiato, Sean Connery. E poi volevamo alternare un premiato straniero ad uno italiano e a quel punto il nome di Sophia Loren è arrivato spontaneamente&lt;/em&gt;“.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La seconda direttrice, quella verso il futuro, attraverso il &lt;strong&gt;Premio Cult&lt;/strong&gt; mette in competizione le produzioni più originali e fuori dagli schemi, il cui linguaggio innovativo è destinato ad influenzare in qualche anno quello del cinema mainstream. Forse a tal punto da potersi aspettare di trovare tra qualche anno esperimenti non diversi da quelli visiti in EXTRA all’interno di selezioni ufficiali? “&lt;em&gt;Sicuramente penso che un festival debba saper incorporare quand’è il momento giusto le novità. Le cose che vengono proposte nel programma di EXTRA sono tutte relative a possibili evoluzioni del linguaggio cinematografico ed audiovisuale e io sarei molto contento se tra 10 anni qualcuna delle innovazioni che presentiamo quest’anno fosse alla base di un film parte della selezione ufficiale&lt;/em&gt;“.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Durante la conversazione con Mario Sesti emerge con chiarezza come l’impronta che ha voluto dare a questa sezione sia stata prevalentemente mirate a dimostrare che, come ci dice lui, “&lt;em&gt;il cinema sia pur frammentato conserva sempre la sua identità, perchè è un software che si adatta benissimo a tantissimi tipi diversi di hardware&lt;/em&gt;“.&lt;br /&gt;Con questo Sesti fa riferimento al fatto che oltre al Premio Cult lo sguardo sul futuro di EXTRA si articola anche in &lt;strong&gt;una serie di eventi speciali dedicati a formati diversi dal grande schermo ma sempre fortemente improntati sul linguaggio cinematografico&lt;/strong&gt;. Verranno mostrate installazioni di VideoArte, i risultati di un concorso di cortometraggi parallelo alla Festa Del Cinema che si è svolto unicamente in rete con la collaborazione di &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/www.myspace.com/');" href="http://www.myspace.com/" title="My Space" target="_blank"&gt;MySpace&lt;/a&gt;, e un incontro speciale sul cinema e i suoi nuovi formati ed esperimenti in rete.&lt;br /&gt;Un’attenzione alle nuove tecnologie che non può trascurare la proiezione digitale: “&lt;em&gt;saranno allestiti alcuni padiglioni con proiezioni interamente digitali e in alta qualità. Ormai un festival non può non prevedere questo tipo di formato, specialmente se si prefigge di esplorare nuovi territori&lt;/em&gt;“.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma questo appunto è qualcosa che ormai ogni festival non può evitare di mostrare. Esistono invece sezioni simili ad EXTRA, per varietà e novità, negli altri grandi festival?&lt;/span&gt; “&lt;em&gt;Sicuramente ci sono esprimenti non dissimili dal nostro, ma noi abbiamo cercato una nostra via che si situi a metà tra la sperimentazione e la tradizione. La sezione EXTRA non è solo nuovi formati e nuovi linguaggi ma anche retrospettive, uno sguardo al grande cinema passato e alle professioni come quella dell’attore. Ecco un’unione simile forse è una cosa unica&lt;/em&gt;“.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il problema principale l’anno scorso fu la difficoltà di riuscire a prendere parte a tutti gli eventi interessanti che affollavano il programma, una cosa di cui in molti si lamentarono e che la direzione non ha mancato di recepire, ecco perchè Sesti alla domanda su quali aggiustamenti siano stati necessari quest’anno si affretta a rispondere che “&lt;em&gt;l’anno scorso in quanto prima edizione ci sono state molte cose che non andavano e che quest’anno abbiamo ottimizzato. A partire dal programma: più snello e agile, più semplice da seguire e più chiaro. E poi abbiamo aggiunto la Rush Line cioè a 20 minuti dall’inizio di ogni proiezione sarà possibile, se ci sono posti liberi in sala, accreditarsi o comprare quei biglietti. L’anno scorso infatti fu un problema il fatto che molti accreditati o persone che avevano acquistato il biglietto non sono poi andate allo spettacolo e le sale avevano posti liberi mentre fuori era pieno di persone che volevano entrare&lt;/em&gt;“.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;La passione e l’ardore che Sesti profonde descrivendo i singoli film, i singoli incontri e tutti i piccoli eventi della sezione sono tali che è impossibile ad un certo punto non chiedergli quale tra i tanti eventi, se fosse stato solo un semplice spettatore, non si sarebbe voluto assolutamente perdere: “&lt;em&gt;Io se non fossi nell’organizzazione sarei comunque un grande amante del cinema e di quello di Coppola in particolare e un evento come quello dell’incontro con il grande regista che porterà con tutta probabilità anche la sua famiglia al completo sarebbe imperdibile&lt;/em&gt;“.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;7TH FLOOR&lt;/span&gt; di Ottobre 2008&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8341203203446190152?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8341203203446190152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8341203203446190152&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8341203203446190152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8341203203446190152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/07/la-sezione-extra-della-festa-del-cinema.html' title='La sezione EXTRA della Festa del cinema: Intervista a Mario Sesti'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4479753608416656641</id><published>2008-07-09T10:58:00.001+02:00</published><updated>2008-07-09T11:04:30.310+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='7th floor'/><title type='text'>Il futuro delle tecnologie del cinema secondo Bruce Sterling</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Le parole con cui Matt Aitken, uno dei membri più importanti della &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/www.wetadigital.com');" href="http://www.wetadigital.com/" target="_blank"&gt;WETA digital&lt;/a&gt; (compagnia di effetti speciali nota per aver realizzato King Kong) ha aperto la conferenza dei dieci anni del Future Film Festival, l’evento bolognese che annualmente propone il futuro del cinema, sono state:&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;“Nel 1997 il campione d’incassi della stagione era Titanic, seguito da Il mondo perduto, sequel di Jurassic Park. Vedevamo il cinema come una macchina destinata ad effetti speciali sempre più raffinati ma non ne avevamo capito la direzione”.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E stando alle molte personalità intervenute a Bologna il futuro delle sale, almeno a breve, è sicuramente il 3D, sbandierato come l’arma definitiva contro la pirateria (poichè non replicabile in casa).&lt;br /&gt;La &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/www.pixar.com/');" href="http://www.pixar.com/" target="_blank"&gt;Pixar&lt;/a&gt; è pronta, la WETA è pronta (con l’attesissimo Avatar che nel 2009 vedrà il ritorno di James Cameron al cinema), l’&lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/www.ilm.com');" href="http://www.ilm.com/" target="_blank"&gt;Industrial Light And Magic&lt;/a&gt; è pronta e, strano a dirsi, anche le sale italiane lo sono.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Nonostante al momento quelle attrezzate siano circa 8 in tutto il territorio&lt;/strong&gt;, i principali multisala si stanno muovendo e contano di essere pronti per la fine dell’anno. Già il 2007 infatti ha visto molti film proiettati in 3D con esiti decisamente più remunerativi (calcolando la media incassi per sala) delle proiezioni usuali e questo sarà ancora più vero per il 2008. Nessuno vuole rimanere fuori dalla nuova ondata di 3D che questa volta sembra tornato per restare.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Più invisibile allo spettatore ma ugualmente devastante&lt;/strong&gt; è anche l’evoluzione delle tecnologie di realizzazione dei film. Dieci anni fa non immaginavamo di poter creare personaggi virtuali e muoverli o farli recitare catturando la performance di attori veri (come proprio la WETA ha fatto per il Gollum nei film del Signore Degli Anelli) e ora invece riusciamo non solo a far questo ma, dal secondo episodio di “I Pirati Dei Caraibi” in poi, possiamo anche far recitare questi attori che prestano i movimenti direttamente sul set con gli altri membri del cast e non più in una stanza a parte contornati da pareti verdi.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La Virtual Cinematography&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ma ancora di più, il futuro ci riserva la “&lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/Virtual_cinematography');" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virtual_cinematography" target="_blank"&gt;virtual cinematography&lt;/a&gt;” cioè la possibilità per un regista di vedere su un piccolo schermo in diretta il frutto del &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/Motion_capture');" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Motion_capture" target="_blank"&gt;motion capture&lt;/a&gt; applicato al personaggio digitale e non più in post produzione, potendo quindi dare indicazioni di regia e di recitazione come si trattasse di un attore normale, migliorando sempre di più il livello di interazione tra vero e falso.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Eppure i cambiamenti più grossi stanno accadendo fuori dai cinema e dai set&lt;/strong&gt;. Negli ultimi anni il cinema è sempre più in stretti rapporti con la rete, che porta un nuovo modo non solo di distribuire i film (legalmente o illegalmente) ma anche di promuoverlo con continue anticipazioni e nuovi trailer che creano aspettativa, e soprattutto di discuterne. Una nuova dimensione di critica e promozione a cui l’industria ancora deve abituarsi ma che non può trascurare.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/www.futurefilmfestival.org');" href="http://www.futurefilmfestival.org/" target="_blank"&gt;Future Film Festival&lt;/a&gt; è stata la prima manifestazione ad ospitare una tavola rotonda di &lt;strong&gt;cineblogger&lt;/strong&gt;, cioè tutti i più grandi blogger di cinema riuniti per discutere del fenomeno e di come di fatto si tratti di una nuova critica proveniente dal basso, l’unica ad occuparsi di molto cinema “sommerso” di cui i media tradizionali non parlano. Un fenomeno inevitabilmente destinato ad influire sulla circolazione di tanto cinema a cui viene negata un’uscita italiana o che è relegato a poche sale sul territorio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il Futuro Secondo Bruce Sterling&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ma ad attirare tutta l’attenzione su di sè è stato principalmente &lt;a onclick="javascript:urchinTracker ('/outgoing/blog.wired.com/sterling/');" href="http://blog.wired.com/sterling/" target="_blank"&gt;Bruce Sterling&lt;/a&gt;. Il noto scrittore di fantascienza cyberpunk, futurologo e giornalista, con il suo solito modo di esporre vivace e colorito ha parlato del futuro del rapporto tra cinema e rete tracciando 4 possibili scenari. Si tratta dei 4 possibili 2018 dati dal diverso intrecciarsi delle variabili tecnologiche e delle loro implicazioni “socioeticolegali” (citazione testuale).&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Per Sterling prevede quattro scenari per il futuro del cinema:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;ol style="text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt; a basso tasso tecnologico e basso controllo &lt;/strong&gt;simile a Bollywood, un’industria fiorente ma immatura dove i contenuti traboccano e non c’è modo di controllarli;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;uno a basso tasso tecnologico ed alto controllo&lt;/strong&gt; che somiglia più al “sistema rinascimentale di Sarkozy”, dove cioè i nuovi media sono tassati a favori dei vecchi;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;un futuro ad alto tasso tecnologico e alto controllo &lt;/strong&gt;che vede il 2018 come il 1984 di Orwell, un mondo in cui sono le associazioni che riuniscono le etichette musicali o i grandi studios a dominare e dove “piratare un film può costarti la vita”; e infine c’è&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;strong&gt;un futuro ad alto tasso tecnologico e poco controllo&lt;/strong&gt; dove tutti possono fare tutto e rubare tutto e dove non esistono i blockbuster ma solo tronconi di film, un gigantesco YouTube 3.0 o per usare le parole dello scrittore: “un’infinita scuola di cinema”.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Da bravo scrittore però Sterling ha precisato solo alla fine che con tutta probabilità questi quattro scenari si verificheranno tutti quanti insieme e contemporaneamente.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un futuro segnato? No. A noi rimane la possibilità di scegliere quale preferiamo e spingere il più possibile in quella direzione.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;7TH FLOOR &lt;/span&gt;di Febbraio 2008&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4479753608416656641?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4479753608416656641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4479753608416656641&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4479753608416656641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4479753608416656641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/07/il-futuro-delle-tecnologie-del-cinema.html' title='Il futuro delle tecnologie del cinema secondo Bruce Sterling'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1660132633635889339</id><published>2008-07-08T10:38:00.000+02:00</published><updated>2008-07-08T10:39:23.394+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Arrivano i superfilm ma si litiga sugli occhialini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 2009 sarà l'anno del cinema in tre dimensioni: si annunciano film a raffica, le sale attrezzate crescono in tutto il mondo (secondo "Variety" sono passate dalle 98 del 2005 alle 1300 del 2007). Ma, come accaduto per la nuova generazione di dvd, l'industria è divisa su quale tecnologia 3D adottare. Quando il prossimo aprile Monsters vs. Aliens, lungometraggio dei creatori di Shrek, darà il via alle danze (altri otto film lo seguiranno nel corso dell'anno) probabilmente la situazione non sarà più chiara di oggi, le sale infatti non si stanno modernizzando tutte con lo stesso tipo di tecnologia tridimensionale.&lt;br /&gt;                                &lt;br /&gt;I cinema in America e nel resto del mondo stanno facendo le prove generali e continueranno a farle fino alla fine di quest'anno con l'uscita di due nuovi film: Bolt, della Disney (girato in 2D e poi adattato al tridimensionale), e Viaggio al centro della Terra, il classico racconto di Jules Verne girato in 3D (cioè con due macchine da presa). In Italia ci sono al momento di circa una quindicina di schermi pronti, ma gli esercenti, finalmente non più ostili al costoso cambiamento, si stanno attrezzando e tutte le principali catene di multisale pianificano l'apertura di diversi schermi 3D entro il 2009. La tecnologia del cinema tridimensionale infatti piace al pubblico, soprattutto ai più giovani, e piace anche a chi i film li produce, li distribuisce e li proietta perché, dicono, è un'esperienza nuova che attrae e soprattutto che non è piratabile (cosa vera solo al momento).&lt;br /&gt;                                &lt;br /&gt;Ma non tutti i 3D sono uguali, e alle diverse tecnologie di proiezione corrispondono differenti tipi di occhiali da far indossare agli spettatori (in attesa della seconda era del 3D, quella che abolirà ogni forma di occhiale). A tutt'oggi non c'è uno standard unico e addirittura molte catene, come i multiplex Giometti o i Cinecity, si sono equipaggiati con più di una tecnologia: "Abbiamo montato sia proiettori XpanD, che richiedono occhiali interattivi con lo schermo, che Dolby 3D, per il quale si usano gli occhialetti classici" spiega Gianantonio Furlan titolare della catena Cinecity "La differenza è che nel primo caso l'effetto tridimensionale avviene proprio grazie all'occhiale e quindi davanti agli occhi, nel secondo invece avviene a livello di proiettore e l'occhiale filtra solamente l'immagine. Ma, nonostante ci sembri migliore il primo sistema, stiamo sperimentando anche il secondo poiché gli occhiali interattivi hanno un costo di manutenzione molto elevato". Oltre ai due sistemi citati ne esiste anche un terzo, chiamato Real D, che utilizza i classici occhiali di carta usa e getta dal costo irrisorio e che per questo è il più diffuso al mondo. In Italia però solo i cinema della catena Uci Cinemas l'hanno adottato.&lt;br /&gt;                                                                                &lt;!--inserto--&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;" class="ad-box"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;script language="javascript" type="text/javascript"&gt; &lt;!-- OAS_RICH('Middle'); //--&gt; &lt;/script&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                 &lt;br /&gt;Tanta tecnologia per vedere cosa? Uno dei successi di stagione, ancora in proiezione all'Arcadia di Melzo, è U2-3D, il lungometraggio girato tridimensionalmente del concerto dall'ultima tournée della band di Bono Vox. "È stato un grande successo, lo proiettiamo dal 24 aprile" racconta Laura Fumagalli dell'Arcadia, multisala diventata un faro della modernità cinematografica in Italia, dotata addirittura di due sale per il 3D, con tecnologia a occhiali interattivi "La risposta del pubblico è ottima, la gente ci chiede se continueremo la programmazione di film in tre dimensioni".&lt;br /&gt;                                &lt;br /&gt;Sì, perché il pubblico sembra gradire questo passo in avanti del cinema, anche se non ci sono ancora dati affidabili per "misurare" questo gradimento. Siamo ancora in una fase, se non pionieristica, di studio. I film usciti in tre dimensioni sono stati per lo più esperimenti, come appunto U2-3D o Hannah Montana della Disney che in 3D a Milano è addirittura in tre sale (Arcadia, Uci Bicocca e Apollo), ci sono state riedizioni di grandi classici come Nightmare before Christmas di Tim Burton (e nel 2009 vedremo anche la riedizione di Toy Story della Pixar di John Lasseter) e Beowulf che però non si è rivelato un grande blockbuster nemmeno nella versione canonica in 2 dimensioni. Ad ogni modo le poche stime italiane sembrano in linea con quelle più sostanziose rilevate all'estero e dicono che quando può scegliere tra 2D e 3D il pubblico opta per il tridimensionale nell'80% dei casi, nonostante sia sempre previsto un sovrapprezzo rispetto al biglietto normale (al momento quasi ovunque di un euro, ma destinato ad aumentare).&lt;br /&gt;                                 &lt;br /&gt;                                                    &lt;!-- do nothing --&gt; Non resta che attendere la prossima stagione per uscire da questa fase sperimentale e capire se il 3D diventerà un nuovo modo di vedere il cinema. Il clou arriverà a dicembre 2009 con l'uscita di Avatar, l'attesissimo ritorno al cinema di James Cameron, regista di culto e innovatore tecnologico, inattivo dai tempi di Titanic, che ha definito il suo film 3D "un'esperienza totalmente nuova per tutti, qualcosa di mai visto prima. Di sicuro l'opera cinematografica più complessa che sia mai stata realizzata".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REPUBBLICA&lt;/span&gt; del 08/07/08&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1660132633635889339?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1660132633635889339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1660132633635889339&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1660132633635889339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1660132633635889339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/07/arrivano-i-superfilm-ma-si-litiga-sugli.html' title='Arrivano i superfilm ma si litiga sugli occhialini'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5459410186137156627</id><published>2008-06-05T10:15:00.001+02:00</published><updated>2008-06-05T10:16:52.163+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Gomorra e Sorrentino conquistano il pubblico più giovane</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«È la seconda volta che vengo a vederlo. È bellissimo! Forse ci torno anche un terza se trovo qualcuno con cui andare» a parlare in questo tono di Gomorra è un ragazzo di 19 anni all’uscita da un grande cinema multiplex di Roma. Contro ogni aspettativa infatti le catene multisala stanno diventando di giorno in giorno sempre più pesanti nel successo del film di Garrone.&lt;br /&gt;Il dato è subito confermato anche dagli esercenti dei multiplex come sostiene il filmbuyer della catena dei Warner Village, Andrea Roselli: «Ho tenuto una doppia copia di Gomorra in uno miei multisala del Veneto alla terza settimana di proiezione, non mi era mai capitato prima».&lt;br /&gt; Dunque dopo i trionfi di Cannes ma anche indipendentemente da essi (distributori e esercenti concordano che molta parte del pubblico non si fa influenzare dai premi del festival francese) entrambi i film stanno dimostrando come i criteri applicati solitamente da chi è abituato ad interpretare gli incassi in questo caso non funzionino.&lt;br /&gt; Il pubblico, soprattutto quello giovanile e di periferia che sceglie più facilmente i multiplex, sta preferendo Il Divo a Sex And The City e sta tornando a rivedere Gomorra più di una volta. Il risultato è che per entrambi i film gli incassi dei multiplex arrivano ad essere quasi la metà del totale (in proporzione i multisala realizzano il 49% del totale degli incassi del film di Matteo Garrone e il 44% di quelli del film di Sorrentino) da che si pensava che sarebbero stati più che altro i cinema del circuito d’autore con poche sale a fare la differenza.&lt;br /&gt; La spiegazione del fenomeno la dà un altro dei tanti ragazzi che sono rimasti soddisfatti da Gomorra: «Mi è piaciuto perché è duro, non fa la morale come i soliti film italiani, ma ti fa vedere le cose come stanno».&lt;br /&gt; Più dura era però la sfida che si era posto Paolo Sorrentino con Il Divo: spettacolarizzare la DC. Eppure come ha spiegato anche Andrea Occhipinti, che con la sua Lucky Red ha distribuito il film: «Per il pubblico più giovane Sorrentino compensa Andreotti. Cioè, nonostante il nostro film riscuota più successo presso un pubblico maturo, lo stile moderno e pieno di musica del regista riescono ad attrarre i ragazzi anche a dispetto dell’apparente austerità del tema». E grande merito in questo viene attribuito anche ad un’attenta campagna promozionale che fin dal trailer ha saputo comunicare correttamente il fascino dinamico del film.&lt;br /&gt;E anche l’incasso per regioni presenta delle sorprese cui non siamo abituati. Se infatti nelle sale del centro e del nord Italia in fondo ci si attendeva una buona prestazione di Gomorra, sia esercenti che distributori ci tengono a precisare come, nonostante il grande caldo, nei cinema del sud stia facendo registrare prestazioni in proporzione anche migliori, superiori ad ogni aspettativa.&lt;br /&gt;Dall’altra parte Il Divo ha il suo punto di forza nel centro Italia «e nei giorni feriali» sostiene Pierluca Sforza, direttore commerciale di Lucky Red «perché il grosso del suo pubblico rimane quello di età medioalta e ci aspettiamo che con l’andare del tempo il passaparola favorisca ancora di più un abbassamento dell’età media».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REPUBBLICA&lt;/span&gt; del 05/06/08&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5459410186137156627?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5459410186137156627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5459410186137156627&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5459410186137156627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5459410186137156627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2008/06/gomorra-e-sorrentino-conquistano-il.html' title='Gomorra e Sorrentino conquistano il pubblico più giovane'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2488636862230104274</id><published>2007-07-20T15:13:00.000+02:00</published><updated>2007-07-20T15:16:40.857+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il secolo xix'/><title type='text'>Se i film usano internet per farsi pubblicità gratis</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Meno di due settimane fa sono iniziate le riprese di Indiana Jones IV e già dal giorno dopo erano diffuse in rete una foto di Harrison Ford vestito nuovamente da Indiana Jones e un breve filmato di Spielberg e Lucas al lavoro sul set. In America è da poco uscito Ratatouille, attesissimo nuovo film d'animazione della Pixar, ma già da molti mesi in rete circolavano foto, disegni, trailer brevi e lunghi e addirittura dieci minuti sani del film. Niente pirateria, si tratta di tutto materiale originale, diventato in rete materiale promozionale senza bisogno di trattamenti o campagne specifiche ma solo grazie alla fama di cui i due film godono già da mesi prima della loro uscita.&lt;br /&gt;Sono solo due esempi, i più recenti, di come internet stia cambiando la promozione cinematografica, specialmente per quanto riguarda le pellicole più attese, i grandi blockbuster e i film che coinvolgono autori o attori di culto, tutte quelle opere insomma che per un motivo o per un altro godono di un certo seguito e di un'aspettativa, almeno da una parte del pubblico, già dal momento del loro annuncio.&lt;br /&gt;Grazie ad internet i fan e gli appassionati possono essere raggiunti a costo zero, sottoponendogli materiale di lavorazione grezzo (foto scattate sul set, brevissimi trailer, piccoli estratti dalle parti già completate del film) per ricordare loro continuamente che la lavorazione procede e l'uscita è sempre più imminente.&lt;br /&gt;Così facendo i grandi studios puntano ad allargare questo tipo di pubblico creando una forte aspettativa nei confronti di una pellicola anche nei soggetti meno informati sul cinema che altrimenti non l'avrebbero assolutamente avuta.&lt;br /&gt;E' quello che è successo intorno alle prime notizie su The Dark Night Returns, seguito di Batman Begins (il fortunatissimo quinto film della saga dell'uomo pipistrello scritto e diretto da Christopher Nolan ed interpretato da Christian Bale), sulla cui trama già si avevano indizi alla fine del film precedente e sul cui cast si è subito cominciato a vociferare. Nulla di tutto questo però è stato paragonabile all'effetto che si è avuto dalla diffusione in rete di una foto di Heath Ledger col trucco di scena da Joker. La particolarità del trucco (per niente glamour ma anzi molto crudo e realista) ha gettato una diversa luce sulle possibilità del film alimentando dibattiti, discussioni, speranze e aspettative non solo da parte dei fan ma anche dei semplici appassionati. Del film se n'è cominciato a parlare e molto, in molte maniere diverse e su luoghi diversi della rete: dai siti ufficiali dei giornali a quelli cinematografici, dai forum specializzati ai blog tematici, fino anche a quelli più generali. Un tipo di pubblicità non ottenibile in nessun'altra maniera e che è il sogno di qualunque produttore.&lt;br /&gt;Tra tutti i modi attraverso i quali si promuove un film in rete questo, che è il più recente, sembra finalmente in grado di coniugare con intelligenza le specifiche potenzialità e caratteristiche della comunicazione su internet con la soddisfazione (sempre parziale) del bisogno di informazione degli appassionati. Cosa che non era assolutamente riuscita a tutte le strategie precedenti (che comunque continuano ad esistere) come i blog tenuti dagli autori durante la lavorazione, i siti messi in piedi per ogni film dove si possono trovare immagini, filmati, suoni e piccole chicche o anche i più tradizionali accordi di sponsorizzazione sui grossi portali e motori di ricerca.&lt;br /&gt;Al momento dunque sembra che nulla come la diffusione di materiale ufficiale sia in grado di far parlare di un film, anche a grande distanza dalla sua uscita. A dimostrarlo è il fatto che in Italia ancora si attende l'uscita in sala di Ratatouille (prevista per ottobre) ma già su internet già si parla di Wall-E, il prossimo film Pixar, grazie alla diffusione di una primissima foto in cui si vede solo un piccolo robot da lavoro con occhi antropomorfi e di un brevissimo trailer che mostra poche immagini del robot intento al suo lavoro alienante con in sottofondo la musica di Brazil, il film di Terry Gilliam del 1984. Pochissime immagini e poche informazioni che tuttavia sono sufficienti, ad un anno di distanza dall'uscita, a scatenare voci di corridoio, teorie e supposizioni sulla trama e il possibile svolgimento del film, sempre in attesa della prossima piccola indiscrezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX&lt;/span&gt; del 19/07/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2488636862230104274?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2488636862230104274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2488636862230104274&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2488636862230104274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2488636862230104274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/07/se-i-film-usano-internet-per-farsi.html' title='Se i film usano internet per farsi pubblicità gratis'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5091039906303986931</id><published>2007-07-20T15:08:00.000+02:00</published><updated>2007-07-20T15:10:15.464+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Vacancy: la serie B di qualità si vede dal racconto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E' tutto nella narrazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vacancy&lt;/em&gt; si presenta come il più consueto degli horror estivi. Lo dicono tutte le componenti "paratestuali": lo dice la locandina, lo dicono gli attori (noti ma non di primo piano), lo dice il trailer e lo dice la forma della trama.&lt;br /&gt;Una coppia in crisi si ferma in un motel di notte e scopre che in realtà è una trappola mortale gestita da un sadico regista di snuff movies che tortura e uccide davanti alle telecamere i suoi ospiti. Nulla di più classico. Anche i personaggi rispondono in pieno alle figure archetipe: l'uomo troppo sicuro di sè e la donna scossa da un trauma, entrambi pronti a lasciare l'altro.&lt;br /&gt;Eppure &lt;em&gt;Vacancy&lt;/em&gt; si discosta moltissimo da qualsiasi altro filmetto estivo per l'approccio che ha al racconto. E' il tipico film di serie B (e in questo caso è un complimento) in grado di raccontare moltissimo delle idee, dei sogni e delle paure dei protagonisti (e per esteso di tutti) attraverso una forma che mette in assoluto primo piano il racconto degli eventi senza concedere mai spazio all'introspezione esplicita ma arrivandoci sempre "di rimbalzo", per induzione dalle azioni dei personaggi.&lt;br /&gt;I segreti di un simile film, i motivi percui pur sembrando in tutto e per tutto come molti altri riesce invece ad andare oltre, sono molti e affondano le radici nel modo in cui il regista Nimròd Antal affronta la narrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Innanzitutto la location&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Pinewood Motel, il luogo in cui i protagonisti sono bloccati per quasi tutto il film, braccati dai macellai che lo gestiscono, è un vero e proprio personaggio a sè. Ha un carattere, un'architettura particolare (a ferro di cavallo per aumentare il senso di claustrofobia) e una serie di vie di fuga e trappole da scoprire piano piano nel corso del film che lo rendono uno snodo fondamentale per tutto il racconto. Solo con una simile location è possibile portare avanti un'ora e mezza di film in cui succedono sempre cose diverse.&lt;br /&gt;Non a caso non è stato possibile utilizzare una struttura già esistente: “Abbiamo deciso che la cosa migliore da fare fosse costruire il motel secondo le nostre aspettative”, afferma il produttore Lieberman. “Alla Sony sono stati così gentili da concederci il teatro di posa numero 15, che è uno dei più grandi al mondo, consentendoci di ricostruire l’intero motel e la stazione di rifornimento”.&lt;br /&gt;Oltre alle pareti in legno c'è molto vetro nel film, le stanze e specialmente l'appartamento dove la coppia protagonista è prigioniera è stata costruita con molti specchi e pareti di vetro, per dare l'idea di animali in gabbia, visti da fuori ma incapaci di uscire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una questione d'illuminazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A dirigere la fotografia c'è Andrzej Sekula, fotografo di fiducia di Quentin Tarantino, abilissimo con la gestione delle luci e dei colori. E proprio le luci e le ombre sono un elemento portante di tutta la forma del film che non potrebbe avere lo stesso impatto senza le scelte precise che sono state fatte di concerto tra Sekula e il regista Antal.&lt;br /&gt;Non c'è zona grigia in &lt;em&gt;Vacancy&lt;/em&gt;, non c'è spazio aperto possibile. Tutte le immagini che si presuppongono svolgersi all'esterno sono avvolte in un buio pesto, in un'oscurità tagliata da netti fasci di luce (la macchina, i neon, le torce), creando una coerenza claustrofobica anche all'esterno.&lt;br /&gt;“Abbiamo potuto girare senza dover fare i conti con la luce del sole e con le condizioni atmosferiche. Avevamo il controllo completo di ogni angolo del set" ha dichiarato il regista. Ed è proprio la parola "controllo" il punto focale. Girare tutto in un set ha il principale vantaggio di poter controllare anche la luce come sarebbe impossibile in veri esterni, e &lt;em&gt;Vacancy&lt;/em&gt; si avvale in toto di questa potenzialità, portandola alle estreme conseguenze come lo stesso Sekula spiega: “Non volevamo né riflettere né diffondere la luce. Ho creato come delle chiazze di luce da cui improvvisamente saltano fuori gli assassini. Molto spesso, i personaggi si spostano dalla luce all’ombra e poi di nuovo alla luce”.&lt;br /&gt;Sekula inoltre è anche il creatore delle sequenze snuff che i protagonisti vedono nel videoregistratore della camera d'hotel, sequenze fondamentali. Quello è il momento in cui è chiaro cosa succederà, il punto dal quale nulla sarà più come prima e nel quale è chiaro a tutti (protagonisti e spettatori) che la guerra per la loro sopravvivenza è già cominciata. Le sequenze dovevano non solo essere realistiche e documentaristicamente spaventose ma anche apparire come un prodotto di bassa qualità ripreso da videocamere a circuito chiuso. Per fare questo le macchine da presa sono state piazzate come se fossero vere videocamere a circuito chiuso cioè in modo da riprendere tutta la stanza, senza lasciare buchi possibili. Poi il girato in alta qualità è stato montato e rimontato per farlo sembrare frutto di un vecchio VHS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Infine il racconto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma a tirare le fila di tutto, a differenziare il film dai suoi omologhi di qualità inferiore c'è la narrazione. E' la capacità e la volontà di costruire un racconto che sia totalmente incentrato sull'azione e sul racconto dei fatti, considerando sempre i personaggi come funzionali. E' questo ciò che meraviglia di più in &lt;em&gt;Vacancy&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Il film incornicia in maniera stretta e precisa la terribile disavventura della coppia protagonista, comincia al cominciare dei loro problemi (prima sbagliano strada, poi la macchina dà problemi) e finisce con la fine (per un verso o per l'altro) della caccia all'uomo nel motel. Non c'è prologo e non c'è epilogo, la vicenda narrata non è inquadrata in un contesto storico o sociale particolare, potrebbe essere un qualsiasi luogo di provincia americano in un qualsiasi momento della storia recente. E' il vero incubo, quello che non ha spiegazioni e non ha introduzioni ma comincia con l'angoscia crescente e si interrompe di botto quando non ci sono più motivazioni di angoscia.&lt;br /&gt;Anche il racconto dell'amore tra i protagonisti, cosa solitamente scontata e un po' banale in questo genere di film, è particolarmente convincente e finalmente non è solo un dovere istituzionale ma un piacere che si riserva il regista.&lt;br /&gt;Per finire le figure archetipe, le persone comuni coinvolte in un'esperienza fuori dal comune, tipi da città costretti per la prima volta a lottare per la propria sopravvivenza senza un motivo, sono finalmente solo un punto di partenza e non di arrivo. L'uso di caratteri tipici non è una facile soluzione ma una scelta stilistica. La coppia inizia come tutte le coppie scoppiate del cinema e nel corso del film si riconcilia in una maniera intima e particolare denunciando l'unicità della loro storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 19/07/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5091039906303986931?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5091039906303986931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5091039906303986931&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5091039906303986931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5091039906303986931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/07/vacancy-la-serie-b-di-qualit-si-vede.html' title='Vacancy: la serie B di qualità si vede dal racconto'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-6946915356074301172</id><published>2007-07-16T00:55:00.000+02:00</published><updated>2007-07-16T00:56:47.202+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Il quinto Harry Potter, una maratona di effetti speciali</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una gara di resistenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se i film fossero discipline sportive ogni film della saga di Harry Potter, per l'utilizzo continuo, massiccio e accurato degli effetti speciali, sarebbe una maratona a sè.&lt;br /&gt;Più in evidenza dei film della saga di &lt;em&gt;Il Signore Degli Anelli&lt;/em&gt; (dove ad un certo punto molto soluzioni vengono date per scontate) e con più inserti di qualsiasi film di fantascienza (dove come nella vita reale la tecnologia tende a sostituire la magia) i film di Harry Potter ogni volta sono un vero tour de force degli effetti visivi.&lt;br /&gt;Nel cinema molto spesso gli effetti speciali sono utilizzati per realizzare ambientazioni e dare un certo respiro alle situazioni, in un modo quindi che risulta invisibile allo spettatore medio, e solo in qualche caso sono il centro dell'azione e dell'attenzione dello spettatore. In Harry Potter invece gli effetti speciali sono quasi sempre il fuoco della scena, quasi sempre dunque gli occhi del pubblico sono puntati su di loro.&lt;br /&gt;Per questo ogni Harry Potter è una lunga maratona, una gara lunga nella quale non ci si può mai distrarre e nella quale in ogni momento occorre impegnarsi al massimo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Questioni di scenografie e di colori&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per il quinto episodio della saga, &lt;em&gt;Harry Potter e l'ordine della fenice&lt;/em&gt;, la regia passa da Mike Newell a David Yates ma rimane immutata l'atmosfera cupa e dark, segno della direzione che ha preso l'evoluzione della saga. Oltre a questo i due episodi sono collegati anche a livello tecnico, molti personaggi e situazioni infatti si ripetono e quindi necessitano del medesimo team tecnico e della medesima realizzazione.&lt;br /&gt;Data l'atmosfera più cupa e seriosa questa volta manca il tripudio di piccoli effetti, piccole magie ed esseri soprannaturali che dominava ogni scena nei precedenti episodi, molto del film è affidato alle scenografie (costruite dal vero e in digitale) e ai colori e meno alle componenti aggiuntive. Le inquadrature sono decisamente meno dense del solito, si opta per un deciso minimalismo, anche nello strutturare quegli ambienti fino ad ora inediti.&lt;br /&gt;Uno dei pochi effetti "episodici" in questo senso è quello della faccia di Sirius Black (Gary Oldman) che appare nel fuoco. La realizzato inizialmente doveva prevedere la fusione di fuoco reale e di una ripresa fatta davanti ad un bluescreen del viso di Gary Oldman, ma dato che era necessario un movimento di macchina si è optato per l'uso del motion capture.&lt;br /&gt;Gary Oldman ha quindi recitato la sua parte davanti a cinque macchine da presa disposte intorno a lui a 180°, le quali hanno catturato i suoi movimenti per applicarli all'animazione del fuoco. Poi per aggiungere credibilità al tutto la superficie del viso è stata mischiata con ceneri e particolari del viso che cadono sul fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I Dissennatori animati sott'acqua&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una delle realizzazioni migliori del film però possono essere considerati i Dissennatori, le creature dalle fattezze semiumane che agiscono per volere del ministero della magia. La loro realizzazione è stata affidata all'Industrial Light And Magic (sono stati molti e diversi gli studi impiegati nella lavorazione del film), che ha adottato un sistema ibrido. Per dare idea del movimento lento e spettrale dei Dissennatori infatti hanno utilizzato le immagini di un pupazzo ripreso sott'acqua. Queste poi sono state modificate aggiungendo le vesti spettrali animate con un consueto software di animazione per vestiti avendo però l'accortezza di rallentare tutti i movimenti per accordarli a quelli rallentati del pupazzo sott'acqua.&lt;br /&gt;Oltre all'Industrial Light And Magic però il merito va anche ad Alfonso Cuaròn, regista del terzo episodio della saga, &lt;em&gt;Harry Potter e il prigioniero di Azkaban&lt;/em&gt;, nel quale questi personaggi fanno la loro comparsa per la prima volta, che per primo ha preso la decisione di rappresentarli come esseri che si muovono molto lentamente e non in maniera frenetica come era previsto da principio. Cuaròn disse: "Questi sanno che ti prenderanno e non hanno la minima fretta. Si muovono lentamente, come fossero dei reali. Una forza inarrestabile".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'irriconoscibile Ralph Fiennes&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma il cuore di tutto è chiaramente Voldemort, il signore del male, colui che non può essere nominato, che fa la sua comparsa nell'episodio precedente ma che ha il suo ruolo decisivo anche in questo film.&lt;br /&gt;Voldemort è la classica figura maligna carismatica, la cui comparsa è centellinata perchè meno si vede più è spaventoso. Dunque quando è in scena deve essere all'altezza delle aspettative.&lt;br /&gt;Come spesso è accaduto nella storia del cinema, il male viene reso attraverso una forma umana deforme, una sorta di deviazione dalla normalità che rifletta la deviazione interiore. La base è chiaramente Ralph Fiennes, a cui oltre al trucco vengono applicate delle modifiche in post produzione, come per esempio l'impossibile naso inesistente.&lt;br /&gt;In questi casi lo sforzo è tutto nel creare continuità tra la parte del viso modificata (il naso) e il resto della faccia, continuità nella forma e nel colore. C'erano dunque nasi sudati, nasi raggrinziti, nasi rilassati, illuminati, all'oscuro ecc. ecc. da applicare in tutte le possibili situazioni...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-6946915356074301172?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/6946915356074301172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=6946915356074301172&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6946915356074301172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6946915356074301172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/07/il-quinto-harry-potter-una-maratona-di.html' title='Il quinto Harry Potter, una maratona di effetti speciali'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5792476145746383797</id><published>2007-07-16T00:54:00.000+02:00</published><updated>2007-07-16T00:55:18.186+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Il castello di Cagliostro, momento fondamentale per Lupin e Miyazaki</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un incrocio di talenti in erba&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il personaggio di Lupin III nasce come eroe di una serie a fumetti scritta nel 1967 da Monkey Punch (il cui vero nome è Kazuhito Kato) ma quello che conosciamo meglio in realtà gli somiglia poco. Il look e il lavoro sono quelli ma è il carattere, gli obiettivi e il modo di perseguirli a differenziarlo dall'originale, questo perchè Lupin ad inizio anni '70 è passato attraverso le maglie dell'immaginazione e delle ossessioni di Hayao Miyazaki, autore oggi di culto ma allora alle prime armi. Gestione della quale &lt;em&gt;Il castello di Cagliostro&lt;/em&gt; rappresenta il punto più alto.&lt;br /&gt;Il primo lungometraggio d'animazione di Hayao Miyazaki è infatti una vera perla nel panorama del cinema d'animazione giapponese alla quale hanno partecipato alcuni personaggi che sarebbero poi diventati autori di culto. Si tratta dello sceneggiatore Haruya Yamazaki (Rocky Joe, L'Isola Del Tesoro, Cobra e Capitan Harlock), del grandissimo compositore Yuji Ohno (lo stesso della serie televisiva e assiduo collaboratore anche del maestro Osamu Tezuka), e del direttore artistico Shichiro Kobayashi (che già aveva lavorato per Berserk, Rocky Joe, Kimagure Orange Road, Lamù Beautiful Dreamer e Venus Wars). Un incrocio di competenze artistiche assolutamente fecondo coronato dalla direzione di Miyazaki a quasi 10 anni dall'inizio della prima serie animata alla quale aveva dato vita assieme a Isaho Takahata (&lt;em&gt;Una Tomba Per Le Lucciole&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La trasformazione di Lupin da Monkey Punch a Miyazaki&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lupin III nasce dalle passioni esterofile di Monkey Punch che, molto poco legato al tipo di narratività e di fumetto che si faceva nel proprio paese, cercava ispirazione nei miti europei, in particolare l'Arsenio Lupin di Maurice Leblanc e il James Bond di Ian Fleming.&lt;br /&gt;E dall'incrocio di queste due figure nasce infatti il personaggio di Lupin, vestito all'occidentale con la caratteristica giacca (il cui colore scandisce le diverse serie televisive) e la cravatta con fermacravatta, dotato di carisma, sicurezza in se stesso, abilità manuale e geniale intuito ladresco.&lt;br /&gt;A queste caratteristiche primarie se ne aggiungono altre al momento della strutturazione della prima serie animata ad opera di Hayao Miyazaki e Isaho Takahata (come per esempio la 500 giallo canarino) e una diverso mood, più scanzonato e fiabesco. Aria che si respira a pieni polmoni in &lt;em&gt;Il castello di Cagliostro&lt;/em&gt; e che lo rende una vera mosca bianca nel panorama della produzione dedicata al personaggio.&lt;br /&gt;Nonostante infatti siano passati 10 anni dalla serie che aveva diretto, Miyazaki riprende la sua idea di Lupin e la applica nuovamente in un lungometraggio (il secondo per l'eroe giapponese) che si distacca totalmente dai consueti percorsi di Lupin III. La trama più incentrata sulle aspirazioni e i sentimenti di Lupin e meno sul colpo in sè o su tematiche e svolgimenti adulti che lascia in secondo piano tutti gli altri soliti comprimari (Jigen, Goemon, Fujiko e Zenigata), ne sono l'esempio più lampante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La fortuna di Il castello di Cagliostro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel tempo il successo del film è cresciuto a dismisura, ben oltre le aspettative e le intenzioni iniziali degli autori e dei produttori.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il castello di Cagliostro&lt;/em&gt; è stato nominato consecutivamente per 5 anni miglior film dai lettori della rivista Animage e la protagonista femminile, Clarissa, come miglior eroina (questo fino a che non è arrivato il secondo lungometraggio di Miyazaki &lt;em&gt;Nausicaa della valle del vento&lt;/em&gt; a spodestare i due record), Steven Spielberg si è dichiarato più volte grandissimo fan del film, immagini di Lupin III tratte da questo film compaiono come citazioni in diversi film e serie televisive, ne sono stati tratti alcuni videogiochi e il successo ha causato il ritorno del regista alla direzione della serie animata per due episodi speciali.&lt;br /&gt;Si tratta di tutti dati che rendono sempre di più l'idea di come &lt;em&gt;Il castello di Cagliostro&lt;/em&gt; non sia solo un buon film su Lupin ma qualcosa di più e quasi di altro. Un simile trionfo va oltre il personaggio, specialmente considerando la maniera poco convenzionale con cui questo viene trattato e approfondito nel film. La personalità del regista infatti invade il terreno del ladro internazionale rendendolo più romantico, sognatore e meno cinico e adulto. Il Lupin di Miyazaki è decisamente molto più fiabesco di quello a cui siamo abituati, molto meno materialista, più romantico e sognatore. Non a caso intreccia una storia con la bella ed eterea Clarissa (il tipico personaggio miyazakiano) e non la più classica e provocante Fujiko.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5792476145746383797?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5792476145746383797/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5792476145746383797&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5792476145746383797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5792476145746383797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/07/il-castello-di-cagliostro-momento.html' title='Il castello di Cagliostro, momento fondamentale per Lupin e Miyazaki'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5160582048033906946</id><published>2007-07-16T00:52:00.000+02:00</published><updated>2007-07-16T00:53:47.221+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Cemento armato, "Un western metropolitano"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"So cosa significa essere cresciuta nella periferia romana per questo ho subito capito cosa ci voleva per interpretare Asia, una ragazza qualunque che vive in un contesto di teppistelli che fanno bravate in continuazione mentre lei vorrebbe una vita semplice", è una Carolina Crescentini molto lontana dai toni leggeri e briosi di Notte Prima Degli Esami Oggi e della sit-com Boris quella che parla del suo personaggio in Cemento Armato, il film in uscita il prossimo autunno (il 5 ottobre), che riunisce autori e attori della serie Notte Prima Degli Esami.&lt;br /&gt;Oltre a lei infatti i protagonisti del film sono Nicolas Vaporidis e Giorgio Faletti mentre Marco Martani e Fausto Brizzi si sono scambiati i ruoli, la sceneggiatura è sempre scritta a quattro mani (con l'aiuto stavolta di Luca Poldelmengo) ma alla regia è passato Martani.&lt;br /&gt;Ma le similitudini si fermano qui, Cemento Armato è un western metropolitano (come lo ha definito il regista) dalle atmosfere molto lontane dalle commedie sentimentali girate in precedenza dalla premiata ditta messa insieme dai produttori Federica e Fulvio Lucisano e la prima avvisaglia del cambio di registro la dà proprio Carolina Crescentini che si presenta con capelli nero corvino: "Lo voleva il regista, serve per differenziarmi dai miei altri ruoli e poi mi ha anche aiutato a sentirmi diversa".&lt;br /&gt;Nel film Carolina è la fidanzata di Diego (Vaporidis) un ragazzo semplice cresciuto in un ambiente difficile, la borgata, che una bravata fa scontrare con il male puro, un boss della delinquenza locale, un palazzinaro senza scrupoli noto con il soprannome di "il Primario", interpretato da Giorgio Faletti. Non viene svelato molto altro della trama ma è chiaro che tutto ruota intorno all'ossessione che il boss sviluppa verso questi due ragazzi.&lt;br /&gt;Martani sostiene di aver cercato il noir nella Roma delle borgate sia in quelle più belle (Pigneto e Garbatella), simbolo della vita semplice, che nelle più brutte, quelle infestate dagli abusi edilizi e dal cemento armato del titolo, simbolo dell'universo criminale del Primario dove è facile morire e difficile amare e dove verranno inevitabilmente trascinati i protagonisti.&lt;br /&gt;"Asia e Diego sono la tipica coppia di borgata che litigano un giorno sì e l'altro pure, una coppia de core, quelli che vedi in motorino accapigliarsi al semaforo" continua a spiegare Carolina Crescentini, che per interpretare questo ruolo si è soffermata più che altro sui dettagli "Già il film è carico di emozioni, non volevo sovraccaricarlo ulteriormente, per questo mi sono guardata in giro, ho guardato molto i coatti cercando i dettagli e ne ho trovati mille!".&lt;br /&gt;Non si è potuto invece ispirare direttamente a nessuno Giorgio Faletti per il suo personaggio freddo e spietato, uno che si è fatto da solo, che è arrivato ai vertici della cupola e ormai demanda tutto, un personaggio a cui il romanziere/attore ha contribuito a dare forma: "Nelle prime sceneggiature c'erano dei momenti in cui apostrofava una donna riferendosi a lei con delle classiche parolacce da strada ma col regista abbiamo sentito l'esigenza di levarle, perché usarle per lui significa declassarsi. E' il male assoluto e un diamante nero che non si abbasserebbe mai ad usare un frasario da uomo della strada".&lt;br /&gt;Eppure nonostante la fatica di calarsi in un ruolo così lontane dalle sue più classiche performance comiche Faletti ha lo stesso realizzato quello che era un suo sogno: "Ho sempre desiderato fare il pistolero in un western, in questo momento quindi mi sento abbastanza appagato. Non c'è stato il classico duello ma lo stesso il film sembra davvero un western metropolitano".&lt;br /&gt;Di tutt'altro tipo invece il personaggio di Nicolas Vaporidis, finalmente lontano dallo stereotipo giovanilistico del ragazzo impacciato in cui sembrava intrappolato. Nelle sue stesse parole il suo Diego "è uno che vive di estremi, non è un cinico o un calcolatore, non è un eroe nè un killer. E' un ragazzo normale che viene travolto da un destino più grande di lui".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REPUBBLICA&lt;/span&gt; del 6/7/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5160582048033906946?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5160582048033906946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5160582048033906946&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5160582048033906946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5160582048033906946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/07/cemento-armato-un-western-metropolitano.html' title='Cemento armato, &quot;Un western metropolitano&quot;'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8699095103492934251</id><published>2007-06-28T15:26:00.000+02:00</published><updated>2007-06-28T15:27:57.731+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Cinque studi di effetti speciali per quattro super eroi più Silver Surfer</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Una compagnia diversa per ogni personaggio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Per il secondo capitolo cinematografico delle avventure dei Fantastici Quattro, la produzione ha confermato la squadra vincente del primo film continuando con l'idea, che si sta diffondendo sempre di più negli ultimi tempi, di avere team di tecnici diversi al lavoro su elementi diversi del film. Dunque anche per &lt;em&gt;I Fantastici Quattro e Silver Surfer&lt;/em&gt; ogni personaggio è stato curato da uno studio di effetti speciali differente, in modo che si potesse lavorare in parallelo e che non fossero mai usate due volte le medesime soluzioni di animazione.&lt;br /&gt;Poche dunque le differenze di resa visiva rispetto al primo episodio, come i ritocchi e le migliorie alla fiamma della Torcia Umana e altri piccoli particolari inseriti a furor di popolo, come ad esempio le sopracciglia rocciose della Cosa, che mancavano nel primo film ed invece sono una caratteristica fondamentale del personaggio nei fumetti.&lt;br /&gt;Tuttavia il personaggio più interessante dal punto di vista della realizzazione tecnica continua a rimanere la Donna Invisibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Invisibile come il vetro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Molti sono stati i problemi da risolvere per la messa in scena della Donna Invisibile, innanzitutto perchè si tratta di una delle attrici più importanti del film che quindi non può non essere in scena per la gran parte della pellicola e poi perchè l'invisibilità è un concetto con il quale il cinema si misura fin dai suoi esordi attraverso mille possibili declinazioni e mille trovate differenti.&lt;br /&gt;Questa volta il compito era dunque non solo di staccarsi da ciò che è stato fatto in precedenza creando un concetto di invisibilità cinematografica differente (anche se comunque debitrice alle trovate estetiche presenti nel fumetto) ma anche mantenere la riconoscibilità di Jessica Alba.&lt;br /&gt;La soluzione è arrivata paradossalmente pensando a come viene spiegato il potere della donna invisibile nei fumetti. Secondo le teorie di Reed Richards infatti la moglie diventa invisibile poichè riesce a creare attorno a sè un campo che non rifrange la luce, da questo i tecnici hanno provato a pensare a quali materiali o a quali oggetti nella realtà si comportino in questo modo e sono così arrivati alla soluzione di far sembrare il corpo di Sue Storm come fatto di vetro. In questo modo gli spettatori possono ancora vederne i contorni e le fattezze (come accade nei fumetti) pur capendo al volo che in realtà per i personaggi del film è qualcosa di invisibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Silver Surfer "ossidato"&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ma la vera novità del film era chiaramente Silver Surfer, personaggio attesissimo che ha richiesto un massiccio intervento tecnologico. In questo caso il problema era di ordine narrativo, non solo infatti Silver Surfer doveva essere riprodotto in maniera fedele al fumetto ma doveva anche esserci una marcata differenza nella sua apparenza tra quando è a bordo della sua tavola e quando ne viene privato.&lt;br /&gt;La prima scelta è stata quasi obbligata: il personaggio doveva essere necessariamente tutto animato in digitale (con l'aiuto del motion capture dell'attore Doug Jones, che già era stato il mostro senza faccia di &lt;em&gt;Il labirinto di Pan&lt;/em&gt;) poichè questo era decisamente più semplice che utilizzare un attore vero e aggiungere effetti speciali alle moltissime sequenze altrimenti irrealizzabili. Così il personaggio è stato messo nelle mani degli animatori, i quali sapevano che Silver Surfer avrebbe subito una modifica estetica lungo il film per far capire che quando non è in possesso della tavola perde molte delle sue qualità.&lt;br /&gt;Data la natura argentea di Silver Surfer si è optato per farlo apparire come "ossidato" quando privo della tavola, l'equivalente per l'argento dell'invecchiamento per gli uomini, sinonimo quindi di debolezza, affaticamento e in generale di peggioramento delle condizioni.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8699095103492934251?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8699095103492934251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8699095103492934251&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8699095103492934251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8699095103492934251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/06/cinque-studi-di-effetti-speciali-per.html' title='Cinque studi di effetti speciali per quattro super eroi più Silver Surfer'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-6314125819301643699</id><published>2007-06-28T15:23:00.000+02:00</published><updated>2007-06-28T15:24:54.176+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Transformers tra modelli reali e creazioni al computer</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La trasposizione cinematografica di un prodotto di culto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I &lt;em&gt;Transformers&lt;/em&gt; sono un tipico esempio di prodotto culturale declinato attraverso vari media: fumetti, cinema, televisione, merchandising. Si tratta di un brand creato dalla Hasbro decenni fa e che ha imperversato dall'America al Giappone in diverse maniere nell'immaginario collettivo. Già finiti al cinema una volta con un lungometraggio animato, ora ritornano nelle mani di un forte produttore (Spielberg) e di un regista da botteghino (Michael Bay) per il classico blockbuster ad alto tasso di effetti speciali.&lt;br /&gt;E come spesso accade per le produzioni più importanti (specialmente per quelle dietro le quali c'è Steven Spielberg) gli effetti speciali sono stati affidati alla Industrial Light And Magic, lo studio numero uno del settore, che ancora una volta ha fatto un lavoro assolutamente senza paragoni.&lt;br /&gt;Il problema questa volta era declinato in diverse dimensioni: rendere la verosimiglianza di robot altri metri e metri, animare con credibile fluidità le trasformazioni e integrarli alla perfezione nelle complesse scene d'azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un casting sui generis&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il cinema di Michael Bay è molto semplice e prevedibile, fatto tutto di effetti al rallentatore, movimenti di macchina vorticosi e circolari e riprese ad effetto dense di elementi spettacolari. Non è stato dunque difficile per gli esperti della ILM prevedere in che tipo di riprese e di ambiente sarebbero entrate le loro creazioni, i loro Transformers virtuali.&lt;br /&gt;Un lavoro che dunque dal punto di vista registico non ha presentato particolari difficoltà, ma che invece è stato molto complesso dal punto di vista dell'ideazione, ovvero la parte a monte.&lt;br /&gt;Innanzitutto è stato importante decidere quali Transformers inserire nella storia: se infatti i classici Bumblebee, Megatron e Optimus Prime non potevano mancare, gli altri erano tutti da decidere. Per non scontentare nessuno, o quantomeno per scontentare il minor numero di persone la produzione ha deciso di procedere chiedendo ai fan quali Transformers avrebbero voluto vedere sullo schermo e poi facendo un sondaggio interno per stabilire (dopo la visione ripetuta di molti episodi della serie) quali erano secondo i membri della troupe che avrebbe dato vita al film i personaggi più interessanti. La fusione dei due sondaggi ha decretato il cast finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le necessarie differenze tra un cartone e un film&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma ancora più importante della scelta di quali robot inserire nel film è stato fondamentale scegliere in quale maniera i robot sarebbero stati resi sullo schermo, quanto cioè sarebbe stato necessario allontanarsi dalla versione televisiva dei personaggi. L'idea era naturalmente di rimanere il più fedeli possibile, sempre per non scontentare i fan, ma i film necessariamente hanno esigenze diverse dei cartoni e le rappresentazioni di questi ultimi erano troppo semplicistiche per reggere il confronto con la realtà. A differenza delle serie animate infatti i robot del film di Michael Bay dovevano necessariamente sembrare verosimili.&lt;br /&gt;Per fare un esempio l'Optimus Prime della serie animata è abbastanza rigido nei possibili snodi e movimenti, mentre quello del film si compone di 10.108 parti differenti tutte quante animate separatamente. E se i momenti in cui i robot si trasformano sono stati i più semplici da realizzare (e anche quelli per i quali gli animatori si sono potuti sbizzarrire con le soluzioni più creative) quelli più complessi sono stati di converso i momenti in cui i robot si devono muovere realisticamente, perchè come sempre sono i movimenti di stampo umano i più complessi, quelli con i quali abbiamo più dimestichezza e conosciamo meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il realismo delle superfici&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma non è tutta animazione computerizzata quella che si vede in Transfomers.&lt;br /&gt;Come alcune foto scattate sul set e girate in rete prima dell'uscita del film hanno dimostrato, esistevano anche delle ricostruzioni reali dei giganteschi robot, utili per le scene in cui questi non devono muoversi e vengono avvicinati dagli umani.&lt;br /&gt;Il problema in questo caso era di non far notare allo spettatore medio lo stacco tra le scene in cui il robot è una creatura computerizzata e quelle in cui si tratta di una ricostruzione dal vivo. Obiettivo che gli specialisti della fotografia e della ILM centrano perfettamente. Infatti solamente un occhio esperto di rende conto della differenza tra le scene con robot virtuali e quelle con modelli reali.&lt;br /&gt;Questo accade grazie alla complessità delle texture, ovvero quei "motivi" o "trame" che riempiono le superfici. Quando bisogna disegnare al computer un modello 3D di un qualsiasi oggetto che sembri reale non si può dare alla sua superficie un colore unico come si farebbe in un cartone animato, perche nella realtà le superfici hanno diverse sfumature a seconda del materiale di cui sono composte o di come la luce vi batte. Per questo vengono usate le texture, disegni che imitano una superficie tridimensionale che può essere una corazza di metallo come un tipo di terreno.&lt;br /&gt;Nel caso dei Transformers le texture applicate alle corazze di metallo erano talmente accurate e definite nei minimi dettagli (specialmente per quanto riguarda il colore e la gestione del riflesso della luce) da essere quasi indistinguibili dagli equivalenti reali. Un vero passo avanti per questo genere di animazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 27/06/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-6314125819301643699?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/6314125819301643699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=6314125819301643699&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6314125819301643699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6314125819301643699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/06/transformers-tra-modelli-reali-e.html' title='Transformers tra modelli reali e creazioni al computer'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4891039025721330254</id><published>2007-06-20T12:23:00.000+02:00</published><updated>2007-06-20T12:24:09.459+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Quanti Surface prima di Surface</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - Se Milan, il surface computer di Microsoft, ha segnato un passo in avanti nell'evoluzione delle interfacce grafiche, lo stesso non si può dire dal punto di vista della progettazione dell'hardware. Infatti l'idea di un computer che stia sotto un tavolo è qualcosa che gira nell'aria da molto tempo, come già avevano dimostrato, ad esempio, le idee di Nolan Bushnell. Tanto che anche in Italia abbiamo i nostri esempi di computer da tavolo, o tavoli da computer, dedicati all'intrattenimento.&lt;br /&gt;Ci aveva lavorato su Carmelo Civiesse, che ha ideato, progettato, realizzato e ora sta cominciando anche a distribuire un computer da tavolo che funziona con il tocco da installare in locali come ristoranti, pizzerie e pub e che ha il doppio intento di agevolare le ordinazioni e intrattenere i clienti. Infatti, una volta ordinato da mangiare o da bere attraverso il monitor, sotto la superficie del tavolo si riceve un credito che dà diritto ad usufruire dei giochi o degli altri servizi (come la chat, la selezione di canzoni per il video jukebox, la stampa delle foto direttamente dal telefonino via bluetooth).&lt;br /&gt;Si tratta di uno schermo LCD da inserire al di sotto del vetro (un centimetro di cristallo temperato) del tavolo, in modo da proteggerlo dallo sporco e dall'unto, e che ha sotto di sè un case customizzato per non dare fastidio. Per il resto dunque è un normale computer equipaggiato con Windows XP e in grado di far girare il software messo a punto sempre da Carmelo Civiesse.&lt;br /&gt;L'idea potrebbe sembrare (soprattutto per le potenzialità) il fratello minore di quanto stia facendo Microsoft, ma Civiesse non è d'accordo: "Microsoft ha fatto un prodotto diverso dal mio, anche se è sempre per i locali pubblici: loro hanno creato un po' un giocattolone. Ancora non si capisce bene a che possa servire il multitouch, ci possono fare giusto dei giochini... Noi utilizziamo un tocco solo invece perché non abbiamo sviluppato nessuna tecnologia per l'occasione, giusto l'hardware".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: A quando risale il vostro progetto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Carmelo Civiesse: Il progetto è nato qualche anno fa, abbiamo iniziato a svilupparlo all'inizio del 2005 ed era pronto ai primi del 2006. Il primo locale l'ha installato quindi ad agosto 2006. Era un locale campione che ha fatto da tester e adesso stiamo facendo partire la commercializzazione a livello nazionale ed europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Come fa il sistema a discriminare tra il tocco di un dito e l'appoggio di un bicchiere o di un altro oggetto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CC: Abbiamo due versioni del tavolo, uno con un touchpad come quello dei portatili, un'area di lavoro molto limitata dove si usa il dito, tipo notebook. E poi c'è la versione con il touchscreen che funziona con lo stesso principio del condensatore, con la proiezione capacitiva, cioè non funziona come al solito con la pressione su una superficie ma è in grado di riconoscere il dito creando una capacità tra il dito e lo schermo. Non è quindi una questione di grandezza, ma ha più a che vedere con il fatto che tra le varie proprietà del corpo umano c'è anche quella di essere un conduttore elettrico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Come avete programmato il software?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CC: Il sistema operativo è Windows XP e tutto il software è stato programmato in Visual Studio, quindi ambiente Microsoft. Si tratta di programmi che possono anche girare in rete (sia ethernet classica o anche wireless).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Vi siete ispirati all'idea che aveva avuto Nolan Bushnell qualche anno fa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CC: Non lo conosco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: A cosa vi siete ispirati allora?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CC: Quando ero ragazzo, nel 1984 avevo comprato il Vic20 e da quel momento ho sempre pensato che una cosa simile sarebbe stata molto interessante. Ultimamente ho avuto la possibilità di acquistare un locale da uno zio, ho creato questa pizzeria e ho pensato che finalmente potevo realizzare la mia idea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: La sperimentazione come va? Avete incontrato grossi problemi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CC: Bene, il software è affidabile e la gente lo trova molto interessante; chiaramente attrae più che altro i ragazzi che lo usano soprattutto per la chat o per i giochi come Chi Vuol Essere Milionario. I problemi più grossi che abbiamo incontrato in fase di sperimentazione sono stati nell'ordine di far capire le cose alla gente: anche se siamo in una società piena di tecnologia la gente quando si siede guarda i prodotti in maniera molto distaccata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 20/06/07&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4891039025721330254?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4891039025721330254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4891039025721330254&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4891039025721330254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4891039025721330254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/06/quanti-surface-prima-di-surface.html' title='Quanti Surface prima di Surface'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8776809518805996851</id><published>2007-06-08T15:45:00.000+02:00</published><updated>2007-06-08T15:46:51.403+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Il nuovo corso dell'animazione Disney, con un occhio puntato alla Pixar</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il primo film dalla fusione con la Pixar&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da quando la Disney ha deciso di darsi al cinema d'animazione realizzato interamente al computer ha fatto uscire tre film: &lt;em&gt;Chicken little&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Monster house&lt;/em&gt; e ora &lt;em&gt;I Robinsons&lt;/em&gt;. Di questi tuttavia solo l'ultimo è stato realizzato dopo la fusione con la Pixar, la casa d'animazione numero uno in materia di cartoni animati in computer grafica, già creatori di successi come &lt;em&gt;Alla ricerca di Nemo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Gli Incredibili&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;La mossa è stata propedeutica ad un rinnovamento dello stile narrativo della storica casa di Topolino e ad un arricchimento dal punto di vista tecnologico, sperando di poter contare sull'esperienza e l'abilità dei tecnici Pixar, cosa che si è verificata solamente in parte. Se infatti dal punto di vista narrativo &lt;em&gt;I Robinsons&lt;/em&gt; è ancora una scimmiottatura degli equivalenti Pixar dal punto di vista tecnico invece i passi in avanti sono stati giganteschi e tutti nella direzione indicata dallo studio di Steve Jobs.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Scorciatoie per aggirare il problema di animare personaggi umani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Già tra &lt;em&gt;Chicken little&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Monster house&lt;/em&gt; c'era una netta differenza realizzativa, anche perchè il secondo era stato realizzato avvalendosi del motion capture facciale, cioè animando le espressioni dei visi dei protagonisti con i movimenti reali di attori reali che venivano "catturati" con appositi sensori. Una differenza che era dunque attribuibile ad un cambio di tecnica, ma ora, tornati al disegno computerizzato non aiutato dalla cattura dei movimenti, la Disney ha dimostrato di aver incorporato e usufruito dell'esperienza e della tecnica Pixar.&lt;br /&gt;Lo si vede innanzitutto dai tempi, &lt;em&gt;I Robinsons&lt;/em&gt; è stato realizzato in molto meno tempo di &lt;em&gt;Chicken little&lt;/em&gt; e molto meglio, segno che c'è stata una forte ottimizzazione, specialmente in un'area (l'animazione di personaggi umani) che notoriamente è la più difficile. Non solo infatti è complesso rendere con il disegno computerizzato la varietà e la fluidità dei movimenti del corpo umano ma è anche qualcosa di cui tutti gli spettatori (anche i meno tecnologici) hanno una forte esperienza e sono quindi in grado inconsciamente di riconoscere subito quando un'animazione non è buona.&lt;br /&gt;Per questo uno dei trucchi più usati è disegnare i personaggi in maniera poco realistica e più fumettosa. Lontani i tempi in cui il disegno a mano consentiva animazioni come quella di &lt;em&gt;Biancaneve e i sette nani&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;La carica dei 101&lt;/em&gt;, dove i personaggi sono disegnati in maniera realistica, ora l'imperfetto disegno computerizzato per animare i personaggi è costretto ad usare la scorciatoia del fumetto, cioè creare personaggi che siano umani ma non debbano necessariamente somigliargli in tutto e per tutto, riducendo così l'identità tra i movimenti che percepiamo tutti i giorni e quelli che vediamo su schermo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un film pensato direttamente in 3 dimensioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Altra caratteristica di &lt;em&gt;I Robinson&lt;/em&gt; è quella di essere stato il primo film Disney pensato per la proiezione 3D. Già gli altri film infatti erano stati distribuiti in sale equipaggiate per la proiezione in tre dimensioni ma si trattava di versioni adattate. In solo un anno infatti si è passati dalle quasi 80 sale equipaggiate con proiettori tridimensionali che hanno ospitato la versione adattata a tre dimensioni di &lt;em&gt;Chicken little&lt;/em&gt;, alle 162 che hanno potuto offrire l'adattamento 3D di &lt;em&gt;Monster house&lt;/em&gt;, fino alle 600 che a marzo hanno ospitato l'ultima fatica in tre dimensioni della Disney. E questa volta come detto non si è trattato di un adattamento ma di un cartone che per la prima volta è stato scritto e pensato già sapendo che ne sarebbe uscita una versione tridimensionale.&lt;br /&gt;Questo ha consentito la pianificazione e la creazione di suggestioni ed effetti assolutamente originali, lo spiega Phil McNally del team dell'animazione: "Abbiamo scritto una sceneggiatura per l'intero film tenendo ben presente la profondità di ogni scena, in modo da usare il 3D per rendere più suggestiva la narrazione. Per esempio abbiamo sottratto profondità alle immagini fino a che Lewis non arriva nella città del futuro, dove al contrario l'abbiamo aumentata moltissimo. Certo il pubblico non deve accorgersi di questi cambi, deve semplicemente avere l'impressione di essere catapultato in un mondo ancora più vasto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 7/06/07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8776809518805996851?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8776809518805996851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8776809518805996851&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8776809518805996851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8776809518805996851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/06/il-nuovo-corso-dellanimazione-disney.html' title='Il nuovo corso dell&apos;animazione Disney, con un occhio puntato alla Pixar'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2702200062613758958</id><published>2007-06-04T14:05:00.000+02:00</published><updated>2007-06-04T14:07:26.343+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>RECENSIONE Turistas</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un gruppo di turisti provenienti dal mondo ricco (Australia, Stati Uniti e Inghilterra), messi insieme da un incidente con il bus che li porta attraverso il Brasile, finiscono su una spiaggia dove bevono e ballano fino al mattino, quando, risvegliati da un sonno innaturale, si accorgono di essere stati drogati e derubati. Da qui inizia il loro inferno personale nella giungla brasiliana dove capiranno ben presto che non c'è via d'uscita e nella quale rischiano di essere preda di un trafficante di organi che li espianta a turisti ricchi per donarli a bambini poveri.&lt;br /&gt;Con poco gusto per il gore e lo splatter (presente solo a tratti) e una decisamente più spiccata propensione alla costruzione della tensione, John Stockwell confeziona novanta minuti tirati nei quali l'umido scenario dei paradisi brasiliani diventa da subito (fin dal problematico viaggio in bus) un inferno, facendo leva sapientemente su molte delle paure inconsce dei turisti.&lt;br /&gt;Se l'idea del gruppo di persone impossibilitate a sfuggire ad aguzzini che operano nel loro territorio al di fuori della legge è uno spunto classico, &lt;em&gt;Turistas&lt;/em&gt; lo declina in una dimensione inedita, il turismo di massa, e con molta intelligenza e sapiente uso dei propri mezzi. Anche le scene migliori (come il bellissimo l'inseguimento mozzafiato sott'acqua) non giungono mai gratuitamente e fini a se stessi, ma si inseriscono in un preciso meccanismo. In più la fotografia sgranata, la macchina da presa poco mobile e molto invisibile, l'uso del sonoro e infine quello di una miscelazione dei colori che si adatta di scena in scena, fanno fare un deciso salto in avanti al film che da una struttura di serie B (asciutta, rapida e senza preamboli o lunghe code finali ma incentrata unicamente sugli avvenimenti fondamentali) tira fuori una bella divagazione sulle fobie umane al pari di altri film cult in materia come &lt;em&gt;The hitcher&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Detour&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Cuba Libre&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Il film è stato molto osteggiato dal governo brasiliano, per nulla contento dell'immagine che emerge del suo paese (anche se il finale riserva una concessione ai buoni brasiliani anche un po' fuori luogo), criticando uno degli aspetti invece più interessanti dell'opera cioè il voler mostrare (senza crearsi problemi o limitazioni) una realtà senza scampo dove l'uomo è ancora il lupo dell'uomo nel senso più fisico del termine e dove le motivazioni sociali (il medico espianta organi ai turisti come contrappasso per il commercio illegale che i loro paesi fanno di organi dei poveri brasiliani) sono marginali e non costituiscono nemmeno una parziale giustificazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2702200062613758958?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2702200062613758958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2702200062613758958&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2702200062613758958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2702200062613758958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/06/recensione-turistas.html' title='RECENSIONE Turistas'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5547401906275102349</id><published>2007-06-04T13:39:00.000+02:00</published><updated>2007-06-04T14:07:46.517+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Musica, gli italiani che scelgono le CC</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - "Ho scelto di distribuire la mia musica sotto licenza Creative Commons perché è un'opportunità per conoscere e per dire: io ci sono", questa è una delle tante risposte ottenute da Punto Informatico indagando tra le migliaia di musicisti indipendenti che hanno scelto siti che distribuiscono musica con modalità alternative, nuove piattaforme per farsi sentire, per conoscere altri artisti e per ottenere subito il feedback degli appassionati di musica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle prima indagine appare anche evidente che se qualcuno sceglie le licenze CC perché simbolo del copyleft e di un nuovo modo di fare cultura, altri la vedono esclusivamente come una opportunità: la CC ben si adatta a nuovi modelli di distribuzione. Non è un caso se pressoché tutti si dicano fin qui soddisfatti dei "jukebox" in CC, spesso vissuti come uno dei più importanti ma non l'unico mezzo di interazione con gli appassionati di musica in rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tutto questo Punto Informatico ha parlato con numerosi musicisti, qui si raccolgono le risposte che ci hanno fornito Danilo Taddei, iscritto alla SIAE da 10 anni e solo da poco nel mondo della distribuzione alternativa nel quale ha portato tutti i propri lavori, Antonio Sacco, DJ dal 1981 che gradualmente è passato alla produzione grazie alle nuove tecnologie, e Djblaster AKA Danilo Sanfilippo che si dedica quotidianamente alla musica, la sua principale forma d'espressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Distribuire sotto Creative Commons attraverso piattaforme alternative. Cosa ritieni di aver guadagnato da quest'esperienza?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Antonio Sacco: Ho pubblicato il mio materiale da poco, in quattro giorni in linea una quarantina di persone hanno cominciato a scaricarlo e a condividerlo, più un blog che mi ha recensito, quindi tutto per ora è positivo, è il mondo che ti segue e ti osserva. Sono rimasto molto stupito del successo che ho avuto. Per adesso lo faccio solo per capire qual è il feedback degli ascoltatori, non c'è ancora l'ambizione di fare business. Anche se già si sono fatti avanti un paio di grossi distributori per mettere in commercio le mie cose, e questo mi sorprende in maniera positiva, perché chi ascolta c'è! Invece con la precedente distribuzione trovavo solo una parte dell'attenzione da parte della gente, e per chi fa musica l'obiettivo numero 1 è farsi ascoltare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Danilo Taddei: Di guadagnato niente, ma tanto nemmeno mi ci sono informato, tanto devo comunque fare un altro lavoro... Il nome è girato un po' poco, ma ho avuto contatti con persone che hanno fatto dei podcast (poi bisogna pure valutare la validità di quello che faccio) ma mi sembra ancora poca cosa... Però devo dire che l'idea è bellissima e funziona benissimo... Si vede che c'è un lavoro grosso dietro. Poi loro (le piattaforme distributive, ndr.) hanno operatori interni, ti mandano i consigli, ti chiedono di fare ascolti, c'è insomma tutto un movimento interno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Danilo Sanfilippo: È andata molto bene! Basta chiedermi formalmente il permesso di utilizzo e il pezzo puo' girare senza dover pagare alcunché. In più il mio nome è girato molto soprattutto grazie a Jamendo e a tutti i podcaster che trasmettono canzoni esclusivamente CC (come nissardo e paolo bianchi). Ci ho guadagnato di sicuro la possibilità di girare in vari podcast formalmente senza alcuna burocrazia e mi sto facendo anche tanti amici competenti. Però ancora non ho avuto alcuna sovvenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Che piattaforme utilizzi per veicolare la tua musica?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sacco: Per ora siti come Jamendo e sto per contattare anche Magnatune. Volevo lasciare anche a loro le mie cose. Poi la mia prossima idea è di prendere uno spazio su MySpace e vedere che succede, ma non ho troppa fretta anche perché Jamendo mi sta sorprendendo in maniera positiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Taddei: Prima mettevo gli mp3 sul sito e chi voleva se li scaricava, poi con Jamendo ho trovato un modo per inquadrare la cosa, ti prendi la licenza CC, ti danno il lettore da mettere sul blog e poi ti consentono di mettere file in formato Wav e non MP3, che ha una qualità migliore. E poi il player è comodissimo. Certo, vorrei affiancare anche una distribuzione più tradizionale ma le radio indipendenti accessibili come Radio Città Aperta sono pochissime, per cui adesso sto iniziando a pensare ad altri canali come MySpace e cose così, ma se dietro non hai spinte più forti è difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sanfilippo: Conto molto su siti come Jamendo oltre certamente al mio sito personale e a MySpace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Perché distribuire musica in Creative Commons?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sacco: Perché adesso usare i canali istituzionali, come si fa di solito, non rende come usare internet. Basta che uno ti scriva una recensione positiva che dietro a lui ce ne sono altri 20 che seguono i suoi consigli: si attiva così un meccanismo piramidale a partire da uno solo. Quindi pure se poco remunerativo dal punto di vista artistico è comunque un mondo fantastico, si raggiungono obiettivi altrimenti irraggiungibili. Poi magari arriva pure il distributore. Prima invece ti dovevi far conoscere, dire cosa proponi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Taddei: Perché far girare la voce, se ci si organizza il rumore diventa più forte e si spera sempre che i canali che veicolano il rumore lo veicolino davvero e non lo attutiscano. Alla fine è una scelta esistenziale di fruizione libera delle cose, anche perché spesso poi gli introiti di un'artista sono i concerti, gli spot e il CD diventa una cosa minoritaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sanfilippo: Perché il diritto d'autore come è concepito è vecchio e mina la creatività degli artisti emergenti, oltre ovviamente a fermare la libertà di conoscenza ed espressione. La licenza che ho adottato per esempio prevede che venga riconosciuto il merito dell'artista, che non si usi l'opera per scopi commerciali e che si distribuiscano eventuali opere derivate con la stessa licenza. Ho scelto questa perché sposa perfettamente la mia filosofia sulla distribuzione musicale, la proprietà intellettuale vista in modo tradizionale è troppo costrittiva e restrittiva, troppe clausole e burocrazia, la musica va suonata e fatta girare senza intermediari se non l'artista stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: La tua è stata una scelta ideologica o di opportunità?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sacco: Entrambe, le metterei al 50%. È ideologica perché pur mettendo a disposizione i miei brani gratis ho comunque i miei diritti e se qualcuno tra quelli che ascolta trova un sample interessante e lo vuole usare me lo deve chiedere, né si possono fare download commerciali. Ed è opportunista perché voglio farmi conoscere da gente che non avrei mai raggiunto, anche in giro per il mondo. Certo se poi devo dire quanto è costato e quanto ricavo non ha senso dirlo, è il momento di pazientare e vedere se con il tempo questo fenomeno fa il suo corso e c'è qualcuno che prende ciò che metto in rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Taddei: Entrambe, perché io da sempre faccio il download gratuito dal mio sito e perché poi mi conviene mettere in linea una cosa finita e con una licenza. È una cosa che ti aiuta ad organizzare tutto il materiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Hai avuto altre esperienze di distribuzione musicale oltre a quella in CC?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sacco: Sì, ho fatto i primi due album in maniera istituzionale passando per i negozi e tramite un piccolo centro di distribuzione del centro Italia. Ho messo in piedi un po' di copie, poi date in conto vendita a questa distribuzione ed è andato discretamente, niente di esaltante. Mentre l'esperienza che sto avendo è molto positiva perché il download gratuito è una possibilità in più di aumentare i contatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Taddei: Solitamente finito il CD comincio a mandarlo in giro sulle radio e sui canali che ho modo di contattare. Su siti come Jamendo in un giorno fai tutto, mandi, pubblichi, fai la licenza CC ed è tradotto in tante lingue e non ho mai avuto problemi di nessun tipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sanfilippo: no, a parte aver distribuito senza alcuna licenza per i primissimi tempi, ho sempre usato la CC.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: L'obiettivo finale rimane comunque la distribuzione tradizionale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Taddei: Certo uno vorrebbe come lavoro dedicare le giornate a quello che ti piace e non fare l'idraulico dalla mattina alle 7. Quando suoni è perché non potresti non suonare. È ovvio che l'obiettivo è viverci, ma un musicista che vuole fare roba originale può anche morire nell'attesa di emergere, io ho 36 anni e conosco anche altri musicisti ma alla fine nessuno va da nessuna parte: c'è chi apre la scuoletta, chi trova altri stratagemmi...&lt;br /&gt;Non so dire se può reggere da solo o essere solo un trampolino. All'atto pratico non me n'è venuta una lira.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Secondo te quello dei Creative Commons è un modello che potrebbe favorire anche i grandi musicisti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sacco: È un quesito al quale ha risposto bene il mentore dei Talking Heads, disse che effettivamente la musica deve essere gratuita e renderla gratuita non esclude la possibilità (un domani) di mantenere i diritti e il giusto guadagno per l'artista. A pagamento devono essere i modi di proporre musica dal vivo che è l'essenza dell'artista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Taddei: A loro potrebbe sicuramente convenire, ma il problema ormai è che la veicolazione non ha più voce in capitolo nel budget, è tutto promozione: 30 secondi in prima serata constano mezzo miliardo. Poi è ovvio che un artista che invece ha già un nome con il peer-to-peer potrebbe anche ottenere un bacino di utenza infinito. Siamo in una fase di mezzo, non ancora del tutto in Internet, stiamo tutti con un piede dentro e uno fuori, non del tutto convinti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sanfilippo: Grande musicista significa spesso grande fatturato e a quei livelli è difficile privarsi di una tutela. Quindi per il momento credo non convenga, dobbiamo aspettare che i giovani di oggi che suonano free diventino grande musicisti, probabilmente a quel punto sarebbe fattibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO &lt;/span&gt;del 4/06/07&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5547401906275102349?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5547401906275102349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5547401906275102349&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5547401906275102349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5547401906275102349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/06/musica-gli-italiani-che-scelgono-le-cc.html' title='Musica, gli italiani che scelgono le CC'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4458880861640822431</id><published>2007-05-31T15:32:00.000+02:00</published><updated>2007-05-31T15:33:19.468+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Hollywood promuove l'Italia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“In tutto il mondo il circuito delle copie riprese abusivamente nei cinema costituisce il 90% del materiale pirata distribuito prima dell’uscita. E siamo determinati più che mai a fermare questo fenomeno”, sono le parole di Mike Ellis, direttore dell’area Asia Pacifico della Motion Pictures Association of America, associazione che al momento ha come principale obiettivo la lotta alla pirateria cinematografica, un fenomeno che solo in Italia costa 300 milioni di euro l’anno e negli USA nel 2004 ha causato perdite per 3,4 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;All'origine di qualsiasi atto di pirateria infatti c'è sempre una ripresa abusiva, i grandi studios americani lo stanno capendo e sono decisi a bloccare chi riprende abusivamente i film in sala alle prime o alle anteprime.&lt;br /&gt;Per questo l'ultima idea partorita a Hollywood per preservare gli incassi dei loro blockbuster più importanti nel primo weekend nei paesi più grossi (di fatto la variabile dal peso maggiore sugli incassi) è, quando non è possibile la contemporanea mondiale, far uscire i film prima nei paesi a minor tasso di pirateria. Per questo motivo molte delle ultime pellicole americane ad alta aspettativa di incasso non escono per prima cosa negli Stati Uniti. E' stato così per Spiderman 3, sarà così per Transformers ed è stato così anche per l'attesissimo terzo capitolo della saga I Pirati Dei Caraibi, che è andato nei cinema statunitensi solo due giorni dopo l'uscita in altri paesi.&lt;br /&gt;Controlli da aeroporto dunque sia alle prime che soprattutto alle anteprime per la stampa, ogni spettatore è invitato a consegnare tutte le proprie apparecchiature tecnologiche all'ingresso, dove saranno imbustate in involucri isolanti, dopodichè si passa alla perquisizione con il metal detector prima dell'entrata in sala. Una pratica che non piace al pubblico ma che, stando a quanto dichiarato da alcuni membri della security ingaggiata dalla Warner Brothers e dalla 01 Distribution, è utile oltre che efficace. A loro stessi è infatti capitato spesso a di trovare persone che avevano con sè macchine digitali o anche qualcuno seduto in prima fila che riprendeva tranquillamente il film. A scanso di equivoci poi durante tutta la proiezione gli stessi addetti che hanno compiuto le perquisizioni all'ingresso passano continuamente ai lati delle file con i visori notturni per controllare che non ci siano apparecchi in funzione.&lt;br /&gt;Non sono solo le videocamere digitali infatti l’unico mezzo da usare per le riprese ma anche telefoni cellulari di ultima generazione, sufficientemente potenti e capienti da riprendere un intero film e soprattutto più facilmente nascondibili.&lt;br /&gt;Tuttavia nonostante le possibilità offerte dai nuovi telefoni cellulari l’Italia non è tra i paesi a maggior rischio pirateria, anzi è uno di quelli più tranquilli in cui i blockbuster stanno uscendo per primi. I campioni in materia, oltre agli americani stessi,  rimangono russi e cinesi (recentemente in polemica con il governo statunitense per la poca attenzione che dedicano alla prevenzione), perché se da noi i telefoni cellulari sono più diffusi che altrove non si può dire altrettanto della capacità di utilizzarli a pieno.&lt;br /&gt;Eppure gli sforzi ancora non sono sufficienti perché a pochi giorni dall’uscita I Pirati Dei Caraibi 3 - Ai Confini Del Mondo era già disponibile in rete in diverse lingue (cosa che non ha comunque impedito al film di diventare il maggior incasso della storia del cinema con 142,5 milioni di dollari solo nel primo weekend). Questo grazie ad un rapido processo in più fasi che si fonda sulla collaborazione dei pirati di diversi paesi.&lt;br /&gt;Ripreso abusivamente in un cinema di Roma il film è già in rete dopo poche ore dalla proiezione in anteprima, dopodichè i primi a che lo scaricano preparano e aggiungono i sottotitoli nella propria lingua o in quella comune (l’inglese) e lo rimettono online nelle diverse versioni sottotitolate. Infine quando poi il film esce in un nuovo paese è sufficiente registrare unicamente l’audio (cosa ancora più facile grazie a strumenti come l’iPod, i piccoli registratori o ancora una volta i telefoni cellulari) e sovrapporlo al video scaricabile in rete per confezionare subito una nuova copia con diversa sonorizzazione pronta per il download.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REPUBBLICA&lt;/span&gt; del 31/05/07&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4458880861640822431?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4458880861640822431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4458880861640822431&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4458880861640822431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4458880861640822431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/hollywood-promuove-litalia.html' title='Hollywood promuove l&apos;Italia'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7847424599930637002</id><published>2007-05-25T10:28:00.000+02:00</published><updated>2007-05-25T10:29:11.549+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Shooting Silvio: il mio film distribuito con le feste</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A tutti i registi, magari esordienti e indipendenti, che lamentano difficoltà di distribuzione del loro film, che lamentano costi astronomici a fronte di incassi bassissimi e che non vedono alternative al sistema vigente, a tutti questi risponde Shooting Silvio il film di Berardo Carboni che attualmente è presente in almeno 30 città (e altre ne devono arrivare) grazie ad un sistema totalmente indipendente e low cost di distribuzione.&lt;br /&gt;La promozione è consistita in una serie di espedienti il più originale dei quali (ed anche il più esportabile ad altri film) è sicuramente il sistema Cinedance, ideato dal regista stesso e da Isabelle Arnaud. Si tratta di un sistema che prevede una distribuzione a scaglioni in varie città, in accordo con una tourneé di feste ed eventi musicali. I partecipanti alle feste ricevono ognuno un coupon con il quale possono entrare gratis alla proiezione del film che comincerà ad andare nelle sale di quella città o provincia di lì a pochi giorni. Quindi l'ingresso alla festa costa più o meno quanto un biglietto cinematografico ma dà diritto a due eventi (festa e film). Il guadagno per chi organizza sta nel fatto che al cinema non si va da soli, chi ha il coupon spesso porta altri spettatori paganti, e soprattutto nel fatto che la festa fa da volano: "Per esempio a Bologna abbiamo fatto 700 persone alla festa e di queste solo 120 sono poi andate a vedere il film" dice il regista Berardo Carboni "ma l'affluenza totale al cinema è stata di 1200 persone. Le restanti quindi hanno pagato il biglietto".&lt;br /&gt;In questo modo Shooting Silvio è fin'ora riuscito ad uscire in 30 città con soli 20mila euro di spesa, mentre solitamente i film più piccoli distribuiti dalle case tradizionali escono in circa 20 città con una spesa di 200mila euro e alla fine (secondo Carboni) incassano più o meno la stessa cifra. E sempre secondo il regista il suo film non ha goduto nemmeno di molti veicoli pubblicitari tradizionali, per fare un esempio cita il fatto che Cinematografo, la trasmissione di Gigi Marzullo che solitamente copre anche i film più piccoli, ha rifiutato di occuparsi di questo perchè tratta di un soggetto politico.&lt;br /&gt;Tutto questo rende molto ottimista il team di Shooting Silvio sul futuro della distribuzione, anche se non mancano di rimarcare i problemi che vedono nell'attuale sistema, specialmente riguardo l'autonomia delle sale: "Anche andando a trattare con i singoli esercenti (come abbiamo fatto) rimane il problema dell'esistenza del consorzio Circuito Cinema, che gestisce la programmazione di molte sale (tra quelle votate al cinema autoriale), al punto che i pochi che si ostinano a scegliere indipendentemente che film proiettare sono costretti a subire le minacce e le ritorsioni del responsabile del circuito. Il meccanismo minatorio è semplice: 'se non prendi il nostro film quando lo diciamo noi non avrai più un film del circuito per un determinato periodo di tempo'. In questo modo chi si ribella rischia di rimanere per mesi senza film in prima visione da programmare. Quindi paradossalmente il nostro film è andato solamente nelle sale piccolissime e coraggiose e in alcuni grossi multisala che fanno cinema commerciale (e che quindi sono fuori dal giro di Circuito Cinema) a cui è piaciuto il film".&lt;br /&gt;Non vuol sentir parlare di "cartello" invece Fabio Fefè, di Circuito Cinema, che invita chi fa queste accuse a fare nomi e cognomi: "Nessuno dei locali da me programmati ha mai chiesto di programmare Shooting Silvio in nessuna parte d'Italia, nè tantomeno io ho mai fatto pressioni. Non abbiamo sale sotto il nostro controllo, abbiamo quelle interamente gestite da noi (94 schermi in tutta Italia), e poi quelle per le quali decidiamo la programmazione (25 schermi), non c'è nessun cartello Circuito Cinema. Non siamo gli esclusivisti della qualità, magari lo fossimo! In una città come Roma abbiamo 30 schermi su 250, a Milano 10 su 50, e gli altri? Cinema come l'Adriano, il Barberini, l'Admiral, l'Odeon e l'Arcobaleno non fanno solo il cinema commerciale ma anche il cinema di qualità, basta guardare la loro programmazione".&lt;br /&gt;Tuttavia ci sono alcuni esercenti indipendenti, cioè non legati ad alcun circuito, che hanno difficoltà a reperire film da programmare, lo spiega Fabio Amadei del cinema Farnese di Roma: "Se un film è distribuito da un qualsiasi circuito e io lo voglio proiettare non mi è possibile, anche se la legge me lo permetterebbe, e non so perchè. Se un distributore infatti vuole far seguire il suo film da un circuito sa che dovrà limitarsi alle sale programmate da quel circuito. Io semplicemente non capisco perchè a parità di disponibilità economica i distributori preferiscano una sala da 30 posti invece che una da 300, vorrei che qualcuno me lo spiegasse". Molto più deciso e secco invece il parere di Antonio Sancassani del cinema Mexico di Milano: "Circuito Cinema ha i suoi cinema con le sue case di distribuzione ed è diventato una lobby, su Milano città hanno il 90% delle sale che fanno cinema di qualità. O sei con loro e ti scelgono loro, dicendoti i film che devi fare, o te ne vai e ti arrangi e questo vuol dire cercarsi da solo i film. E io che faccio così se avessi dovuto pagare l'affitto del mio locale forse avrei chiuso".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REPUBBLICA&lt;/span&gt; del 19/05/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7847424599930637002?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7847424599930637002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7847424599930637002&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7847424599930637002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7847424599930637002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/shooting-silvio-il-mio-film-distribuito.html' title='Shooting Silvio: il mio film distribuito con le feste'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7719014674860353555</id><published>2007-05-25T10:25:00.000+02:00</published><updated>2007-05-25T10:26:59.299+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>La Città Proibita tra cavi e computer</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Attenta pianificazione e rigorosa divisione del lavoro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La dimensione di realtà estetizzata dei wuxiapan come &lt;em&gt;La città proibita&lt;/em&gt; è vittima del duplice vincolo di sembrare storicamente verosimile pur presentando un mondo di irreale bellezza, un mandato che fa parte del genere fin dalle sue origini quando gli effetti speciali erano costituiti più che altro dalle impossibili evoluzioni dei protagonisti aiutati dai cavi. Ora il wuxiapan mantiene ancora forte questa sua caratteristica pur avendola integrata con effetti digitali più complessi e originali, in grado di andare più in là di una rappresentazione estetizzata della violenza.&lt;br /&gt;Per questo Zhang Yimou e il regista delle scene d'azione Tony Ching hanno deciso di assumere due differenti studi di effetti computerizzati che intervenissero ognuno su una parte sola delle modifiche digitali. Due team il cui lavoro era assolutamente complementare.&lt;br /&gt;Il primo, quello di Frankie Chung Chi Hang che si era già occupato degli effetti speciali di &lt;em&gt;Kung fusion&lt;/em&gt;, era incaricato unicamente di occuparsi della rimozione in post produzione dei cavi utilizzati per tenere sospesi a mezz'aria gli attori durante le loro evoluzioni marziali e degli effetti speciali marginali, mentre il secondo, l'americano Moving Picture Co. di Angela Barton, era stato incaricato di occuparsi delle scene di massa (uno dei momenti più importanti del film). Una decisione dovuta probabilmente all'esperienza maturata dallo studio americano durante la lavorazione delle scene di massa di &lt;em&gt;Troy&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Alexander&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Le crociate&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le comparse digitali e gli spazi infiniti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Zhang Yimou appartiene a quella schiera di registi che non amano improvvisare e che una volta sul set hanno già in mente tutto quello che deve accadere e come deve essere ogni scena, impresa non semplice al momento di girare sequenze con 800 comparse, per questo lo studio di Angela Barton ha optato per un sistema detto di "preview", cioè tutte le scene più complesse venivano pianificate e simulate prima che si cominciasse a girare, in modo che il giorno delle riprese fosse già chiaro tutto quello di cui ci sarebbe stato bisogno e soprattutto la logistica fosse già preordinata.&lt;br /&gt;"Il set era impressionante" racconta Angela Barson "Abbiamo passato la prima mattinata a camminare in giro sormontati dalle dimensioni del tutto. Poi abbiamo dovuto misurare e fotografare il set per poterlo poi ricreare al computer. Cosa che da sola è stata un lavoro infinito".&lt;br /&gt;L'obiettivo di Yimou era dipingere due armate di porporzioni epiche che si scontravano l'una contro l'altra e poi la disperazione dell'armata ribelle nel momento in cui viene intrappolata tra due fronti e quindi annullata. Per fare questo erano necessarie panoramiche molto ampie che riprendessero le 800 comparse assieme a tutto lo spazio vuoto da riempire con i loro cloni digitali. L'area in questione misurava quanto svariati campi da calcio, per questo alla fine, sempre stando ad Angela Baron, l'effetto è necessariamente artificiale: "Alcune immagini sono così ampie che è ovvio che si tratti di computer grafica. Anche se poi i nostri soldati digitali si mischiano perfettamente con le comparse reali".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La parte più tradizionale del wuxiapan: i cavi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il reparto rimozione cavi di Frankie Chung Chi Hang invece ha avuto altro di cui lamentarsi, perchè Tony Ching, il regista delle scene d'azione, abbonda nell'uso di cavi e nel loro intreccio, inoltre nell'ottica di un maggiore realismo del film le frecce (chiaramente digitali) dovevano essere molte più di quanto preventivato e dovevano essere usate a più d'una alla volta per colpire le vittime. Dunque un lavoro meno creativo e più manuale, lungo e rognoso.&lt;br /&gt;La sequenza più impegnativa a tal proposito, nonchè poi una di quelle dotate del maggior impatto visivo, è stata quella degli assassini che si calano nella vallata di notte. Innanzitutto per il complicato lavoro di rimozione cavi e secondo perchè ai veri assassini che erano in primo piano (tenuti in aria dai soliti cavi) andavano affiancati quelli digitali nello sfondo senza che si percepisse la differenza tra ciò che è vero e ciò che è finto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7719014674860353555?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7719014674860353555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7719014674860353555&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7719014674860353555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7719014674860353555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/la-citt-proibita-tra-cavi-e-computer.html' title='La Città Proibita tra cavi e computer'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4390848409930671577</id><published>2007-05-25T10:17:00.000+02:00</published><updated>2007-05-25T10:19:02.336+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Net Tv, ma dove stiamo andando?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - La Net Tv non ha nulla a che vedere con il viral video o il video sharing più amatoriale, ma è l'insieme dei contenuti di natura televisiva distribuiti in rete, cioè concepiti con un'idea in testa, di breve durata e rilasciati con formule di podcasting su diverse piattaforme. La Net Television infatti usa internet come antenna e il pc come un telecomando ma poi l'interfaccia è molteplice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono questi alcuni dei concetti su cui Tommaso Tessarolo, guru italiano della net television e blogger di lungo corso, ha costruito il suo volume NET TV - Come internet cambierà la televisione per sempre, che questa sera sarà presentato in un singolare evento a Roma, un testo che si propone di dare conto di come la realtà della diffusione del video in rete stia cambiando e sia destinata a cambiare il modo in cui fruiamo degli altri media nonché il modo in cui vengono prodotti i contenuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che la Net Tv è una realtà che comincia a manifestarsi, attirando sempre più anche i grandi broadcaster, Tommaso intende iniziare ad ordinare le idee sul video in rete. Poco prima della presentazione ufficiale del libro nell'evento di questa sera, Punto Informatico ha scambiato quattro chiacchiere con l'autore, per capire meglio la sua visione del futuro della tv su internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Qual è stato l'evento, il fatto più significativo negli ultimi tre anni per quanto riguarda la Net television?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tommaso Tessarolo: Sicuramente la nascita di YouTube, perché ha diffuso il concetto di video distribuito in rete anche a livello mainstream. Ha avvertito l'opinione pubblica del fatto che era effettivamente possibile vedere video online.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Tracci un confine molto netto su cosa sia Net Tv e cosa no. Ma l'IPTV in che categoria rientra?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: In tutto questo insieme di tecnologie, l'IPTV si configura malissimo per molte ragioni, la prima delle quali è che l'IPTV non è una tv via internet. Viene sempre venduta come tv via internet ma non è vero, è una cable tv, perché devi essere abbonato ad Alice, a Fastweb o a Tiscali per vedere quel tipo di contenuti, sostanzialmente non è aperta, non dà accesso a chiunque, ma sottostà alle regole del palinsesto. L'unica cosa che ha in comune con la Net Tv è che dà accesso alle library di contenuti e ai videoregistratori remoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: E i videoblog?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: I vlog sono assolutamente contenuti di tipo Net Tv perché seriali e in podcasting. E hanno soprattutto un'altra caratteristica tipica della tv in rete: non avendo l'incubo di essere profittevoli si concentrano su nicchie di utenza e lo fanno con apparecchiature proamatoriali, cioè telecamere da 1500 euro e PC con software di montaggio video.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Al momento cosa ti piace seguire di quello che esce in rete?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: Seguo poco perché ho poco tempo, però mi guardo volentieri Rocketboom, Newsreel, Wallstrip e PromQueen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Il futuro è in streaming o on demand? Probabilmente avremo entrambi i modi di trasmettere ma cosa secondo te è destinato a prevalere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: Una caratteristica fondamentale della Net Tv è che il pubblico (anche quello televisivo classico) preferisce sempre di più la fruizione non lineare del contenuto. La televisione classica è quella di flusso (streaming) che prevede che tu sia presente davanti allo schermo ad una certa ora, e questa sta perdendo ascolti (la tv stessa infatti perde ascolti) e là dove sono diffusi i videoregistratori con hard disk il consumo di tv in differita sta crescendo in maniera esponenziale. Credo che lo streaming andando avanti avrà sempre più senso solo per gli eventi che hanno necessità di essere visti in diretta, come lo sport e le news.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Secondo te lo standard tecnologico di trasmissione attuale è adatto a reggere trasmissioni future?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: Sì, secondo me è una tecnologia più che matura. Ci sono solo due problemi ancora da risolvere: i DRM, in futuro la maggior parte dei contenuti probabilmente saranno gratuiti e si reggeranno sulla pubblicità ma purtroppo i DRM saranno molto presenti per ancora molti anni almeno finché non troviamo un modo per renderli interoperabili, e questo è un segno di immaturità. E poi i formati video, perché se faccio un podcast in Wmv non lo posso vedere sull'iPod. Non a caso Adobe sta spingendo tantissimo su Flash come codec video universale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Quanto credi nel crowdsourcing? Davvero le produzioni dal basso saranno quello di cui fruiremo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: Credo ci sarà una mescolanza tra le due cose, anche Chris Anderson sostiene che non può esistere la coda lunga senza le Hit. Le Hit sono il fattore trascinante per qualunque tipo di nicchia, se non ci sono fattori forti è impossibile avere il resto della coda. Le produzioni classiche continueranno ad esistere e saranno fortissime, pur cambiando le modalità produttive e distributive e forse anche i format (più brevi e interattivi), ma la grande fetta della torta sarà comunque costituita dalla coda, la cui grandezza è imprevedibile ma già oggi sappiamo che può essere dal 30 al 60% del totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ci sono possibilità per le idee che si basano sullo standard torrent? Anche per lo streaming intendo...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;TT: Non per il momento, il p2p ha una latenza ampia (più di 5 minuti) per cui non può essere usato per trasmettere una partita ma più che altro roba tipo i reality.&lt;br /&gt;A parte questo però credo che il Peer to Peer verrà usato per qualsiasi tipo di contenuto, e secondo me sarà usato sempre di più. Joost o BabelGum (che comunque non trasmettono live) usano infatti i protocolli torrent per distribuire clip video anche in modalità lineare. iTunes presto o tardi monterà il p2p perché è un modo efficiente di distribuire. Per la trasmissione live invece c'è roba come Coolstreaming e Octoshape, ma avranno una portata marginale perché, ripeto, la diretta servirà solo per eventi marginali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 25/05/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4390848409930671577?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4390848409930671577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4390848409930671577&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4390848409930671577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4390848409930671577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/net-tv-ma-dove-stiamo-andando.html' title='Net Tv, ma dove stiamo andando?'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3139071542277789605</id><published>2007-05-17T19:17:00.000+02:00</published><updated>2007-05-17T19:19:43.994+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il secolo xix'/><title type='text'>Il primo film hollywoodiano girato senza pellicola</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il cinema è ancora cinema anche senza il ciak e senza il regista che grida "Motore.... Azione!"? Si. Lo dimostra "Zodiac", il film di David Fincher che è stato, non solo realizzato interamente in digitale come già altri film in precedenza, ma anche pensato, strutturato e concepito fin dal sistema di lavorazione in una maniera diversa in grado di sfruttare tutti i possibili vantaggi della mancanza di celluloide.&lt;br /&gt;La presenza di capienti dischi rigidi al posto delle pizze piene di pellicola (sia essa digitale che analogica) sul set di "Zodiac" ha fatto sì che non fosse necessario alcun ciak prima dell'inizio delle scene e che il regista non dovesse gridare "STOP!" per interrompere la macchina da presa, perchè il digitale non è una risorsa da risparmiare. Le memorie sulle quali vengono registrate le immagini riprese dalla cinepresa digitale (in questo caso non la solita Genesis della Panavision ma la Thomson Filmstream Viper già usata da Michael Mann) non sono costose come la (costosissima) pellicola, sono molto più capienti e inoltre (per espressa volontà di David Fincher) integrareno un sistema che consente di cancellare immediatamente il materiale di scarto.&lt;br /&gt;A questo punto non c'è alcun bisogno di interrompere la registrazione ogni volta che una scena deve essere ripetuta, si può continuare a registrare senza sosta. Così si annullano i tempi morti, le pause, i cambi di pizza e i momenti di estraniamento degli attori dalla loro prestazione, al punto che Robert Downey Jr. (uno dei protagonisti del film) a questo proposito ha commentato che non si era mai trovato a dover stare così tanto in piedi.&lt;br /&gt;La scomparsa del ciak invece è tutto frutto di un'idea di Fincher che, avendo già lavorato con il digitale per la regia di molti spot pubblicitari, aveva calcolato quanto l'utilizzo di questo sistema costasse in termini di tempo e risorse. La procedura infatti prende almeno 10 secondi ogni volta, che, moltiplicati per le circa 300 riprese effettuate quotidianamente possono accumularsi fino a costare anche mezz'ora di girato superfluo ogni giorno. A rendere superfluo questo girato è appunto "l'auto-slate", l'idea di Fincher per identificare e marcare le scene senza il ciak: si tratta di un segnale visivo inseribile dalla cinepresa nei primi 5 fotogrammi di ogni scena e che fornisce le medesime informazioni del segnale fisico del suo predecessore fisico, il ciak è già nel girato.&lt;br /&gt;Queste evoluzioni sono parte della rivoluzione del cinema girato in digitale che si sta facendo strada lentamente a Hollywood grazie a pionieri come Fincher, Lucas, Rodriguez e Michael Mann. Si tratta di un modo di girare film tecnicamente diverso che ha ripercussioni forti sul risultato finale, una serie di potenzialità nuove che ogni autore sperimenta a seconda di ciò che più rientra nelle sue corde. Il notturno e malinconico Mann con "Collateral" e "Miami Vice" ha dimostrato che le nuove tecnologie di ripresa, consentendo di girare con pochissima illuminazione, rendono possibile una visione completamente differente della notte, più reale perchè illuminata dai lampioni veri e non dalle luci del set. Mentre il maniaco della recitazione Fincher con le sue idee ha messo a punto un sistema che gli ha consentito di portare alle estreme conseguenze il suo metodo di direzione degli attori.&lt;br /&gt;Raccontano infatti gli stessi protagonisti di "Zodiac" come girare in questo modo fosse molto diverso e come cambi il modo in cui ci si relaziona con il regista e con il set. Fincher spesso entrava in campo durante una scena per dare indicazioni e poi ritornava dietro la cinepresa senza che ci fossero interruzioni, era un flusso continuo di recitazione. Cosa che ben si adatta al metodo del regista di Seven e Fight Club, noto per la sua maniacale attenzione alla recitazione e per la sua esigenza di far provare anche 80 volte una scena prima di considerarla "accettabile". Lui stesso ha avuto modo di spiegare più volte come consideri le prime 20-30 ripetizioni di una scena utili unicamente a liberare gli attori dalla loro impostazione fasulla, e solo quando hanno perso questa prima barriera si può cominciare a provare davvero una scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX&lt;/span&gt; del 17/05/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3139071542277789605?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3139071542277789605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3139071542277789605&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3139071542277789605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3139071542277789605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/il-primo-film-hollywoodiano-girato.html' title='Il primo film hollywoodiano girato senza pellicola'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-217621504216716982</id><published>2007-05-11T10:58:00.000+02:00</published><updated>2007-05-11T11:01:47.528+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Le Colline Hanno Gli Occhi 2 recupera le tecniche horror vecchio stile</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il cinema dell'orrore dopo la rivoluzione digitale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'horror è uno dei generi che per eccellenza non può fare a meno degli effetti speciali. Fin dalle sue origini è stato terreno di sperimentazione per le tecnologie del cinema poichè si nutre dell'esigenza di mettere in scena ciò che nella realtà non esiste e &lt;em&gt;Le colline hanno gli occhi 2&lt;/em&gt; (come già &lt;em&gt;Le colline hanno gli occhi&lt;/em&gt; prima di lui) si adopera per rispolverare le tecniche basilari del genere con l'obiettivo di mettere in scena la violenza di un straordinario quotidiano.&lt;br /&gt;Quello che è accaduto con le tecnologie digitali infatti è stato che i film horror hanno fatto un salto in avanti mostruoso nei termini di ciò che potevano mostrare, cosa che tuttavia non è corrisposta ad una necessaria evoluzione delle idee. Spesso la computer grafica è stata usata come una bacchetta magica in grado di risolvere qualsiasi situazione senza che ci fosse però una concreta idea di cinema sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un horror si nutre di crudezza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In questo caso però trattandosi di un remake di un film del 1977, e ora del suo sequel, molto è stato fatto per ricreare le atmosfere originali di una pellicola concepita per non avere bisogno di effetti digitali, così anche per queste produzioni moderne ci si è appoggiati soprattutto a trucchi, cavi invisibili, effetti sonori, giochi di luce ecc. ecc.&lt;br /&gt;I due registi, Alexandre Aja prima e Martin Weisz dopo, hanno rinunciato a tutte le componenti estetiche della violenza, tutto quello che per esempio ha costituito il cuore di &lt;em&gt;300&lt;/em&gt;. Non è stato infatti neanche in discussione l'utilizzo di tecniche come ad esempio il sangue digitale, poichè ben poco doveva esserci di stilizzato, tutto doveva essere il più concreto possibile. Infatti là dove le tecnologie digitali aiutano a creare una dimensione visiva onirica, l'uso di trucchi dal vivo (come il liquido rosso per simulare il sangue) restituiscono allo spettatore il senso di "orrore" e di brutalità della violenza.&lt;br /&gt;E la scelta corretta che è stata fatta in queste due pellicole è stata appunto di puntare molto sul senso di orrenda brutalità. Se il sangue digitale con le sue esplosioni irreali è una metafora del sangue vero, un suo corrispettivo estetico, il sangue simulato dal vero azzera il simbolismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lo studio delle vite dei mostri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo ritorno alle origini però non leva che ormai la tecnologia ha penetrato le fondamenta della struttura produttiva e nulla può essere come prima. Accade quindi che lo zampino del computer ci sia anche per le cose che meno ci si aspetta. Anche in una delle componenti fondamentali per la riuscita del film: il trucco dei "mostri", i deformi che abitano le caverne.&lt;br /&gt;Come è tipico di Hollywood i truccatori hanno lavorato con una metodicità rara, ricostruendo per ognuno dei personaggi deformi la sua storia personale con il solo scopo di crearli con più accuratezza, senza cioè che queste storie vengano poi narrate nel film. Servono solo a capire il personaggio per creare meglio la maschera.&lt;br /&gt;Come sono le parentele nel gruppo di deformi, chi sta in combutta con chi e chi si distacca dal gruppo e per quale motivo. Come mai alcuni hanno deformazioni diverse dagli altri e questo come influisce sul loro carattere e sulle loro azioni ecc. ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il trucco tra computer grafica e modelli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quando si passa invece alla vera a propria fase di creazione del trucco tutte le creature vengono innanzitutto modellate e disegnate in 3D al Photoshop, in modo da poter sapere ancora prima di cominciare come sarà il lavoro finito e avere un'anteprima sull'effetto che potrà dare l'attore una volta truccato. Poi dai modelli tridimensionali vengono fatte delle stampe dei volti ottenuti e alla fine queste stampe sono unite ai calchi delle teste degli attori. In questo modo è possibile capire come far combaciare al meglio trucco e volto prima ancora di cominciare a sperimentare sugli attori, aumentando la qualità del risultato e risparmiando tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 10/05/07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-217621504216716982?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/217621504216716982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=217621504216716982&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/217621504216716982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/217621504216716982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/le-colline-hanno-gli-occhi-2-recupera.html' title='Le Colline Hanno Gli Occhi 2 recupera le tecniche horror vecchio stile'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4012482634476714998</id><published>2007-05-11T10:55:00.000+02:00</published><updated>2007-05-11T10:58:41.626+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Spiderman 3: emozionare con gli effetti speciali</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Innovare per non annoiare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Che cos'è che non ho ancora mai visto?" è quello che, per sua stessa ammissione, si chiede ogni volta Sam Raimi quando si tratta di sviluppare qualcosa di totalmente originale, ma il punto è che spesso se qualcosa ancora non si è vista è perchè non esiste la tecnologia per realizzarla, "ecco perchè in quasi tutti i casi gli effetti di &lt;em&gt;Spiderman 3&lt;/em&gt; sono frutto di tecniche assolutamente nuove". Tecniche e non tecnologie, dosa bene le parole il regista della saga dell'Uomo Ragno, infatti uno dei diktat di ogni film di Raimi è che agli effetti computerizzati siano sempre affiancati effetti "reali", prestazioni da parte degli attori o di stuntmen aiutate dalla tecnologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'Uomo Sabbia, miliardi di granelli per un attore solo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Esemplare da questo punto di vista è stata la realizzazione e l'animazione dell'Uomo Sabbia (di gran lunga lo sforzo più imponente da parte della produzione) che ha richiesto per prima cosa la creazione di nuove tecnologie apposite. Di software in grado di gestire l'animazione di migliaia di particelle contemporaneamente infatti già ne esistevano, ma quello che era necessario in questo caso era un software in grado di gestire miliardi di particelle, per poter animare nel modo più realistico possibile i granelli di sabbia di cui è composto il personaggio. E' stato necessario dunque creare dal nuovo tutta una serie di programmi che potessero gestire una simile mole e tipologia di dati diversi. E quella è stata solo la base! Il duro è venuto dopo.&lt;br /&gt;Infatti la sabbia è un materiale molto particolare, i singoli granelli si comportano a tutti gli effetti come dei solidi mentre quando sono insieme il loro movimento e le loro reazioni ricordano più quelle dei liquidi. Per poter quindi far muovere l'Uomo Sabbia in maniera realistica, calcolando le diverse forme e solidità che il suo corpo può assumere, sono stati necessari diversi mesi di studio preliminare della sabbia: "Dovevamo comprendere innanzitutto come si muove la sabbia e solo successivamente elaborare le equazioni matematiche che ci avrebbero consentito di sapere come manipolarla" sono state le parole con cui il produttore Avi Arad ha raccontato questa fase della lavorazione.&lt;br /&gt;Studiare la sabbia ha voluto dire realizzare una lunga serie di riprese con la sabbia come protagonista: sabbia lanciata in aria, lanciata contro il bluescreen, o sullo sfondo di uno schermo nero, sabbia spruzzata addosso ad uno stuntman e via dicendo per elaborare tutte le possibili azioni che la sabbia avrebbe compiuto nel film e capirne le reazioni.&lt;br /&gt;E mentre un team di animatori studiava accuratamente il comportamento dei granelli un altro si occupava di animare il personaggio, tenendo sempre presente che questa animazione avrebbe poi dovuto fare i conti non solo con l'altra (quella dei granelli di sabbia) ma soprattutto con Thomas Haden Church, l'attore che avrebbe vestito i panni dell'Uomo Sabbia. L'animazione del personaggio e quella della sabbia infatti sono solo il contorno necessario a mostrare il dramma umano del personaggio, dramma che parte e finisce tutto nella prestazione dell'attore: "Anche se è soltanto un mucchio di sabbia, l'Uomo Sabbia è un personaggio con delle emozioni" osserva Scott Stokdick, il supervisore agli effetti speciali "se questi granelli messi assieme comunicheranno qualcosa al pubblico, allora vorrà dire che siamo riusciti nel nostro intento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'Uomo Ragno nero, dark anche nei movimenti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mentre le evoluzioni dell'Uomo Sabbia acquistano di elaboratezza lungo tutto l'arco del film, raggiungendo punte stupefacenti di evidente complessità, in pochi invece noteranno come l'animazione dell'Uomo Ragno non sia la medesima per tutto il film. Uno dei punti di forza fin dal primo episodio della serie è infatti l'accurata animazione delle evoluzioni ragnesche, sia nel volo tra i grattacieli che durante i combattimenti, in questo terzo episodio però è stato aggiunto un elemento in più di raffinatezza.&lt;br /&gt;Per una certa parte del film Peter Parker è posseduto da un simbiota alieno nero che ne amplifica i poteri ma lo rende anche più aggressivo e cinico. Questo cambio di umore e atteggiamento non si riflette solo nelle decisioni e nelle interazioni con gli altri personaggi ma anche nell'animazione. Spencer Cook, responsabile dell'animazione che è stato personalmente incaricato di operare le piccole modifiche nei movimenti ragneschi che riflettessero la maggiore aggressività, spiega come "Spiderman [nero] si muove con maggiore rapidità, inarca le spalle un po' di più e quando è appeso ad un muro solleva i gomiti un po' più in alto. Abbiamo cercato di immaginare movimenti che il solito Spiderman non farebbe: lì dove il supereroe con il costume rosso è elegante e aggraziato, l'Uomo Ragno tutto in nero è brusco, violento e avventato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Venom, parte umano e finisce interamente digitale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una volta lasciato l'Uomo Ragno il simbiota alieno prende possesso di Eddie Brock dando vita a Venom, un personaggio nuovo che solo inizialmente somiglia al protagonista del film ma che con il lento prendere il sopravvento della personalità senza scrupoli dell'organismo ospite diventa un'entità autonoma. Venom è uno dei personaggi più attesi dai fan del fumetto, un cattivo diventato subito un cult tra gli appassionati, portarlo sullo schermo voleva dire confrontarsi con aspettative molto alte. Per questo il personaggio è stato curato seguendo due linee di realizzazione corrispondenti alle due anime del personaggio. Inizialmente infatti Venom è una sorta di sosia di Spiderman, ma con il procedere della trama gli interventi digitali si fanno sempre più insistenti fino a che alla fine Venom non ha più nulla di umano ed è un personaggio animato interamente in computer grafica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 03/05/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4012482634476714998?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4012482634476714998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4012482634476714998&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4012482634476714998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4012482634476714998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/spiderman-3-emozionare-con-gli-effetti.html' title='Spiderman 3: emozionare con gli effetti speciali'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4261868715758263815</id><published>2007-05-11T10:51:00.000+02:00</published><updated>2007-05-11T10:53:42.618+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>iTunes? Un sistema obsoleto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - Il mondo della distribuzione musicale in rete non è un'esclusiva di Apple e del suo iTunes e nemmeno delle molte altre società che tentano di rosicchiare fette di mercato (da Microsoft a Napster, da eMusic a RealNetworks). C'è tutta un'altra dimensione della musica scaricata legalmente che è quella della musica rilasciata sotto licenza Creative Commons, una tendenza che fu inaugurata ufficialmente qualche anno fa da Wired quando fece un party per pubblicizzare l'iniziativa di un CD di musica in CC (con pezzi di artisti del calibro di David Byrne e Gilberto Gil) dato in regalo con la rivista.&lt;br /&gt;Si tratta di un sottobosco sempre più ricco, fondato sulla libertà di riutilizzo e su "some rights reserved", per costruire un business diverso, più libero, equo e in linea con le tecnologie (il digitale e la rete) cui si appoggia. Musica distribuita senza DRM e senza vincoli tecnici di alcun tipo, venduta a prezzi variabili e liberamente scambiabile, in virtù di un modello di business che si fonda sullo svincolo da ogni tipo di intermediazione tra chi distribuisce e l'artista. Le due entità (a seconda dei contratti e dei siti in questione) dividono le entrate provenienti da passaggi in radio o acquisti in rete e l'utente ci guadagna in musica totalmente libera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sui limiti e i pregi di un tale approccio abbiamo sentito Juan Carlos De Martin, professore associato presso la Facoltà di Ingegneria dell'Informazione del Politecnico di Torino e responsabile italiano del progetto Creative Commons.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Il modello di distribuzione musicale in CC è un business appetibile? Intendo anche per le grandi etichette&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Juan Carlos De Martin: Le possibilità sono due: mettere la musica online, cosa che favorisce la vendita di CD (come mettere un libro online può favorire la vendita del libro cartaceo) oppure (come diceva David Byrne un paio di mesi fa) capire che la musica è di per sé gratuita e dovrebbe servire a reggere tutta una serie di business collaterali da cui viene il guadagno per gli artisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Cioè il disco come veicolo promozionale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JCDM: Sì. Il disco deve essere propedeutico all'acquisto del biglietto del concerto o del merchandising, del contatto con l'artista tramite fan club a pagamento e cose del genere. Modelli che qualcuno sta cominciando a provare ma che chiaramente ci vorrà del tempo prima che si stabilizzino. Bisognerebbe rigettare la vecchia idea per la quale è necessario spingere le vendite di CD per abbracciarne una dove la musica è solo un modo per stimolare gli appassionati a spendere i loro soldi in attività collaterali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ma un simile modello non dovrebbe essere la soluzione più conveniente per musicisti che fanno generi di nicchia e già guadagnano principalmente dai concerti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JCDM: Sì, è quello che pensano molti. È la stessa cosa per i libri, un libro accademico che diciamo vende 200 copie in tutto il mondo che senso ha che sia a pagamento? Ci guadagna solo l'editore. Perché invece non metterlo a disposizione di tutti in Creative Commons in modo che la diffusione sia massima? Questo si può declinare in tutte le dimensioni dell'industria culturale e quindi anche alla musica popolare, perché un compositore di classica non può certo vivere facendo concerti...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: In Italia ci sono esempi validi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JCDM: Beh, music store internazionali come Jamendo hanno anche una sezione in Italia, ma di altre attività di ordine commerciale non ho notizia. Ci sono però molte etichette indipendenti e quindi molti artisti che hanno rilasciato la loro musica in Creative Commons.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Eppure ancora non si sente di nessun musicista noto (anche di un ambito di nicchia) che abbia intrapreso questa strada....&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JCDM: I grandi nomi ci stanno ancora pensando ma per il momento non si sono ancora mossi. Del resto sono anche passati solo quattro anni dalla creazione dei Creative Commons, siamo all'inizio. A tutt'ora esistono degli ambiti in cui tutti sanno di che si tratta e come funzionano e ambiti in cui nessuno ne ha sentito parlare. Passare da un modello all'altro è una cosa che richiede solitamente almeno una generazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jamendo e Magnatune sono due dei più grossi music store mondiali dove acquistare e distribuire musica con licenza Creative Commons, vendono musica senza DRM scaricabile liberamente e retribuiscono gli artisti senza l'intermediazione di etichette o distributori.&lt;br /&gt;Hanno un rapporto diretto sia con i clienti che con i musicisti e danno vita (per chi vuole aderire a questo tipo di distribuzione) ad un commercio il cui primo obiettivo è far girare e ascoltare la musica mantenendo alcuni diritti fondamentali: attribuzione (l'utente deve sempre nominare l'autore originale), non commerciabilità (l'utente non è autorizzato ad usare il lavoro dell'artista a scopi commerciali, senza prima chiedere il permesso), nessun lavoro derivato (l'utente non può alterare, trasformare o prendere il lavoro dell'artista come spunto per il proprio, senza prima chiedere il permesso), condivisione allo stesso modo (se un utente altera, trasforma o prende il lavoro dell'artista come spunto per il proprio, deve distribuire quest'ultimo sotto la stessa licenza).&lt;br /&gt;Jamendo ha diverse sezioni sparse in vari paesi (Italia compresa) e da quando è in piedi (2005) ha distribuito legalmente almeno un milione di album attraverso la tecnologia di BitTorrent e quella di eDonkey (anche se per quest'ultima è più difficile il tracciamento e quindi non è chiaro quanto materiale sia stato scaricato). L'ascolto e il download degli oltre 2.800 album in archivio è gratuito ed è possibile fare una donazione agli artisti a discrezione dell'utente.&lt;br /&gt;Magnatune invece nasce nel 2003 e propone l'acquisto a prezzi che variano a discrezione del compratore dai 5 ai 18 dollari per album. Applica un modello di business per il quale ognuno dei 175 artisti che hanno scelto di appoggiarsi al servizio ha diritto al 50% di tutti i proventi che vengono dalla loro musica, sia che si tratti di acquisto, sia che si tratti di darla in licenza per scopi commerciali ad altre realtà.&lt;br /&gt;Abbiamo sentito Laurent Katz, CEO di Jamendo e John Buckman, CEO di Magnatune, sui medesimi argomenti per capire dove stia andando il mercato della musica in CC.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: È possibile immaginare un business musicale che preveda la distribuzione in CC come standard?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;John Buckman: È sbagliato pensare ad un solo scenario possibile per il business musicale. Per il futuro vedo molti differenti tipi di modelli, dai più antiquati come iTunes (dove compri un album dalle etichette musicali) fino alla musica comprata direttamente dai musicisti e ai servizi che ti offrono musica gratis. All'interno di questa moltitudine di alternative la musica in CC troverà sicuramente il suo modo di vivere.&lt;br /&gt;Laurent Katz: La musica gratuita è già uno standard per la generazione tra i 15 e i 25 anni, ma raggiungerà quote sostanziali di mercato nei prossimi anni, come ha fatto il free software nel suo settore negli ultimi 20 anni (ma speriamo che la musica ci metta meno). Questo poi non vuol dire che un artista non trovi altre fonti di guadagno oltre alla musica in sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Cosa offrono di vantaggioso ad un musicista i Creative Commons? Intendo ai grossi artisti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JB: Artisti come Madonna vendono la loro musica in molti modi di cui il CD è solo un esempio. Condividere la tua musica amplia la platea di ascoltatori, cosa che ti dà la possibilità di fare più soldi.&lt;br /&gt;LK: Musicisti come Gilberto Gil, Pearl Jam, Beasty Boys già usano i Creative Commons per una certa parte del loro catalogo perché gli conviene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Come vanno gli affari? Ci sono musicisti da voi distribuiti che guadagnano abbastanza da viverci?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JB: Magnatune è solo una parte della carriera di un artista, noi contribuiamo alla loro sopravvivenza ma non li manteniamo in vita.&lt;br /&gt;LK: No. Ricevono soldi ma non intendono vivere con questi introiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ci sono grossi player del mercato che si sono interessati a quello che state facendo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;JB: Ricevo con cadenza regolare chiamate dalle principali etichette e dai loro musicisti più importanti che sempre di più vedono calare le loro vendite e sono stufi di venire pagati poco per quanto vendono. Nel mondo delle grosse etichette sanno bene che il loro business sta morendo e stanno cercando delle alternative.&lt;br /&gt;LK: Sì. anche se non posso rivelare altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 11/05/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4261868715758263815?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4261868715758263815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4261868715758263815&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4261868715758263815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4261868715758263815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/itunes-un-sistema-obsoleto.html' title='iTunes? Un sistema obsoleto'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7084524838999576895</id><published>2007-05-07T09:11:00.000+02:00</published><updated>2007-05-07T09:13:24.919+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Robocani romani più forti di spagnoli e portoghesi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - L'Italia ha vinto sulla Spagna e il Portogallo. O, meglio, i robot programmati dalla squadra italiana dell'università La Sapienza hanno vinto contro gli omologhi provenienti da Spagna e Portogallo. Si tratta del risultato del triangolare di Robo Soccer che è stato l'evento centrale del RomeCup2007, il primo trofeo internazionale città di Roma di robotica.&lt;br /&gt;L'evento si è svolto nella sala Protomoteca del Campidoglio, e a margine del triangolare ha visto anche gli automi progettati da istituti tecnici di tutta Italia sfidarsi in diverse discipline che ne hanno messo alla prova le peculiarità. Alcune mettevano a dura prova i sensori di movimento, altre quelli per la rilevazione e l'analisi di gas e altre quelli visivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I robot che si sono sfidati a calcio invece sono automi a forma di cane, i modelli che fino a poco tempo fa Sony aveva in commercio, dotati di sensori visivi e di un collegamento in rete che consente loro di comunicare e coordinarsi per attuare strategie di gioco e raggiungere un obiettivo. Quattro contro quattro, i cani robot hanno occupato un campo di calcio di sei metri per quattro senza il minimo aiuto del team che li ha programmati, che era lì solo per vedere come si comportavano le proprie creature.&lt;br /&gt;Questo triangolare è stata una manifestazione amichevole e promozionale messa in piedi da Fondazione Mondo Digitale, le vere gare si sono già svolte in altre sedi e hanno qualificato l'Italia (lo stesso team che ha vinto questo triangolare) ai mondiali di Robo Soccer che quest'anno si terranno ad Atlanta in America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punto Informatico, presente alla manifestazione, ha scambiato quattro chiacchiere con Daniele Nardi, professore di Intelligenza Artificiale presso la facoltà di Ingegneria della Sapienza, e Luca Iocchi, ricercatore e team leader della squadra vincitrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Questa di oggi era solo un amichevole ma tra poco partirete per l'America...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Daniele Nardi: In realtà è la squadra che stiamo organizzando da qualche anno con Ingegneria che gareggerà in America. È una squadra fatta da studenti e coordinata da me e da un collega ricercatore, mentre i dottorandi fanno da coordinatori. Ma la parte di programmazione la svolgono gli studenti dei corsi di laurea e della specialistica. Il team comprende una decina di persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Gli studenti quindi ci lavorano nel tempo libero?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Luca Iocchi: Fa parte del loro curriculum scolastico, quindi colgono l'occasione di tesine, di corsi di progetto oppure lo fanno come stage finale di primo livello o come tesi di laurea. Si cerca insomma di portare questo lavoro all'interno delle attività accademiche anche per applicare ciò che viene insegnato nei corsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Come è organizzato il lavoro?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;DN: Lavoriamo in un ambiente di sviluppo abbastanza sofisticato che consente di programmare sia la parte di movimento che quella di percezione e anche poi un sistema di comunicazione attraverso il quale i robot si coordinano. I limiti imposti dalle regole del torneo sono legati unicamente al fatto che si è vincolati all'utilizzo della piattaforma data. È un ambiente disponibile in rete, si chiama SDK.&lt;br /&gt;LI: Ci sono varie parti del codice che vanno sviluppate e lo facciamo a gruppi, c'è chi si occupa di visione, chi di localizzazione, chi di azione. Tutto in un ambiente C++.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Su cosa lavorerete tra oggi e luglio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LI: Beh, migliorerei i comportamenti di tiro, perché spesso anche in situazioni favorevoli i robot hanno ritardato troppo a prendere decisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Chi sono i più forti al mondo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;DN: Dipende dal tipo di gare ma è una questione legata alla disponibilità di risorse umane e finanziarie per portare avanti i progetti di ricerca. I tedeschi e gli americani investono più in ricerca degli italiani e quindi vanno meglio ma non si può fare un paragone come nel calcio. Da noi tipicamente è più difficile fare ricerche che necessitano di un laboratorio e spese relative a materiali.&lt;br /&gt;LI: I tedeschi e gli australiani. Anche perché spesso queste partite sono simili al rugby: può essere più conveniente portare la palla in porta anziché tirare da lontano, le abilità di tiro di questi robot non sono eccezionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Qual è la parte più sofisticata di questi robot?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;DN: Ci sono diverse componenti sviluppate a livello dello stato della ricerca corrente quindi non c'è una parte più difficile e una meno. Certamente, per questo tipo di robot l'aspetto di percezione è quello con i maggiori limiti. Cioè la conoscenza che il robot riesce ad avere sulle situazione del gioco e su cosa stanno facendo i compagni è la parte più complessa.&lt;br /&gt;Una componente è la percezione delle immagini e poi l'altra, quella più propriamente di intelligenza artificiale consente di prendere decisioni che non siano semplicemente reazione ad uno stimolo ma che comportino una parte di analisi della situazione e scelta dell'azione da svolgere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Quali possono essere le applicazioni pratiche delle tecnologie sviluppate per queste gare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;DN: Una delle tecnologie fondamentali forse è il sistema di visione, che di sicuro è quello in cui la trasferibilità è più immediata. Può essere applicato a sistemi di sorveglianza o controllo degli ambienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 07/05/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7084524838999576895?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7084524838999576895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7084524838999576895&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7084524838999576895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7084524838999576895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/robocani-romani-pi-forti-di-spagnoli-e.html' title='Robocani romani più forti di spagnoli e portoghesi'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8873345843567524622</id><published>2007-05-01T17:51:00.001+02:00</published><updated>2007-05-01T17:51:57.329+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital lifestyle'/><title type='text'>La Legge Del Desiderio (musicale)</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;"&gt;L'anno zero è stato il 2001, da quel momento il mercato musicale è entrato in una fase di crisi e conseguenti mutazioni che non accenna a fermarsi. Una mutazione determinata in gran parte dall'effetto che ha cominciato ad avere da quell'anno la pirateria informatica di brani musicali.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si dice sempre che le cose cominciano a muoversi solo quando ci sono in ballo grandi interessi, in questo caso la pirateria musicale è stata e continua ad essere (ora è affiancata dalla pirateria cinematografica, ma quello è proprio un altro discorso!) il primo elemento capace di catalizzare l'attenzione di società, istituti legali e intere nazioni su internet. Il danno economico che internet sta provocando alle grandi major è tale da stimolare una serie di provvedimenti che hanno lo scopo di tappare i buchi della pirateria ma finiscono per dare le linee guida di una futura politica e giurisprudenza della rete. Non volendolo il caso della pirateria musicale, e soprattutto i rimedi che si stanno approntando, cominciano a costituire dei precedenti dai quali non si potrà prescindere in futuro.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Prendiamo per esempio il caso di ThePirateBay.org, sito che distribuisce file torrent (vedi scheda "no comprendo"), i server risiedevano in Svezia ma quando sotto la pressione di istituti inernazionali e società degli editori la polizia svedese ha sospeso i server in questione per accertamenti , basandosi su un cavillo della legge nazionale antipirateria (che come tutte le leggi antipirateria al momento non prevede reati via internet e quindi non ha strumenti specifici per arginarli), i proprietari del sito hanno fatto i bagagli e si sono recati in Olanda, stato in cui non avrebbero avuto noie e così dopo due giorni il sito è tornato a disposizione di tutti gli utenti del pianeta al medesimo indirizzo, senza nessuna differenza.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo perchè si sta diffondendo il principio giurisprudenziale secondo cui in rete si è soggetti alle norme dell'ordinamento della nazione nella quale risiedono fisicamente i server. Così succede anche che un sito come AllOfMp3.com, possa vendere in tutto il mondo indisturbato file musicali a 9 centesimi di euro e interi album a 1 euro e senza limitazioni imposte da DRM (vedi scheda "no comprendo"). La vendita di file musicali è fortemente regolamentata e soggetta a precisi criteri e limitazioni imposti dalle case discografiche, ma AllOfMp3 riesce ad aggirarle tutte perchè risiede in Russia, dove c'è una particolare regolamentazione in materia di pirateria, e ne sfrutta la peculiarità per fare questo assurdo commercio in tutto il mondo senza poter essere fermato.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Una simile miope visione della regolamentazione della rete rischia di creare i "paradisi di internet", stati nei quali viene appositamente approvato un'ordinamento più indulgente verso atti che altrove sono reati con lo scopo di attirare tutti coloro i quali gestiscano attività illegali, o al limite della legalità, in rete che da lì possono continuare le loro attività (su base mondiale) nella più totale tranquillità.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;E l'industria musicale che sta facendo?&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Dal 2001 (l'anno in cui il boom di internet ha raggiunto la massa critica di utenti per cominciare ad intaccare le vendite musicali) ad oggi i profitti legati alla vendita musicale sono scesi del 22%, perdite che sono aumentate di anno in anno e non accennano a fermarsi. Colpa della pirateria, si è sempre detto, ma ora comincia a farsi strada l'idea che non sia solo quello il problema.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si perchè va bene che la pirateria in rete è stato ed è un fenomeno fortissimo che ha coinvolto moltissima gente dissuadendola dal comprare ciò che poteva scariare gratis, ma c'è anche da dire che dal 2003 ad oggi (dati pubblicati dagli stessi editori musicali) la massa di file musicali coperti da diritto d'autore in giro sui server p2p è passato da 1,1 miliardi di file a 885 milioni, eppure la crisi non ha accennato a diminuire, anzi!&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si comincia allora a pensare a quali siano le cause che stanno determinando questa assurda situazione, perchè mai nella storia del mercato musicale c'è stata tanta richiesta di musica da parte dei consumatori e mai sono stati acquistati così pochi dischi.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Come sempre la causa non può essere una sola, così questa crisi si può spiegare non solo con la pirateria (che pure ha il suo merito) ma soprattutto con un atteggiamento sbagliato dei rivenditori musicali che sempre di più stanno accantonando i CD per fare spazio ad altre forme di intrattenimento complementari, su tutte il DVD. Impauriti dalle primi crisi, imbambolati dalle mille voci e leggende metropolitane su pirateria, scomparsa dei CD, fine dei mercati musicali ecc. ecc. i rivenditori (chiaramente non quelli specializzati) hanno progressivamente accantonato la vendita musicale determinando un ulteriore calo delle vendite.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sembra che si comincerà a vedere la luce, secondo gli analisti di Screen Digest, nel 2010, non prima, quando se tutto continua così, uno dei primi rimedi alla crisi comincerà a fare effetto. Nel 2010 infatti il mercato delle vendite legali di file musicali online dovrebbe raggiungere una dimensione sufficiente da consentirgli di rimediare ai danni della pirateria, e questa rinnovata fiducia si spera potrebbe portare di nuovo le vendite in positivo.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Una cosa è certa, mai torneremo ad una forma di commercio come la precedente, il mercato musicale se e quando uscirà dalla crisi sarà assolutamente rivoluzionato, come è giusto che sia, per fare fronte ad esigenze diverse di un pubblico diverso che vuole musica in maniera diversa. Non più il vincolo dei CD, ma tracce libere ascoltabili su più tipologie di device.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DIGITAL LIFESTYLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8873345843567524622?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8873345843567524622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8873345843567524622&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8873345843567524622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8873345843567524622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/la-legge-del-desiderio-musicale.html' title='La Legge Del Desiderio (musicale)'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2124736192435819818</id><published>2007-05-01T17:48:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T17:49:25.691+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital lifestyle'/><title type='text'>Ubiquitous cinema, il futuro della distribuzione cinematografica</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Non ci saranno proiettori 3D, non ci saranno ologrammi e non ci saranno nemmeno occhiali speciali che proiettano immagini sulla retina. Nell’immediato futuro del cinema (o della comunicazione video in senso più esteso) non ci sarà nulla di tutto ciò che i film di fantascienza ci avevano promesso (solo il videotelefono di 2001 Odissea Nello Spazio (1968) e ancora prima di Metropolis (1927) è realtà, ma nessuno lo usa). &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Nel futuro del cinema per ora sembra esserci solo la sua smaterializzazione, cioè quel processo che con leggero anticipo ha subito la musica: il passaggio da supporti fisici sempre più evoluti (nastri magnetici, videocassette, DVD e DVD ad alta definizione) all’assenza di un supporto standard e la proliferazione di mezzi di riproduzione e archiviazione. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;La smaterializzazione purtroppo ancora non riguarda l'Italia, infatti CinemaNow e Movielink, i due principali movie stores online a cui i grandi studios hanno dato la concessione per vendere parte dei loro cataloghi, sono accessibili solo dai residenti in America. E così com’è per i music stores anche in questo caso bisognerà attendere un accordo economico valido per l’Italia per poterne usufruire. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western" lang="it-IT"&gt;Se per ora dunque il cinema immateriale in Italia lo si può solo guardare da lontano (sono sicuramente pochi e insoddisfacenti gli esperimenti di casa nostra come il portale RossoAlice), non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda il secondo aspetto del cinema del futuro, ovvero la proliferazione di diversi dispositivi di riproduzione.  &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;In principio era il grande schermo, monopolista assoluto, al quale, dopo 50 anni di dominio, si è affiancato lo schermo televisivo e ora dopo altri 50 anni di lotte, crisi e necessarie mutazioni di questi due mezzi di riproduzione, stanno arrivando altri concorrenti. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Al momento il più agguerrito sembra il fiore all’occhiello di Apple, il device multimediale portatile per eccellenza: l’iPod, che nella sua ultima generazione è anche lettore video. Apple ancora non vende film (al massimo i cortometraggi della Pixar), ma è noto che il passo è imminente e probabilmente rivoluzionario, perché di botto tutti i proprietari di iPod saranno in grado di comprare a 10$ un film in ottima qualità. Film, questo è importante considerarlo, che il proprietario di iPod Video, non è costretto a vedere sul piccolo schermo, poiché assieme all’iPod viene venduto l’apposito cavo per collegarlo ad un qualsiasi televisore, l’iPod dunque può essere anche solo un dispositivo per archiviare e trasportare film.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Discorso diverso invece va fatto per i telefoni cellulari che si stanno muovendo più che altro sul piano della televisione e non del cinema, anche se spesso muoversi per la tv significa muoversi per il cinema. Intendo dire che spesso tra i canali televisivi offerti dai gestori ci sono canali di cinema (come quelli di Sky), quindi di fatto reti di cinema 24 ore su 24 da vedere sullo schermo del cellulare. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;A questo proposito va fatta un netta differenziazione tra i provider. Se infatti TIM non intende in alcun modo fare concorrenza al cinema o al mondo del noleggio DVD (cioè il cinema di seconda visione), non volendo trasmettere film ma curare tutto ciò che è a latere della distribuzione cinematografica, promuovendo e arricchendo di contenuti l’uscita di un film tramite trailer, giochi interattivi, clip audio e video ecc. ecc. Dall’altra parte c’è 3 che ha già messo un piede nella distribuzione di seconda visione grazie ad alcuni accordi importanti e ha anche tentato il grande salto verso la distribuzione di film a due settimane dalla loro uscita in sala tramite un accordo con Eagle Pictures che è però saltato. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western" lang="it-IT"&gt;Al momento dunque sembra che il cinema debba continuare ad essere distribuito per prima cosa nelle sale e solo in seguito attraverso altri supporti.  &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Ma anche solo il parlare di dispositivi di fruizione cinematografica alternativi alla sala (telefoni cellulari, computer, iPod ecc. ecc.) ha sollevato un grandissimo polverone: produttori, attori, gestori e chi più ne ha più ne metta sono insorti in difesa del cinema di qualità visto in sala. Il mondo del cinema si sente minacciato dai nuovi dispositivi tecnologici che sono invece visti con estremo favore dal pubblico (che scarica film da internet per lo più illegalmente), il sentore è quello che il cinema perderà la sua anima se comincerà ad uscire fuori dalle sale. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western" lang="it-IT"&gt;La verità è un’altra. Il cinema ha già cominciato ad uscire dalle sale, il processo è iniziato con la televisione e con il noleggio, è stato molto lento ma in 20 anni di esistenza il VHS (e ora la storia procede, anzi aumenta con i DVD) ha causato cambiamenti fondamentali nel mondo della produzione cinematografica: alcuni settori come quello del porno si sono convertiti ad un consumo a noleggio abbandonando per primi la sala, molti film vengono girati quasi esclusivamente per il mercato dell’Home Video anche se ufficialmente escono al cinema (ma ci rimangono un giorno magari) e molti altri film invece hanno successo solo nei loro passaggi televisivi.  &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western" lang="it-IT"&gt;Con il passare degli anni il pubblico si è abituato al fatto che cinema, televisione e home video sono tre mondi simili ma diversi, e una stessa persona può gradire in maniera differente un film a seconda di come ne fruisce (gratis a casa o a pagamento al cinema o in tv), si crea così una differenziazione non ufficiale. Per fare una semplificazione utile a spiegare possiamo dire che c’è il grande blockbuster americano che è un film di cui tipicamente si preferisce fruire al cinema, c’è la divertente commedia d’amore di cui tipicamente si preferisce fruire a noleggio e c’è il film spensierato o magari anche il film molto impegnato, al quale prima di vederlo lo spettatore medio non dà fiducia (il che non vuol dire chiaramente che sia brutto) e di cui fruisce tipicamente in televisione.  &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="western" lang="it-IT"&gt;E’ un meccanismo inevitabile: la semplice esistenza di tre mercati differenti su cui vanno i medesimi prodotti (solo che in momenti diversi) inevitabilmente stimola nella testa del pubblico una categorizzazione poiché nel momento di scegliere cosa vedere al cinema o in DVD deve fare un previsione e scegliere in base alla sua soddisfazione passata.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="western" lang="it-IT"&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DIGITAL LIFESTYLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2124736192435819818?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2124736192435819818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2124736192435819818&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2124736192435819818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2124736192435819818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/ubiquitous-cinema-il-futuro-della.html' title='Ubiquitous cinema, il futuro della distribuzione cinematografica'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-289670192976462179</id><published>2007-05-01T17:47:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T17:48:30.681+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital lifestyle'/><title type='text'>Il computer del futuro? Un oggetto inutile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se si potesse fare una statistica seria salterebbe sicuramente fuori in maniera evidente come il computer nella fantascienza (antica o moderna che sia) sia qualcosa sempre e comunque ingombrante e fisicamente molto "presente".&lt;br /&gt;Così a memoria mi vengono in mente gli immensi computer pieni di luci dei film di fantascienza a basso costo degli anni '50 e '60 (come Il Pianeta Proibito), oppure i computer dei film di fine anni '70, come Alien, dove "Mother" occupa una stanza intera, penso pure alla fantascienza di matrice più cyberpunk dove comunque regnano i cavi e le postazioni semidistrutte e rovinate dominano le scene, penso addirittura a film molto moderni come Johnny Mnemonic o Matrix dove si rimane invetiabilmente sempre legati ad un concetto di informatica presente nella vita quotidiana in maniera molto fisica (memorie impiantate nel cervello, sistemi pieni di grossi cavi ecc. ecc.), quasi meccanica.&lt;br /&gt;Invece, almeno al momento, la direzione che sta prendendo l'utilizzo e la fruizione dei computer (di qualsiasi tipo essi siano) sembra molto diversa.&lt;br /&gt;Innanzitutto nessuno aveva previsto la miniaturizzazione (certo prima che questo processo avesse inizio) e nessuno aveva previsto lo svincolamento di ogni contingenza informatica. Già ad ora molti documenti risiedono in rete e non sui computer, molti documenti utilizzati nella normalità della vita quotidiana: si archiviano online le foto su Flickr o su Yahoo!Photo, si archiviano i file sugli spazi virtuali gratuiti si archiviano le mail e i loro attachment sui webmail client (come Hotmail, Yahoo!, Gmail ecc. ecc.). Tutte cose che di colpo acquistano l'impagabile dono dell'ubiquità poichè accessibili da qualsiasi device (telefonino compreso) in qualsiasi luogo.&lt;br /&gt;Adesso azzardo, ma quello che mi sembra sempre più evidente è che il computer del futuro sta diventando sempre più stupido e la rete sempre più intelligente. Già il computer non ha mai brillato per intelligenza ma almeno prima era pieno di nozioni, adesso progressivamente lo stiamo allegerendo sempre più di questi carichi.&lt;br /&gt;I dati passano per il computer e finiscono in altri device specializzati o in rete. Delle foto già si è fatto un esempio, ma anche i file mp3 scaricati prima erano ascoltabili dal computer o mediante apposito CD fresco di masterizzazione, ora progressivamente si stanno spostando sui lettori Mp3, le telefonate di Skype fatte attraverso il computer si stanno spostando su telefoni appropriati, i video visti sul monitor stanno piano piano finendo sui televisori (e già si vendono i kit per vedere l'IPTV, la tv su protocollo internet direttamente sul televisore). Il computer in virtù della sua estrema flessibilità sperimenta e perfeziona, dà la possiblità al pubblico di fare propria una tecnologia appena uscita dai laboratori e di individuarne punti di forza e debolezze fino a renderla (di modifica in modifica) un'applicazione veramente utile, dopodichè questa lascia il computer per dirigersi altrove.&lt;br /&gt;E' come un ulteriore stadio della catena produttiva, un gigantesco beta test lasciato fare agli utenti.&lt;br /&gt;Il prossimo passo? Già lo abbiamo sotto gli occhi. I software stanno abbandonando il computer per trasferirsi in rete, cioè siti internet che emulano il software che solitamente risiede sul disco rigido. Siti come AjaxWrite.com o Writely.com sono stati tra i primi ad avere successo, anche perchè emulano uno dei software più richiesti e indispensabili nel mondo del computer, la videoscrittura. In pratica si accede al sito da Internet Explorer (o Mozilla Firefox o un altro qualsiasi browser) e quella che si presenta è una schermata non dissimile da quella di molti account di posta solo che ad ogni titolo non corrisponde una lettera ma un documento. Chiaramente le potenzialità non sono esattamente quelle di Word ma le funzioni basilari, quelle veramente necessarie, ci sono tutte. I file si salvano in remoto (cioè sui siti in questione) e a scelta possono essere scaricati in formati diversi (word, html, pdf, open office, rtf...).&lt;br /&gt;Ma questo è solo un esempio. Ci sono software in rete che emulano Excel (uno l'ha fatto proprio Google http://spreadsheets.google.com), che emulano i programmi di grafica (http://www.pxn8.com) o l’intera suite di Office ecc. ecc.&lt;br /&gt;Impossibile dire se effettivamente questo sarà un passo esclusivo che ucciderà la tecnologia del software su disco rigido, di sicuro si sta confermando una validissima alternaiva che ha il pregio (non risiedendo su nessun computer particolare) di essere accessibile anche da qualunque device (telefoni cellulari, televisori, palmari...) in qualunque luogo senza nessuna installazione.&lt;br /&gt;Se è vero che la storia dell'evoluzione dell'informatica è la storia della liberazione dell'uomo dai compiti noiosi e ripetitivi (delegati appunto alle macchine) per lasciare più tempo alla parte creativa del lavoro, allora sicuramente questa è un'innovazione.&lt;br /&gt;Recentemente ho avuto problemi di connessione dove abito e lavoro, dunque ero tagliato fuori dalla rete e ho dovuto trovare una zona wi.fi. ospitale dove trasferirmi quantomeno per lavorare. Al momento di preparare il portatile (solitamente lavoro su un fisso) mi sono domandato quanti dati avrei dovuto trasferire per poter lavorare lontano dal mio abituale pc, avrei avuto bisogno di un cd? di un dvd?? Niente. Non ho dovuto trasferire nulla, tutto quello di cui avevo bisogno era già nel mio portatile perchè è in rete, tutti i documenti, le email, i numeri di telefono era tutto già in rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DIGITAL LIFESTYLE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-289670192976462179?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/289670192976462179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=289670192976462179&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/289670192976462179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/289670192976462179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/il-computer-del-futuro-un-oggetto.html' title='Il computer del futuro? Un oggetto inutile'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8714276143683467696</id><published>2007-05-01T17:46:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T17:47:37.686+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital lifestyle'/><title type='text'>Viral Videos</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ricordate quale è stato il primo incontro tra il computer di casa e la produzione di video? La webcam. Le piccole telecamere a bassissima risoluzione che vengono utilizzate più che altro per riprendere o scattare foto dell'utente al computer. Una rivoluzione decisamente non da poco, che non a caso fu all'origine del passaggio dalle chat ai siti di incontri online (sullo stile di Meetic o Match.com), poichè gli utenti diventavano d'improvviso visibili, non più un nick ma una faccia e un corpo che facevano cadere il pretesto della chat e palesavano il bisogno di una ricerca dell'anima gemella in rete.&lt;br /&gt;Ma la gente si sa non può stare ferma e utilizzare uno strumento sempre nella stessa maniera. E così ora la possibilità di produrre filmati in maniera più che amatoriale sta diventando alla portata di tutti, lo avevate notato? Credo di si.&lt;br /&gt;E lo avevate notato che non solo i prezzi delle videocamere stanno crollando, ma anche i telefoni con videocamere stanno aumentando di qualità e diminuendo di prezzo? E lo avevate notato infine che sono sempre di più e più semplici da utilizzare i software per montare video (dal professionalissimo Final Cut per Mac all'ottimo Adobe Premiere fino al banale Windows Movie Maker)? Bene.&lt;br /&gt;Questo forse non significa che aumenteranno in maniera esponenziale i nuovi registi (quello è proprio tutto un altro mondo!) ma significa di certo che aumenteranno (e già stanno aumentando) quelli che non si possono ormai più definire videoamatori.&lt;br /&gt;Non si possono più chiamare così perchè i nuovi mezzi permettono di andare oltre il filmino del battesimo o quello delle vacanze per poter produrre dei video che non siano necessariamente ad uso strettamente personale.&lt;br /&gt;Il vero problema fino ad ora infatti era che si avevano a disposizione molti modi per produrre dei video ma pochissimi per farli vedere. Non tutti hanno telefoni cellulari abilitati a ricevere MMS e spesso questi video sono troppo grandi per essere inviati integralmente via mail. Si era così creata una stranissima situazione per la quale chiunque poteva dare vita a dei prodotti video ma non poteva farli vedere quasi a nessuno.&lt;br /&gt;Ed è qui che è entrata in gioco la rete (guarda caso!), non è infatti una casualità che siti come Google Video o YouTube siano i più grossi fenomeni della rete dell'ultimo anno (32.000 filmati inviati al giorno a testa), capaci di raggiungere in meno di 365 giorni di vita la stessa quota di utilizzatori di un colosso come Msn Video, che è fortemente avvantaggiato dal fatto di poter disporre della gigantesca base utenti della rete di blog Msn Spaces. E non venitemi a dire che non avete mai guardato un filmato su Google Video o YouTube, non ditemi che nessuno vi ha mai mandato via mail il link di una pubblicità straniera, un video umoristico, un trailer rimontato o un'esibizione dal vivo da vedere su questi siti, non ditemi che non avete mai visto su un blog il caratteristico riquadro con schermo e pulsanti per vedere i video (sì, anche quello è fornito da YouTube che assieme al filmato dà anche ai blogger il modo per inserirlo nelle proprie pagine).&lt;br /&gt;Ecco allora che avere una telecamera nel telefono cellulare comincia ad avere un senso! YouTube infatti offre da poco anche la possibilità di inviare filmati direttamente dal telefono senza nemmeno dover passare per il pc di casa.&lt;br /&gt;Ecco allora che finalmente c'è un canale di distribuzione per questo tipo di creatività, qualcosa che costituisca sia un modo per far vedere i propri prodotti sia un modo per avere una visuale non ortodossa sulla realtà. Che intendo? Beh per "questo tipo di creatività" intendo tutto quel mondo di artisti del video per hobby, che non hanno modo di far conoscere le loro opere se non così, per farvi un'idea fate una ricerca su YouTube (http://www.youtube.com) per "Shining", il primo risultato è uno degli esperimenti più interessanti che abbia mai visto di montaggio alternativo: un trailer fatto con le immagini del film di Stanley Kubrick ma montate in modo da farlo sembrare una commedia familiare o provate a cercare "10 Things I Hate About Commandments" trailer di I 10 Comandamenti di Cecil B. DeMille rimontato per farlo sembrare una commedia stile American Pie. E questa dei trailer rimontati è solo una delle possibili tipologie di produzione creativa.&lt;br /&gt;Per "visione non ortodossa della realtà" intendo invece la copertura da parte dei privati dei grandi eventi, quello che in certi casi è anche definitio citizen journalism, un ultimo esempio del quale possono essere i video sull'E3, la fiera di videogiochi di Los Angeles. Cercando "E3 2006" escono fuori i filmati di tutti i nuovi videogiochi che sono stati presentati lì, cosa che nessun giornale online o televisione vi farà mai vedere: c'è il video di Paris Hilton che presenta Diamond Quest (il suo nuovo gioco per cellulari), Robin Williams che gioca a Spore e c'è Miyamoto (il creatore di Super Mario Bros.) che presenta la nuova console Nintendo, chiamata Wii, dirigendo un'orchestra virtuale. Cose che nessuno avrebbe mai mostrato.&lt;br /&gt;Il mondo è pieno di telecamere e di gente che filma per il proprio divertimento o per spirito di informazione e adesso il sistema di condivisione video rende visibile al mondo quello che prima era invisibile, un cambiamento di prospettiva incredibile che ha già portato alla luce talenti e nuovi modi di fare informazione, e se avete a disposizione un qualsiasi dispositivo per riprendere la realtà o modificare filmati è difficile resistere alla tentazione dell'esserne protagonisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DIGITAL LIFESTYLE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8714276143683467696?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8714276143683467696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8714276143683467696&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8714276143683467696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8714276143683467696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/viral-videos.html' title='Viral Videos'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1255764989554022014</id><published>2007-05-01T17:45:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T17:46:14.297+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital lifestyle'/><title type='text'>Media Stores - Oltre i Confini del Download</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si può dire che esistano sostanzialmente tre modi di comprare qualcosa: il modo reale, il modo ibrido e quello virtuale.&lt;br /&gt;Il modo reale è il più tradizionale, si esce, ci si dirige in un negozio, si entra, si sceglie l'oggetto dei desideri e con denaro tangibile (anzi frusciante) si acquista qualcosa che ha una consistenza, dopodichè felici si può ritornare a casa con il frutto dell'acquisto saldamente in mano. Il modo ibrido prevede che tramite moneta virtuale (solitamente si tratta di carta di credito) si acquisti un bene tangibile che, nel caso degli acquisti online, verrà recapitato a casa o il giorno seguente o dopo un lasso di tempo infinitamente più lungo (non ci sono vie di mezzo). La terza via infine prevede che con denaro virtuale si compri un bene virtuale, il che non è neanche tanto assurdo, è in fondo ragionevole che per avere qualcosa che non esiste fisicamente (ma esiste in assoluto!) si paghi con denaro immateriale...&lt;br /&gt;I media stores della rete appartengono a quest'ultima categoria, tutto è virtuale.&lt;br /&gt;Si tratta dei negozi di musica e video online, uno dei più grandi successi commerciali del 2005 e uno dei settori che più è in espansione in assoluto, con un miliardo di dollari di profitti solo nell'ultimo anno.&lt;br /&gt;In Italia sono arrivati solo in parte (non tutti i media stores infatti hanno aperto la sezione italiana a causa di lungaggini legali) e per il momento si tratta unicamente di music stores, per il video tocca ancora aspettare, ma già si può parlare di successo. Allo stato attuale il negozio di musica virtuale aperto anche in Italia che con più probabilità soddisferà i vostri desideri è quello di Apple, cioè iTunes (www.apple.com/itunes), che non a caso con il suo archivio di quasi due milioni di tracce è anche il leader di mercato mondiale (ben il 75% delle canzoni acquistate in rete vengono da iTunes).&lt;br /&gt;Naturalmente, per assicurarsi il margine di successo più ampio possibile, fare un acquisto è semplicissimo e soprattutto molto economico (se rapportato ai costi del mondo vero), basta scaricare dal sito ufficiale il software e una volta installato compiere la procedura di registrazione che chiede i soliti dati: nome, cognome, età ecc. ecc. scegliere un nome utente, una password e cosa più importante inserire il numero della carta di credito (la sicurezza è una delle priorità di ogni music store!), operazione che verrà compiuta una ed una sola volta, ci pensa poi il music store a ricordarsela per voi.&lt;br /&gt;Fatto questo si presenta la home page con le principali offerte della settimana: dai dischi più venduti alle novità, come ogni vetrina che si rispetti. In alto c'è la barra per la ricerca, si immette il nome dell'artista, della canzone o dell'album e i risultati arrivano immediatamente. A questo punto l'acquisto è ad un pugno di click. Basta premere su "Acquista", confermare premendo "SI" quando appare il cartello "Sei sicuro di voler acquistare questa traccia?", ed è fatta, in pochi secondi (a seconda della connessione utilizzata) la traccia è scaricata e pronta per l'ascolto o la masterizzazione.&lt;br /&gt;Qual è il segreto del successo di una formula simile (che più o meno è la medesima per tutti i music e video store)? Il prezzo. Una traccia = 1€ e un album 8 o 10€, una bella differenza con i dischi comprati nel mondo reale... Certo c'è anche un bella differenza con le tracce scaricate gratis, ma 1€ è una cifra ragionevole per avere garantite l'immediatezza del download (tutta la procedura prende 30 sec al massimo), la sicurezza dell'integrità della canzone e la pulizia del suono.&lt;br /&gt;Tanto è ragionevole questa cifra che ora il commercio online costituisce il 6% dei profitti della vendita totale di musica (due anni fa costituiva meno dell'1%) e se c'è un 15% sul totale dei naviganti in rete che scarica musica illegalmente c'è anche un 5% che la compra. Per dare un'idea basterà citare il fatto che solo nell'ultima settimana del 2005 sono state comprate ben 20 milioni di tracce.&lt;br /&gt;Ma il bello è quello che deve ancora venire. I video stores come quello di Google (http://video.google.com) offrono ad un prezzo che oscilla intorno ai 2€ a filmato gli episodi delle serie televisive più seguite, assieme a quelle storiche (da McGyver a Supercar), oltre alle partite dell'Nba e altri video inediti. Google Video in più è aperto a tutti, chiunque può mettere in vendita (o anche distribuire gratis) i propri video al prezzo che crede.&lt;br /&gt;Per il momento, nonostante la grande crescita, la vendita di contenuti multimediali in rete è un settore ancora acerbo che sta maturando lentamente e che vive ancora in una fase oligarchica in cui poche grandi aziende fanno il bello ed il cattivo tempo, vendendo file musicali ascoltabili solo attraverso i music player o i lettori MP3 prodotti da loro (così fa Apple e così vuole fare Microsoft), ma le cose stanno cambiando. Chi fornisce i contenuti (dalle case discografiche a chi distribuisce le serie televisive) si sta stancando di fornire il suo materiale in esclusiva, preferisce un mercato in cui poter vendere la sua merce attraverso più canali, magari con prezzi diversi per target diversi.&lt;br /&gt;E questo accadrà non appena scenderanno sul mercato mondiale pezzi grossi come Rhapsody di Real Networks (per ora attivo solo in America con un archivio di 1,5 milioni di tracce) o Urge, il media store di MTV sponsorizzato da Microsoft, che sarà compreso in tutte le nuove versioni di Windows Media Player e del sistema operativo di Bill Gates e permetterà alla rete televisiva di origini americane di distribuire oltre alla sua musica ed ai suoi video anche le sue trasmissioni, nonchè dei video inediti girati apposta per la vendita in rete.&lt;br /&gt;Se non riuscite a comprendere il successo di questo fenomeno è perchè non avete provato. L'acquisto è talmente semplice, veloce ed economico e la varietà dell'offerta è tale (e ancora deve milgiorare parecchio!) da rendere l'esperienza dell'acquisto in un negozio virtuale una vera e propria droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da DIGITAL LIFESTYLE&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1255764989554022014?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1255764989554022014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1255764989554022014&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1255764989554022014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1255764989554022014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/media-stores-oltre-i-confini-del.html' title='Media Stores - Oltre i Confini del Download'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8747759155323436256</id><published>2007-05-01T17:41:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T17:46:38.588+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital lifestyle'/><title type='text'>Online Rounders</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto ha origine dalle chat room. Ogni espressione moderna della rete in cui è coinvolta l'interazione sociale ha avuto origine nelle chat room.&lt;br /&gt;Un po' come ogni scienza moderna al suo inizio faceva parte della filosofia e se n'è poi distaccata per diventare autonoma, allo stesso modo il meccanismo della chat (il confronto tra utenti) aveva in sè tutto il web sociale a venire. E non fanno eccezioni i giochi!&lt;br /&gt;Se all'inizio erano dei piccoli add-on alle normali conversazioni c'è stato chi ha pensato di spostare il baricentro su di essi e far diventare marginale il meccanismo della discussione. E a dimostrazione di questo ancora oggi non c'è gioco online che non preveda un box dove parlare con gli altri giocatori, il retaggio di un'epoca che fu.&lt;br /&gt;E in questo sistema di socialità ludica il poker online ha uno status tutto suo, diverso dagli altri. Un po' perchè è un gioco in cui sono in ballo soldi veri (e in questi casi c'è sempre poco da scherzare) e un po' perchè i siti più importanti come Party Gaming (www.partygaming.com) contano tra i giocatori più affezionati alcuni maestri del poker in rete che con quest'attività ci vivono, e portano online le loro amicizie pokeristiche fatte offline. Gente in grado di mettere in mutande qualsiasi sprovveduto e anche molti giocatori mediamente esperti. E se si pensa che in questi ultimi anni il poker online sta avendo un boom senza precedenti (solo negli ultimi 3 mesi ha avuto un aumento del 54% degli utenti), anche grazie alla maggiore diffusione televisiva dei tornei internazionali di poker di Las Vegas, è facile immaginare un'invasione di giocatori inesperti.&lt;br /&gt;Ma non pensate che il poker online funzioni come il poker tradizionale, regole a parte, è proprio tutta un'altra cosa! A noi ce l'ha spiegato confiteor, giocatore più che esperto, uno che ora come ora con quello che guadagna con il poker online potrebbe anche viverci: "Online hai molte meno possibilità di interpretazione dell'avversario quindi per quello che è tutto l'aspetto matematico e meccanico del gioco sei molto favorito. Inoltre dal vivo hai un tavolo e lì giochi, mentre in rete puoi stare su 8 tavoli in contemporanea e fare 120 mani in un'ora e se poi assumiamo che un buon giocatore in ogni singola mano vince anche solo un dollaro in rete sono già 120 dollari l'ora. Inoltre alla lunga giocando su 8 tavoli c'è anche un'ottima ripartizione del rischio, percui, se è vero il presupposto che sei un buon giocatore, necessariamente il bilancio è positivo, anche perchè giocando 1000 partite alla stessa cifra ogni giorno la fortuna e la sfortuna cominciano a contare poco. Io nei primi 5 mesi di quest'anno ho fatto più di 100,000$".&lt;br /&gt;E confiteor non è nemmeno dei più temibili, anche se è uno che della parte sociale del poker online si interessa poco: "Non so chi sono le persone contro cui gioco e non mi interessa, ho capito solo che di solito sono il contrario di quello che sembrano: se uno mette la foto di una ragazza di solito è un uomo e se come nick ha GiocatoreUbriaco in realtà è una persona seria e se mette il nick serio è un ubriacone. Ma comunuqe non mi interessa, io vedo un'immagine e un nome e gioco. Se proprio devo chattare sono comunque cose passeggere, anche perchè spesso questi vivono in altri continenti. La volta in cui ho chattato di più è stato giusto perchè ho giocato con i marines che erano in Iraq per la guerra.".&lt;br /&gt;Tommy invece è un giocatore un po' meno accanito e quindi anche meno abbiente: "In questo periodo mi sta andando abbastanza bene. Niente di eccezionale... Non so esattamente quanto ho guadagnato. Sui siti ci sono i ranking ufficiali con tutti i guadagni di tutti i giocatori ma io non so nemmeno in che posizione sto. Anche perchè i database ufficiali calcolano le vincite dei tornei più grossi e io faccio solo i tornei più piccoli percui probabilmente nemmeno risulto. Li consulto solo per evitare di sedermi ad un tavolo con gente troppo forte e può succedere perchè girano i  veri professionisti."&lt;br /&gt;Se vi state chiedendo come si faccia poi ritirare i soldi è presto spiegato da confiteor: "Ci sono vari modi per tirare fuori i soldi, ti puoi far mandare un assegno a casa o usare uno di quei metodi di pagamento online come Paypal, ma se giochi su un sito affidabile (e lo sono quasi tutti) il pagamento è quasi immediato con il riaccredito su carta di credito. I tempi tecnici poi prevedono almeno 2-3 giorni.".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DIGITAL LIFESTYLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8747759155323436256?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8747759155323436256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8747759155323436256&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8747759155323436256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8747759155323436256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/online-rounders.html' title='Online Rounders'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1145314368896652027</id><published>2007-05-01T17:35:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T17:44:43.806+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='7th floor'/><title type='text'>La tecnologia che si preoccupa dei clienti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo decenni di evoluzione tecnologica in termini di potenza e prestazioni il mercato degli ultimi anni sta vedendo finalmente un cambiamento di prospettiva e gli oggetti tecnologicamente più avanzati (cioè i più venduti) stanno diventando quelli frutto di accurati studi di interactive design prima ancora che di prestazioni. E l'iPod è solo l'esempio più eclatante e di successo di una tendenza che ha l'obiettivo di allargare la platea di fruitori di tecnologia prima ancora che primeggiare a livello tecnico.&lt;br /&gt;Ecco, Giorgio Manfredi e Leandro Agrò è di questo che si occupano con Kallideas: interactive design per applicazioni aziendali. In sostanza Kallideas cura il modo con cui la tecnologia delle aziende riesce a comunicare con i clienti, progettando interfacce che cercano di essere il più amichevoli possibile, fino all'ultima idea: il virtual assistant, cioè l'individuo di sintesi che dà una faccia ed un corpo alla tecnologia.&lt;br /&gt;Claudia (così si chiama il primo modello) vuole essere la visualizzazione in forma umana di un sistema di intelligenza artificiale che è in grado di dialogare con il cliente. Claudia dunque è capace di muoversi e sorridere, ma non con uno script (cioè in maniera predeterminata), bensì esprimendo emotività in base a ciò che gli si dice.&lt;br /&gt;Leandro e Giorgio vengono entrambi dal mondo della teoria (uno dai corsi di design dell'interazione e l'altro dall'università) e si sono incontrati in una conferenza dove tra i relatori c'era anche Leandro stesso, impegnato a diffondere la sua visione dell'interaction design. Una visione che parte dall'assunto che nell'interazione uomo-macchina è l'uomo a costituire la parte complessa e non la macchina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tu non ti sei sempre occupato di personal assistant vero?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GIORGIO: No, ho sempre lavorato nell'interaction design ma Kallideas nasce nel 2003, orientata alla gestione della relazione azienda-cliente in ottica strumenti e soluzioni per la comunicazione multimediale, quindi web, telefono, SMS e quant'altro. Solo all'inizio del 2006 abbiamo cominciato ad elaborare la soluzione K-Human, o virtual assistant.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perchè studiare l'interazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GIORGIO: Provo a risponderti spiegandoti da dove viene il nome Kallideas. E' l'unione del prefisso greco kalòs ("bello") e ideas che è la parte anglofona, quindi "belle idee". Ma la parte anglofona significa anche tecnologia perchè ormai è tutta americana, mentre sul versante della creatività la parte mediterranea ha ancora tanto da dire.&lt;br /&gt;Il nostro approccio mira a svincolarsi dalla tecnologia. Se dici "viaggio" o lo scrivi o lo selezioni non importa, noi lavoriamo su quello che avviene dopo, quando quest'informazione è elaborata. Per cui se la tecnologia avanza, io non cambio nulla ma la mia tecnologia migliora adattando solo il primo strato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual è la visione del progetto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LEANDRO: Bisogna partire dal concetto di "embodiment" sviluppato da Paul Dourish, una mente molto fine, esso è la riduzione della distanza tra bit e atomi, dove i bit sarebbero le macchine e gli atomi le persone. Noi, come dice Bruce Sterling, viviamo già in un ecosistema misto dove uomini e macchine ne sono parte integrante e di questo dobbiamo prenderne atto perchè comporta che molte volte ci troviamo ad avere un dialogo con oggetti o con altre persone ma attraverso oggetti. Allora a questo punto il concetto di embodiment diventa cruciale e in un mondo simile occuparsi di virtual assistant vuol dire pensare ad un avvicinamento alle macchine attraverso la creazione di un piano intermedio in cui le macchine tendono ad assomigliare un po' di più alle persone, non tanto dal punto di vista visivo ma più che altro da quello comportamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Chi sono le persone con cui lavorate?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GIORGIO: Ci sono due elementi che sono particolarmente importanti per me: la curiosità e la capacità di essere ibridi. Il nostro gruppo è fatto di tecnici ma c'è anche chi si occupa di semiotica, c'è uno che si occupa di psicologia, uno di design ecc. ecc. Il tecnico alle volte è troppo rigido da questo punto di vista. Da noi c'è tutta gente che suona, ama la musica ecc. ecc. infatti nel classico curriculum come prima cosa guardo gli hobby, perchè ti danno l'idea della creatività e della varietà. Qui c'è tutta gente di 25 anni che ha quella freschezza mentale di chi non è stato inquadrato da anni di tecnologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quali problemi concreti può risolvere il virtual assistant?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LEANDRO: Pensa ad un call center di un'azienda in grado di fornire un primo livello di risposta tramite un assistente virtuale efficiente ed empatico, già risolve moltissimi problemi. E se poi il problema è più complesso è dotato di sufficiente intelligenza artificiale per indirizzare la chiamata all'operatore umano più appropriato (mentre solitamente le chiamate arrivano un po' "a pioggia").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma oltre ai call center?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LEANDRO: C'è moltissimo. Tutta la parte dell'apprendimento può essere supportata da assistenti virtuali. Pensa ad un sistema banale, in cui fruisci tramite video di una lezione. Poi però c'è una parte di esercitazione che chiaramente non puoi fare con il docente, qui scatta l'assistente virtuale che, non è solo una faccia, ma soprattutto un cervello che analizza i dati che ha inserito la persona che sta facendo il test e poi passa i risultati al docente (non al suo video ma proprio alla persona) che può valutare le performance e contattare i singoli studenti. Per non parlare poi del settore dell'intrattenimento: mia madre non sa usare un videoregistratore perchè è una cosa meccanica con un'interfaccia digitale, un approccio che lei non ha mai assorbito. Se il set top box potesse però registrare una trasmissione unicamente premendo un pulsante sarebbe più semplice per lei. E questa è una tecnologia che oggi è già disponibile (vedi MySky) basta aggiungere solo l'ultimo pezzo, quello più umano e più "intelligente" che ti chiede: "Vuoi registrarlo tutte le settimane?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non si rischia l'effetto boomerang però? Cioè che l'assistente che risulta antipatico...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GIORGIO: Il rischio c'è, ma è lo stesso che può accadere con un operatore umano. Il principio fondamentale da non violare è la non invadenza: l'assistente deve presentarsi solo quando lo richiedi tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Se devo essere sincero mi sembra improbabile che gli utenti accettino di parlare ad uno schermo in mezzo quando sono in mezzo ad una stanza...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LEANDRO: E hai ragione! Infatti io non credo che gli assistenti virtuali debbano mai essere personali, perchè è un concetto che è legato ad un uso personale del computer mentre il personal computer ormai è da anni che è morto. Il virtual assistant invece per me deve essere l'estensione di una compagnia, non di una persona. Pensare che un singolo assistente virtuale possa risolvere tutte le istanze di un uomo è follia, ma pensare che un assistente virtuale, che tra le altre cose riconosce testi o input vocali, sia un'estensione della banca è un altro conto. Perchè quando mi collego ad un sito di home banking ogni volta devo rifare le stesse cose, ma se subito dopo il login mi compare una faccina che mi strizza l'occhio e mi chiede se voglio sapere le solite cose e poi con un solo click mi mostra l'aggiornamento del mio saldo posso risolvere il 90% delle situazioni, perchè solitamente non serve altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma questa metafora umana, proprio per la sua ricercata accuratezza, non risulta ancora più fallace?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LEANDRO: Certo che è fallace! Ma è una semplificazione che la nostra mente accetta volentieri. Pensa all'alzacristalli elettrico della macchina: in linea di massima non sai come funzioni ma vedendo unicamente un pulsante ti fai una tua idea di quale sia il meccanismo che lo lega al movimento del vetro. Il virtual assistant può essere un pò come il pulsante dell'alzacristalli: qualcosa che ti fornisce una visione semplificata -ed accettabile- del mondo. Inoltre, mentre è molto improbabile che qualcuno sviluppi empatia nei confronti del pulsante dell'alzacristalli, c'è molta gente sviluppa emotività verso l'automobile. Il fatto di poter sviluppare empatia verso gli assistenti virtuali, è senz'altro un aspetto controverso, ma anche una delle chiavi di lettura dell'interesse che suscitano, nonché del loro potenziale successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;7TH FLOOR&lt;/span&gt; di marzo/aprile 2007&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1145314368896652027?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1145314368896652027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1145314368896652027&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1145314368896652027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1145314368896652027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/05/la-tecnologia-che-si-preoccupa-dei.html' title='La tecnologia che si preoccupa dei clienti'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-6559080499821147925</id><published>2007-04-25T18:19:00.000+02:00</published><updated>2007-04-25T18:20:25.488+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il secolo xix'/><title type='text'>Uomo Ragno 3: essere buoni non sempre aiuta a vincere</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoBodyText"&gt;&lt;span lang="EN-US"&gt;Il primato sempre in via di ridefinizione di "film più costoso della storia del cinema" ha un nuovo titolare: "Spiderman 3", il film di Sam Raimi (lo stesso regista che aveva diretto i primi due episodi della saga) arriverà dal primo maggio nella cifra record di 900 sale italiane, in contemporanea con il resto dell'Europa e con ben 3 giorni di anticipo rispetto all'uscita americana.&lt;br /&gt;E come ci si può aspettare dal budget senza precedenti il film è pieno di scene d'azione mozzafiato realizzate con abbondante uso di effetti speciali necessari (per esempio) per animare il personaggio dell'Uomo Sabbia, composto da milioni di piccoli granelli di sabbia che può controllare a piacimento.&lt;br /&gt;In questo terzo film aumentano i personaggi coinvolti, l'Uomo Ragno dovrà vedersela con ben 3 nemici e (molto peggio!) con 2 donne nella vita privata. Alla consueta Mary Jane si affiancherà infatti la nuova bionda Gwen Stacy, interpretata da Bryce Dallas Howard (figlia d'arte del regista Ron Howard).&lt;br /&gt;Tuttavia dopo la scoperta dei super poteri e la lotta per l'amore della sua amata Mary Jane, questa volta per l'Uomo Ragno (alias Peter Parker) la sfida più difficile sarà affrontare se stesso. Attaccato da un simbiota alieno l'eroe interpretato da Tobey Maguire è infatti preda di un delirio di onnipotenza (il simbiota alieno che rende scuro il suo costume infatti lo potenzia ma lo rende anche più violento e arrogante) dal quale faticherà a staccarsi fino a che non si renderà conto di come questo rischi di fargli perdere il legame con la sua amata (e forse promessa sposa) Mary Jane. Ad interpretare la donna dei sogni dell'Uomo Ragno c'è ancora Kirsten Dunst che si dichiara, al pari dell'altro protagonista (anche se su questo le cronache cinematografiche non sono concordi), pronta a girare anche un quarto episodio della saga a patto di farlo con il medesimo cast e con una buona storia.&lt;br /&gt;E un po' tutte le dichiarazioni degli attori e del regista riguardo la produzione di questo film e di un'eventuale prosecuzione della collaborazione sono sullo stesso tono: "Siamo cresciuti sia nel film che nella vita e abbiamo visto consolidarsi i nostri rapporti sul set, così abbiamo affrontato i nostri ruoli con più maturità" ha dichiarato sempre Kirsten Dunst, alla quale ha fatto eco Tobey Maguire che si è detto certo di non essere ingabbiato in questo ruolo nemmeno dopo 3 film: "Interpretare Peter Parker in questi tre episodi mi ha dato la possibilità di esplorare diverse sfaccettature della psiche umana al pari di diversi momenti di maturazione di un ragazzo".&lt;br /&gt;Ed è proprio la crescita e l'assunzione di responsabilità uno dei temi del film più cari al regista, Peter Parker deve comprendere come per tenersi stretto la ragazza che vuole sposare debba smettere di pensare alla propria vita (privata e "lavorativa") e prima di tutto capire che lui non è necessariamente sempre buono e quelli che ritiene essere cattivi non lo sono totalmente. Uno dei nemici di questo film infatti è proprio il criminale che nel primo episodio aveva ucciso lo zio di Peter Parker, l'uomo che gli ha fatto da padre. "Peter ha intrapreso un viaggio verso la complessità" spiega il regista "deve capire che non tutto è netto ed essere capace di sentire i propri peccati e la propria dualità, che poi è la stessa che c'è in tutti noi".&lt;br /&gt;In America, quando uscirà, il film sarà distribuito (come è ormai consuetudine) anche nelle sale Imax, in una versione speciale contenente inserti in 3D.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX&lt;/span&gt; del 25/04/07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-6559080499821147925?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/6559080499821147925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=6559080499821147925&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6559080499821147925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/6559080499821147925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/04/uomo-ragno-3-essere-buoni-non-sempre.html' title='Uomo Ragno 3: essere buoni non sempre aiuta a vincere'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7170857963492233571</id><published>2007-04-25T18:11:00.000+02:00</published><updated>2007-04-25T18:15:53.058+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il secolo xix'/><title type='text'>Controlli da aeroporto con l'incubo dei pirati</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cambiano le tecnologie ma non la pirateria, e nonostante la rete ne abbia amplificato la risonanza (e le cause legali) l'origine rimane sempre quella: la ripresa abusiva dalle anteprime cinematografiche. Ma se fino a dieci anni fa non c'era un mezzo come internet ad unire tutto il pianeta e fino a cinque anni fa le capacità di trasmissione non consentivano lo scambio di film, ora una pellicola che va in anteprima a New York e che viene ripresa abusivamente può finire sui computer di tutto il pianeta, inficiando in un attimo gli incassi mondiali. Una sola piccola falla può insomma causare danni giganteschi a pellicole costate milioni di dollari.&lt;br /&gt;Le sale hanno infatti perso molti avventori da quando è possibile scaricare illegalmente la maggior parte dei film (con una qualità spesso discutibile ma pur sempre a prezzo zero) il giorno stesso della loro uscita cinematografica se non anche qualche giorno prima ed è quindi comprensibile le case di distribuzione abbiano preso provvedimenti. Ma se in Italia fino ad oggi questi provvedimenti erano stati limitati, dato il ritardo con cui solitamente i film approdano nelle nostra sale (a quel punto se il film doveva essere su internet già c'era), con l'anteprima di "Spiderman 3" si apre un periodo in cui il nostro paese sarà tra i primissimi a veder uscire alcune importanti produzioni americane. Infatti dopo l'uscita nostrana del nuovo episodio della saga dell'Uomo Ragno (il 1° maggio, con ben 3 giorni di anticipo rispetto agli USA) a fine mese ci sarà l'uscita in contemporanea mondiale del terzo episodio di "I Pirati Dei Caraibi" e a giugno sarà anche il turno dei "Transformers".&lt;br /&gt;Quindi ora anche da noi prime e anteprime godono di una sorveglianza che ricorda molto quella aeroportuale. Si comincia a pochi metri dall'entrata in sala con un preliminare avvertimento di spegnere i cellulari e personale che smista il pubblico. Poi si procede con la richiesta di consegnare qualsiasi apparecchio tecnologico si possegga (oltre ai cellulari quindi anche iPod, palmari...) seguito da un controllo di eventuali borse o zaini (nonchè corporale) effettuato con il metal detector (quello manuale a forma di paletta). Il problema infatti è che molti modelli di telefonini o di lettori mp3 funzionano anche come videocamere o registratori audio con una qualità buona per gli standard della pirateria. Una volta consegnati (o sequestrati) gli apparecchi in questione vengono spenti e inseriti in speciali buste di plastica sigillate e isolanti che gli impediscono di registrare, ricevere o inviare dati. Gli apparecchi imbustati vengono riconsegnati al proprietario solo all'uscita quando dovrà sudare sette camicie per riaprire gli speciali involucri.&lt;br /&gt;La sicurezza è poi attiva anche durante la proiezione del film. In sala viene diffuso un avviso in due lingue che avverte dei controlli che saranno effettuati e gli addetti passano continuamente ai lati delle file con visori notturni per controllare se qualcuno stia riprendendo o meno e dichiarano di tenere in funzione apparecchiature in grado di disturbare il segnale, perchè effettivamente anche da noi è capitato di cogliere in fallo dei pirati.&lt;br /&gt;Sempre secondo la sicurezza è capitato, e anche di frequente, a prime ed anteprime di sequestrare piccole videocamere all'ingresso e qualche volta anche di pizzicare insospettabili signore che riprendevano tranquillamente il film senza tentare nemmeno di nasconderlo. Eppure i primatisti rimangono i cinesi che anche per Spiderman 3 sono riusciti nel miracolo: il film è infatti già in rete (e quindi pure sulle bancarelle di Pechino) in versione mandarina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX&lt;/span&gt; del 25/04/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7170857963492233571?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7170857963492233571/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7170857963492233571&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7170857963492233571'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7170857963492233571'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/04/controlli-da-aeroporto-con-lincubo-dei.html' title='Controlli da aeroporto con l&apos;incubo dei pirati'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-3944311917301246286</id><published>2007-04-23T08:57:00.000+02:00</published><updated>2007-04-23T08:58:45.396+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Italia, Strudle open source contro la dislessia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Firenze - La dislessia è una malattia che prima viene diagnosticata e meglio la si può curare, per questo spesso psicologi e linguisti rivolgono la loro attenzione alle scuole elementari, dove si manifestano i primi sintomi. Tuttavia non è sempre possibile fare i test dovuti su tutti i bambini poiché la procedura di correzione è lunga e complessa. Per questo Giacomo Bartoloni, al momento di laurearsi, ha deciso di mettere a punto come tesi un software che aiuti la diagnosi della dislessia, velocizzandone alcuni passi fondamentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato si chiama STRUDLE (strumento d'aiuto alla diagnosi della dislessia), un progetto open source ospitato su SourceForge, un software che tramite il riconoscimento vocale e la comparazione di questi dati con quelli corretti, permette di fare un primo screening e selezionare i soggetti che potrebbero essere a rischio rispetto a quelli che certamente non lo sono. Siccome si tratta di un'applicazione di ambito medico, Giacomo ha deciso che doveva essere pronta per qualsiasi piattaforma e disponibile a tutti, per questo ha scelto di programmarla in Java e distribuirla sul canale open.&lt;br /&gt;Quando l'abbiamo sentito tuttavia non era ancora deciso quale tipo di licenza adottare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Perché una licenza libera?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Bartoloni: Perché penso che uno strumento che porti un miglioramento nella salute debba essere disponibile a tutti. E poi con l'open source si hanno dei mezzi che io, ragazzo di 24 anni, non potrei mai avere. Tramite siti come Sourceforge.net posso trovare altra gente per programmare questa cosa, anche se quando non c'è un interesse economico dietro poi è difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Però sei ancora indeciso sulla licenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GB: Prima di tutto non sono molto informato sui tipi di licenze e sui diritti e i doveri che comportano. L'unica cosa che mi preme e che chi usi il mio software per professione me lo segnali, vorrei una licenza che mi consenta di chiedere questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Come ti poni riguardo alla possibilità che chi modifica il tuo software possa poi distribuirlo in versione proprietaria?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GB: Vorrei più che altro saperlo, se uno rilascia una versione migliorata del mio software e lo mette a pagamento me ne deve parlare, poi io non impedirò questa cosa. Ho messo la prima pietra e so che si può fare di meglio, ma vorrei fosse noto il fatto che questa prima pietra l'ho messa io. Per il momento comunque è distribuito sotto una licenza GNU GPL e sto curando la leggibilità del codice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Tecnicamente come funziona?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GB: L'ho programmato in Java, usando le librerie SWT, infatti come prima cosa vorrei portare tutto a Swing, per rendere il programma maggiormente indipendente da librerie esterne alla JRE. Per fare il riconoscimento vocale mi sono basato su HTK che è un software che sfrutta le proprietà dei modelli di Markiv nascosi (HMM) e che è utilizzato anche in alcuni programmi commerciali open source ed è sviluppato da un'università inglese. Questo mi dà la sicurezza che dietro ha una vasta comunità che lo segue e lo sviluppa. In questo modo il programma prima rileva e riconosce l'input audio e poi fa il matching con quello che dovrebbe sentirsi dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Già è stato testato? O almeno è adottato da chi te lo aveva commissionato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GB: Il linguista che lo ha commissionato lo ha già, ma ancora deve partire la sperimentazione. Quanto alla fase di test, sono andato in una scuola elementare a registrare le voci dei bambini per allenare il computer, poi ho preso dai linguisti le registrazioni di bambini dislessici. Tutto sta nell'allenare il sistema a riconoscere il parlato. Ho visto che questi sistemi vengono allenati con in media 1800 voci, io l'ho allenato con 60 voci e questo è un problema. Però per ovviare a questo, in parallelo ho sviluppato un programma che faccia la procedura d'allenamento in maniera automatica (HMMTrain). Così anche uno psicologo può allenare il sistema con dei campioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Altri partner che possono essere interessati ad una simile applicazione ci sono?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;GB:No, ancora non ci ho pensato. Anzi affidando il software alla comunità open source speravo di trovare persone interessate a svilupparlo. Comunque in generale dovrebbero essere gli psicologi e i linguisti le categorie particolarmente interessate, e poi naturalmente tutti quelli che nelle scuole elementari e medie si occupano dei disturbi specifici dell'apprendimento.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 23/04/07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-3944311917301246286?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/3944311917301246286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=3944311917301246286&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3944311917301246286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/3944311917301246286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/04/italia-strudle-open-source-contro-la.html' title='Italia, Strudle open source contro la dislessia'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4387652518007744551</id><published>2007-04-11T20:56:00.000+02:00</published><updated>2007-04-11T20:59:49.683+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Quando un software è una tesi di laurea</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Como - Alle volte le idee migliori arrivano dall'università e persino in un paese come l'Italia, in cui sono pochi gli atenei in grado di mantenere un laboratorio ad alto livello, alcune buone idee arrivano dai laureandi. È successo con IRIS, sistema di rilevazione degli incidenti stradali messo a punto da due studenti come tesi di laurea specialistica in ingegneria informatica presso il Politecnico di Milano, sede di Como.&lt;br /&gt;Emilio Salmeri e Luca Ronchetti hanno ideato e realizzato, con la consulenza delle forze dell'ordine cittadine, l'applicazione web Indagine e Rilevazione degli Incidenti Stradali, in grado di agevolare l'operazione di immissione e revisione dei dati relativi ad incidenti con feriti o deceduti e soprattutto in grado di renderne molto più veloce e pratica la consultazione da parte sia degli utenti che delle forze dell'ordine.&lt;br /&gt;IRIS è al momento in fase di test, le forze dell'ordine di Como la stanno collaudando ma ancora non è stato adottato ufficialmente. Quando questo accadrà, il principale beneficiario sarà l'ISTAT, che periodicamente si occupa di fornire le statistiche relative alla frequenza, alle motivazione e alle zone degli incidenti. Con IRIS l'istituto di rilevazione riceverà un flusso di dati continuo, nella forma di un file txt, anziché vedersi recapitare mensilmente o trimestralmente, come avviene ore, dei moduli a lettura ottica per ogni incidente. Abbiamo sentito Emilio Salmeri per capire meglio come è stata realizzata e che problemi può risolvere IRIS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Perché per la vostra tesi di laurea avete scelto di costruire un software per monitorare gli incidenti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Emilio Salmeri: Principalmente perché ci sembrava qualcosa di cui ci fosse molto bisogno, un modo per costruire qualcosa di utile per la comunità. Il nostro territorio infatti, specialmente nei periodi estivi, è interessato da un forte aumento del traffico su strada specialmente dei motociclisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Quindi che utilità può avere? Che problemi può risolvere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ES: Principalmente permette alle forze dell'ordine di comprendere i motivi dell'incidentalità, perché consente di abbreviare il periodo di elaborazione delle statistiche. Cioè se ricevi le statistiche degli incidenti molti mesi dopo che avvengono non capisci che magari accadono in una particolare zona perchè c'è un cantiere o un cartello messo male. Dopo 24 mesi è tardi per fare un'analisi efficace, mentre monitorando tutto online è più facile fare ricerche sull'eccesso di velocità associata all'alcol o alle discoteche ecc. ecc. IRIS non può servire a prevenire gli incidenti ma può aiutare a conoscerli meglio e quindi in questo senso a prevenirli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: In quest'ottica per lo sviluppo avete dovuto collaborare con la polizia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ES: No no. Lo sviluppo è nostro anche perché loro non avevano le competenze tecniche. Le forze dell'ordine ci hanno guidato nella fase di conoscenza del problema fornendoci elementi di grande aiuto. Ma l'idea è partita anche da loro perché all'inizio il progetto era molto piccolo, poi si è evoluto proprio grazie ai suggerimenti. Il risultato finale insomma è frutto della loro conoscenza del problema e della nostra conoscenza tecnologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: IRIS vuole migliorare l'attuale conoscenza dei dati relativi agli incidenti stradali, come funziona?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ES: Prima c'è l'inserimento: si inseriscono i dati generali (data, ora, via, manto stradale...), poi i veicoli (targa, tipologia, peso, passeggeri...), poi i pedoni (se ci sono). Una volta confermato l'inserimento, l'applicazione ti dà un codice di protocollo duplice (dell'applicazione e cartaceo). Quando tutto è fatto il documento può essere consultato e modificato direttamente online e con facilità (cosa utile specialmente nel caso di scoperte successive all'archiviazione dell'incidente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Però è un servizio pensato anche per i cittadini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ES: Sì, ci sono anche funzionalità di contorno come la gestione delle info stradali, la profilazione degli utenti e l'accesso da parte degli stessi alle statistiche relative alla propria zona o da parte delle prefetture alle statistiche del territorio. Chiaramente infine, siccome spesso possono essere molto complesse, ogni query può essere salvata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Perché farne proprio un'applicazione web?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ES: Perché è 100% compatibile con qualunque client e perchè dalla parte delle forze dell'ordine c'è la possibilità di centralizzare i dati, oltre a consentire l'inserimento e la consultazione contemporanea a più enti, tutto in real time. Anche la manutenibilità ci ha fatto propendere per questa scelta. Abbiamo fatto tutto utilizzando ASP.net e Visual Basic.net su Microsoft SQL Server.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 11/03/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4387652518007744551?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4387652518007744551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4387652518007744551&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4387652518007744551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4387652518007744551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/04/quando-un-software-una-tesi-di-laurea.html' title='Quando un software è una tesi di laurea'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2051718433721932953</id><published>2007-03-27T09:47:00.000+02:00</published><updated>2007-03-27T09:49:57.551+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>L'Europa vissuta grazie alla tecnologia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma - L'Europa ha 50 anni, almeno come comunità di stati. Risale infatti al 1957 la firma dei trattati di Roma e l'applicazione del sistema comunitario come lo conosciamo ora. Così quest'anno il CIDE (Centro Nazionale di Informazione e Documentazione Europea) ha deciso di celebrare l'evento rispondendo alla grande domanda di informazione da parte del pubblico riguardo alle istituzioni, alle politiche e ai programmi dell'Unione Europea. Europèdia è una di queste risposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto si basa su una realizzazione di MAP Cross Communication, una società romana che si occupa di nuovi format di comunicazione per l'impresa pubblica e privata, e di 7th Floor, magazine free press dedicato alla comunità business e distribuito nelle grandi aziende italiane, ideato da Carlo Infante, Andrea Genovese e Stefano Diana. Europèdia è un'installazione itinerante che tocca le grandi piazze al chiuso italiane (come la Galleria Alberto Sordi a Roma) con un ambiente interattivo in grado di stimolare i sensi e le apparecchiature tecnologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'installazione è associato quello che viene definito un geoblog, una grande mappa d'Europa in stile Google Maps, marchiata con le tag degli utenti che indicano tutti i luoghi dell'Europa, da quelli istituzionali a quelli privati ed "emozionali", come li definisce Carlo Infante che (non nuovo a questo tipo di iniziative) si è occupato proprio del geoblog in particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In più, l'area dell'installazione è coperta dal WiFi, invia messaggi Bluetooth ai telefoni abilitati ed è disseminata di "matrix code", codici a barre digitali che, letti dalle fotocamere dei cellulari che hanno installato il software appropriato, restituiscono stringhe di testo e URL a cui connettersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista fisico l'installazione è formata da alcune postazioni "audio-interattive" che, quando qualcuno si siede, attivano e trasmettono alcune riflessioni di grandi pensatori sull'Europa. C'è anche un grosso monolite nero dotato di sensori di prossimità e di movimento che è formato da quattro pareti di monitor che mandano immagini e schermate con le quali è possibile interagire senza dover toccare nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'installazione sarà alla Galleria Alberto Sordi di Roma ancora per oggi, poi dal 30 marzo al 3 aprile sarà a Torino (Galleria San Federico) e dal 9 al 13 maggio a Lecce (Il Sedile). Proprio all'inaugurazione dell'esperienza Europèdia, Punto Informatico ha incontrato Carlo Infante e Andrea Genovese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Europèdia è un progetto di conoscenza interattiva a quanto mi sembra di capire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Carlo Infante: Sì, Europèdia è un ambiente interattivo. Un progetto di comunicazione pubblica che fa dell'interattività la sua peculiarità. Bisogna fare attenzione però perchè l'interattività viene intesa in diversi modi e ormai è quasi diventata una parola svuotata di significati. Interazione non è solo cliccare sui pulsanti, ma va intesa come partecipazione, non sei solo consumatore di informazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Fruitore di informazione ma anche produttore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CI: Sì, non sei solo consumatore di informazione ma produttore, coniugando l'informazione con la tua emozione, secondo il principio del prosumer, produci consumando contenuti. Con i blog abbiamo capito che gli utenti rilasciano informazioni, la soggettività è stata portata nella rete delle reti dai blog e ora Europèdia esporta questo modello comunicativo e lo allarga tramite il geoblog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: In che modo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;CI: L'utente può leggere e informarsi sui luoghi istituzionali di dove è nata l'Europa: Ventotene, Taromina... E poi può postare i luoghi che hanno a che vedere con la sua Europa, intesa chiaramente come sentimenti. Perché l'Europa non è solo istituzioni ed uffici a Bruxelles! È nata nei luoghi dell'esilio o nei circoli dell'empatia e anche nei luoghi di villeggiatura dove la gente si è incontrata, i luoghi privati che si proiettano nella cosa pubblica. Ecco, questi sono quelli che chiamiamo i "Percorsi Emozionali".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ma qual è l'obiettivo di Europèdia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Andrea Genovese: È un progetto di comunicazione pubblica interattiva, un nuovo format di design urbano e come tale si propone di veicolare e diffondere la cultura dell'unione in Europa. La cosa interessante è che quest'ambiente va a sollecitare i tuoi dispositivi sensoriali e tecnologici: quando entri nella galleria il tuo telefonino riceve messaggi bluetooth, il palmare sente la connessione WiFi (che copre un raggio di 100 metri) e poi c'è il grande monolite kubrickiano che sollecita i passanti con immagini e suoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Il monolite di Kubrick ci interroga, quello di Europèdia che risposte dà?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;AG: Il monolite è equipaggiato con un sensore di prossimità che fa partire la schermata all'avvicinarsi del soggetto mentre le webcam evitano l'interazione tramite touchscreen, che ormai ce l'hanno anche i bancomat. In questo modo c'è la magia dello specchio e dello sfioramento.&lt;br /&gt;CI: Sì, il monolite è un nuovo modo di concepire un monumento. È l'iMirror, l'interactive mirror che ti rispecchia e ti consente di giocare con la visual poetry, una poesia interattiva che mette in relazione una lettura sia poetica sia politica dell'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 27/03/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2051718433721932953?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2051718433721932953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2051718433721932953&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2051718433721932953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2051718433721932953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/leuropa-vissuta-grazie-alla-tecnologia.html' title='L&apos;Europa vissuta grazie alla tecnologia'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7555191911731415074</id><published>2007-03-22T18:03:00.000+01:00</published><updated>2007-03-22T18:05:00.207+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il secolo xix'/><title type='text'>Come ho cambiato pelle per girare la morte di Bush</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Solitamente è il lavoro dell'attore mettersi nei panni di qualcun'altro, chiedersi come agirebbe, cosa farebbe e quali reazioni avrebbe il suo personaggio di fronte agli eventi che un film mette in scena, ma per Death Of A President è andata diversamente. Questa volta è stato il regista, Gabriel Range, che, per girare quello che deve apparire come un possibile documentario del 2008 incentrato sull'assassinio del presidente George Bush avvenuto a fine 2007, si è dovuto mettere nei panni di volta in volta di un reporter televisivo, di un manifestante che riprende con il cellulare, di una telecamera di sicurezza e via dicendo: "Ad ogni singola scena pensavo 'Chi sono io che tengo la cinepresa?" spiega il regista "Sono un manifestante? Sono un giornalista? Sono un membro della polizia di Chicago?', dovevamo sempre pensare a come questa persona avrebbe usato la telecamera", sta tutto qua il segreto per la riuscita della perfetta illusione di Death Of A President.&lt;br /&gt;In questo modo è stato possibile integrare le reali immagini di repertorio del presidente Bush, accuratamente selezionate per essere coerenti tra loro (immagini in cui il presidente è vestito nella stessa maniera ed alla stessa ora del giorno se è in esterno), con quelle fittizie girate per il film. Il risultato è la ricostruzione in stile giornalistico di un evento che non è mai accaduto, una visita del presidente degli Stati Uniti a Chicago corredata di forti proteste e tumulti che sfociano nell'omicidio.&lt;br /&gt;Il regista si è preparato un anno visionando immagini di notizie televisive per selezionare quelle che potevano essere messe insieme per raccontare la sua storia. Scelte le immagini è stato poi necessario girare tutto ciò che non era riuscito a trovare (le manifestazioni, gli scontri, le azioni della folla e le riprese delle telecamere a circuito chiuso), più alcune interviste ad attori che impersonano uomini e donne vicini al presidente, capi di polizia, manifestanti, agenti dell'FBI, uomini della scorta, nonchè i parenti dell'omicida.&lt;br /&gt;E' stata necessaria una perizia tecnica non comune per invecchiare e rovinare ad arte certe immagini in modo da farle sembrare frutto di riprese scadenti o di registrazioni su VHS di immagini satellitari. Sempre il regista spiega come secondo la sua lunga esperienza nel giornalismo televisivo "nelle conferenze stampa le cineprese sono posizionate così tanto una vicino all'altra che inevitabilmente qualcuno ti dà una gomitata o sbatte sul treppiedi. Così ho scelto deliberatamente di dare qualche scossone alla cinepresa quando ricostruivo in studio le conferenze stampa".&lt;br /&gt;Ma la parte del film (o del reportage che dir si voglia) più politicamente interessante è la seconda, quella che segue il funerale del presidente (inscenato selezionando e tagliuzzando immagini e discorsi dal funerale di Reagan) e che spiega cosa è successo dopo. Il giuramento del vicepresidente Dick Cheney, l'inasprirsi delle misure di sicurezza con l'approvazione del Patriot Act III e le relative maggiori libertà concesse agli organi di controllo e soprattutto la caccia spietata al possibile assassino. Manifestanti ribelli, cittadini di provenienza araba con passati militari e semplici passanti sono sequestrati incarcerati, interrogati, processati e sommariamente imputati dell'omicidio fino a che non si trova il vero colpevole.&lt;br /&gt;Ed è proprio questa parte quella che più ha incuriosito il regista e che lo ha spinto a fare questo film in questo modo: "I documentari retrospettivi seguono uno stile molto particolare, possiedono un genere di gravità tutto loro" in più "siamo una generazione televisiva. Se avviene un incidente catastrofico ne facciamo esperienza per mezzo dei media. E fino a quando non vediamo qualcosa sulla CNN per noi non è del tutto reale".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX&lt;/span&gt; dell'11/03/07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7555191911731415074?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7555191911731415074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7555191911731415074&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7555191911731415074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7555191911731415074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/come-ho-cambiato-pelle-per-girare-la.html' title='Come ho cambiato pelle per girare la morte di Bush'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-5196177631046383788</id><published>2007-03-20T22:52:00.000+01:00</published><updated>2007-03-20T22:54:03.840+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Gli artigiani del fuoco digitale</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spesso le più grandi qualità di un film stanno nella sua fattura, negli espedienti tecnici e manufatturieri patoriti dagli artigiani che ci lavorano piuttosto che nel racconto o nella visione del regista. Con tutta probabilità, guardando Ghost Rider, ci troviamo proprio di fronte a uno di questi casi. Casi in cui per l'appunto sono le soluzioni tecniche l'unica cosa interessante di una pellicola che. Altrimenti. meriterebbe il dimenticatoio.&lt;br /&gt;Per portare sullo schermo il film sul supereroe della Marvel, Mark Steven Johnson si è appoggiato a Kevin Mack e alla Sony Pictures Imageworks, società di effetti speciali e visivi interna al gruppo Sony. Il lavoro più grosso, com'è facile immaginare, è stato creare il personaggio principale, il motociclista scheletrico dalle ossa infuocate. Un personaggio che, contrariamente a molti altri supereroi, non poteva essere reso da un attore mascherato. Ghost Rider doveva necessariamente essere totalmente creato al computer e doveva anche muoversi in maniera simile al suo omologo reale, Nicholas Cage.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un compito molto complesso, come spiega proprio Kevin Mack: "Abbiamo dovuto delegare ad altri studi gli effetti più tradizionali come la rimozione di elementi indesiderati o la modifica di sfondi e cieli. Ci dovevamo dedicare interamente e unicamente alla creazione del personaggio". Così delle 600 scene con effetti visivi la Sony Imageworks ne ha create 342, tutte quelle di Ghost Rider. E la priorità era il fuoco. Necessariamente non poteva essere reale, solo un fuoco totalmente creato in computer grafica poteva rispondere alle caratteristiche "demoniache" richieste dal regista (e dal personaggio).&lt;br /&gt;Si sa che il fuoco, come del resto l'acqua, sono tra le cose più difficili da simulare e ricreare al computer. Hanno un movimento, una forma, una consistenza e dei colori imprevedibili e con i quali tuttavia tutti quanti hanno molta dimestichezza. Chiunque è quindi in grado di riconoscere al volo quando un'animazione del fuoco o dell'acqua lascia a desiderare. In più quello di Ghost Rider doveva essere un fuoco forte, potente e che reagisse agli elementi con cui entrava in contatto come il vento e l'acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La prima cosa è stata girare delle immagini di prova con dei manichini a cui davamo fuoco. Era fondamentale per capire l'esposizione per le scene. Perché quando il fuoco brucia va facilmente in sovraesposizione (cioè risulta molto più luminoso del resto dell'immagine, ndr). Ma del resto se regoli l'esposizione per illuminare bene il fuoco, ottieni ottimi colori e un bel dettaglio ma il resto della scena è sottoesposto (cioè troppo scuro, ndr)". Il problema non era da poco ma è stato risolto con la sbrigativa quanto risoluta idea che il fuoco era demoniaco e così doveva sembrare, dunque non sarebbe stato un problema se a vista fosse risultato più illuminato, o illuminato diversamente dal resto dell'immagine. Anzi sarebbe stato forse anche meglio. Più soprannaturale.&lt;br /&gt;Ma i problemi non erano finiti. Infatti, sempre dai test con i manichini, era risultato che il vero fuoco non viene ripreso bene dalle macchine da presa. Queste infatti solitamente lavorano a 24 fotogrammi al secondo, cioè scattano 24 foto ogni secondo che, mostrate in sequenza, danno l'illusione del movimento. Il punto è che il fuoco si muove velocemente e 24 foto al secondo non sono sufficienti a cogliere bene i suoi movimenti. Quindi se si prova a filmarlo il risultato è un effetto simile a quello stroboscopico. Anche qui lo studio si è appoggiato al deus ex machina dell'origine diabolica del fuoco di Ghost Rider, ne ha così rallentato i movimenti donandogli una fluidità e un movimento quasi seducenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante possa sembrare una soluzione scontata e sbrigativa, quella di un fuoco non esattamente verosimile perché sovrannaturale è in realtà una conquista non da poco. Infatti l'origine infernale non giustifica ogni innaturalezza ma costituisce un elemento in più di complessità. Il fuoco deve essere reale e allo stesso tempo sovrannaturale.&lt;br /&gt;Infine un ultimo elemento molto importante era la trasformazione. Nel film il personaggio interpretato da Nicholas Cage in più occasioni si trasforma e la transizione da essere umano in carne ossa a essere umano in ossa e fuoco doveva essere il più credibile possibile. Così è stato applicato un vecchissimo trucco del cinema, quello della sottrazione.&lt;br /&gt;L'immagine del viso di Nicholas Cage al momento della trasformazione era continuamente proiettato sopra il modello 3D, di modo che lo coprisse. Poi, lentamente, alcune parti ne venivano sottratte scoprendo il teschio animato. L'effetto in questo modo è di un viso sul quale le bruciature erodono lentamente la pelle, scoprendo il teschio.&lt;br /&gt;"Abbiamo davvero creato una serie di strumenti che ci hanno permesso di agire al meglio sul fuoco in termini di movimenti rapidi e reazioni realistiche a forze differenti" commenta un soddisfatto Kevin Mack "Alla fine avevamo il controllo completo sui suoi movimenti e sui colori. E questo lo considero il trionfo maggiore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 15/03/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-5196177631046383788?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/5196177631046383788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=5196177631046383788&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5196177631046383788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/5196177631046383788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/gli-artigiani-del-fuoco-digitale.html' title='Gli artigiani del fuoco digitale'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-8396621189285013879</id><published>2007-03-20T22:51:00.000+01:00</published><updated>2007-03-20T22:54:28.213+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Innovare la fantascienza moderna pensando a Kubrick</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La storia della genesi de L'albero della vita è fortemente intrecciata con la storia della genesi dei suoi effetti speciali. Perché quello che Aronofsky voleva fin dal primo momento era qualcosa che fosse definitivo ed eterno, qualcosa che offrisse una visione del futuro e dello spazio destinata a non invecchiare mai. È stato lui a tirare in ballo 2001: Odissea nello spazio con i suoi effetti speciali ancora oggi attuali e credibili, molto più di tanti film più moderni. E questo, secondo Aronofsky, perché non veniva usata la computer grafica.&lt;br /&gt;L'idea per L'albero della vita viene al regista all'uscita dal film Matrix. L'opera dei fratelli Wachowski lo aveva colpito per come erano riusciti a riassumere 30 anni di evoluzione del pensiero fantascientifico e contemporaneamente a spingere in avanti il genere: "Che tipo di film di fantascienza si possono fare adesso?" era la domanda che lo tormentava. E così decise che sarebbe stato lui a dirigere il prossimo passo in avanti del genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo non c'è riuscito e nonostante un massiccio investimento della produzione nemmeno il pubblico è stato dalla sua. Questo perché la fantascienza non è negli effetti speciali, questi sono una componente utile a ricostruire ciò che non c'è ancora ma che si immagina. E il loro compito non è quello di essere realistici ma, come tutti gli elementi di un film, di essere evocativi. Questo è poi valido in modo particolare per la fantascienza che più che un genere è un modo di vedere le cose, come insegna bene Lucas con il suo primo lungometraggio: L'uomo che fuggì dal futuro, nel quale il regista costruisce un ambiente perfettamente futuribile a budget praticamente zero, solamente con un accorto uso della recitazione, delle luci, del bianco (che con una geniale intuizione si rivela perfetto per descrivere gli ambienti futuri) e dei costumi.&lt;br /&gt;Il film non ha avuto comunque una genesi facile e la sua fattura merita di essere ricordata per alcuni spunti interessanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'inizio Aronofsky aveva la totale fiducia degli studios e di star come Brad Pitt e Cate Blanchett, il progetto infatti si è arenato solo in un secondo tempo per una difformità di vedute tra Aronofsky e Pitt, che in seguito ha lasciato il progetto assieme anche a una buona parte del budget. Ci sono voluti allora molti anni e cambi di troupe perché le riprese cominciassero, ma alla fine Aronofsky ce l'ha fatta a finire il suo progetto più ambizioso anche se con metà del budget iniziale (da 70 a 35 milioni di dollari).&lt;br /&gt;Chiaramente la prima cosa da fare era trovare un modo per rendere sullo schermo la visione del regista senza usare la computer grafica, perché per l'appunto quello doveva essere lo specifico dell'opera. Per questo sono stati assunti pittori che dipingessero le nebulose e soprattutto è stato raggiunto Peter Parks, un biologo marino e microfotografo, capace di fotografare una microlitro d'acqua e magnificare l'immagine fino a 500,000 volte la sua grandezza originaria grazie a giochi di lenti e prismi.&lt;br /&gt;Parks lavora a Londra in uno studio di effetti speciali a conduzione familiare (sono lui e il figlio), con il quale fornisce sfondi e fotografie impossibili da immaginare solo giocando con i fluidi. È lui stesso a spiegare come guardando le sue foto sembri di guardare l'infinito poiché "le forze che lavorano nell'acqua sono le medesime che agiscono nello spazio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La visione che il microfotografo ha degli effetti speciali è molto semplice: "La gente che lavora alla computer grafica ha il pieno controllo su tutto quello che fa [per questo] quello che cercano continuamente è la casualità, in modo da non essere limitati dalla propria immaginazione. Io non ho la possibilità di fare due volte la medesima cosa". Per la precisione gli elementi utilizzati da Parks per le fotografie che sono servite da fondale spaziale erano reazioni chimiche, liquidi e polvere di curry. Ogni foto un diverso universo e questo era proprio quello che Aronofsky cercava e ora poteva disporre di incredibili effetti che sarebbero costati milioni di dollari all'Industrial Light And Magic per soli 140,000$.&lt;br /&gt;Queste immagini sono effettivamente impressionanti e più "organiche" di qualsiasi immagine in computer grafica mai vista eppure sarebbe sbagliato considerare pari a zero l'intervento del digitale. Un certo uso di effetti computerizzati è stato indispensabile per fondere al meglio le immagini e per scene come quelle della stella che esplode o lo sbocciare dell'albero della vita dall'interno del corpo di Hugh Jackman. Ma non solo, benché la gran parte degli effetti fosse di natura organica la mentalità che ha guidato la loro creazione, per stessa ammissione degli autori, era computer-centrica, pensata cioè per una postproduzione o per un'elaborazione successiva. Ecco quindi che la parabola "artigianale" di Aronofsky crolla sempre di più sia dal punto di vista della coerenza intellettuale che poi (e decisamente) da quello del risultato finale, bello ma freddo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MYMOVIES.IT&lt;/span&gt; del 19/03/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-8396621189285013879?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/8396621189285013879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=8396621189285013879&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8396621189285013879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/8396621189285013879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/innovare-la-fantascienza-moderna.html' title='Innovare la fantascienza moderna pensando a Kubrick'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-7256138793381342188</id><published>2007-03-13T13:20:00.000+01:00</published><updated>2007-03-13T13:21:42.362+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto informatico'/><title type='text'>Open Source a scuola grazie a pc Ri-utilizzati</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bari - L'Istituto Tecnico Commerciale Giulio Cesare di Bari è tra i primi primi licei italiani a mettere in atto una sperimentazione che coniuga filosofia ed etica del software libero ed open source con il riciclo di computer ormai obsoleti.&lt;br /&gt;TechnoSec, società di sviluppo di software libero, ha infatti dato vita a partire dal 2004 a Progetto TRIciclo, applicabile a qualsiasi organizzazione o ente, che si propone di rendere di nuovo operativi, grazie ai software basati su Linux, quei computer che ormai non possono più reggere i programmi Microsoft. Il progetto ha trovato molti riscontri presso le scuole superiori: solo nel liceo Giulio Cesare sono stati recuperati circa 30 pc che giacevano accatastati come rottami in uno stanzino rendendoli di nuovo operativi in forma di terminali grafici collegati ad un server centrale che ne gestisce il sistema operativo. Punto Informatico ne ha parlato con Marco Pennelli di TechnoSec.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Punto Informatico: Come si ri-utilizzano computer considerati obsoleti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Marco Pennelli: Principalmente grazie al Linux Terminal Server Project che permette di collegare insieme una serie di computer che fanno anche il boot direttamente via rete, caricando così il sistema operativo dal server. E poi, dato che tutto quello che viene fatto dai client viene seguito dal server, questi PC possono anche non avere un disco fisso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ma quanto sono "obsoleti" questi PC di cui parliamo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: Diciamo che un client che viene recuperato può anche essere un pentium 100 con 32 MB di RAM e il server (che non può essere un PC riutilizzato ma necessariamente una macchina acquistata) di media potenza (dotato di almeno 2Gb di Ram) può elaborare i calcoli per 30 di queste macchine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: C'è di mezzo anche il calcolo distribuito?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: In questo momento no. Inizialmente si pensava anche ad un discorso di clustering per fare calcolo distribuito sulle macchine, ma siccome non ci sono software liberi adeguatamente sviluppati abbiamo accantonato l'idea. Nel futuro sarà sicuramente possibile avere piccoli cluster nei supercomputer che con l'aggiunta di piccole macchine aumentino la potenza del cluster stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Perché spingere il software libero nelle scuole?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: Alle scuole questa cosa conviene perché risparmiano il 75% rispetto a modernizzare il proprio laboratorio e poi hanno qualcosa in più da offrire a docenti e studenti in termini di formazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Già, perché non tutti sanno usare le piattaforme alternative&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: Al momento stiamo facendo unicamente la formazione per i professori e sempre con loro stiamo valutando la possibilità di fare un percorso formativo per gli studenti. Anche perché quando i professori imparano a conoscere il software libero sono più sicuri e propensi a formare i ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Quali sono i software che insegnate ad usare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: Innanzitutto utilizziamo EdUbuntu (una distribuzione educational, configurato proprio per il boot via rete) e diamo le basi per insegnarlo e poi ci occupiamo anche dei linguaggi di programmazione, insegnando magari Python al posto di Visual Basic e chiaramente OpenOffice da usare al posto di Office.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Insegnate solo l'utilizzo tecnico o anche l'etica del free software?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: La prima cosa che facciamo è proprio spiegare l'ideologia del software libero e dell'open source, le differenze tra i due movimenti e le loro caratteristiche, perché sono nati e come si stanno evolvendo, perché non sono nati ieri ma molti anni fa.&lt;br /&gt;Si fa quindi tutto un discorso di storia, dall'avvio di Unix fino a Linux parlando anche dei vari personaggi del panorama open source. Facendo così abbiamo ottenuto che i docenti si sentano parte di una comunità e trasmettano poi più facilmente quest'ideologia ai ragazzi. In più, stiamo anche discutendo sulla possibilità di far sì che studenti e docenti contribuiscano allo sviluppo di software liberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ma una cosa del genere non richiede molto più tempo di quello che possono offrire degli studenti di liceo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: In un istituto tecnico c'è un'area di progetto che gli studenti devono fare ogni anno e consiste in qualcosa che loro realizzano e che accomuna varie materie e discipline. E solitamente quando c'è l'informatica di mezzo viene realizzato un software che accomuni più materie. Adesso quindi il progetto potrebbe essere di realizzare un software libero, utilizzabile anche da altre scuole (che magari possono anche contribuire). Ogni classe ne realizza un modulo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Ma per la sua specificità questa non è un'iniziativa più adatta alle università?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: Sì. Così com'era nato, TRIciclo addirittura era dedicato alle organizzazioni nel senso più generale, categoria nella quale potevano rientrare anche le Pubbliche Amministrazioni. Ma nelle università, almeno in Puglia, c'è più resistenza nel far entrare il software libero. Per questo noi cerchiamo di creare un clima che lo favorisca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PI: Questo vostro primo esperimento è avvenuto in un istituto dove i ragazzi sono mediamente più preparati tecnicamente rispetto ad altri tipi di licei. Come pensa andrebbe un progetto simile in un liceo classico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;MP: Io penso che ci sarebbero sicuramente lati positivi nell'utilizzo. Per esempio in un liceo classico ci sarebbe decisamente più feedback sulla parte ideologica. E poi non bisogna dimenticare l'aspetto del risparmio di denaro per l'evoluzione del laboratorio informatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PUNTO INFORMATICO&lt;/span&gt; del 13/03/07&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-7256138793381342188?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/7256138793381342188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=7256138793381342188&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7256138793381342188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/7256138793381342188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/open-source-scuola-grazie-pc-ri.html' title='Open Source a scuola grazie a pc Ri-utilizzati'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-593012781545918401</id><published>2007-03-10T11:59:00.000+01:00</published><updated>2007-03-10T12:01:30.636+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la repubblica'/><title type='text'>Il cinema scomparso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il più trito dei luoghi comuni sul nostro cinema vuole che in Italia non si producano film che non siano di cassetta (principalmente commedie) e che, accanto al cinema che ha il compito di incassare, praticamente non esista una produzione più audace e autoriale, magari finanziata dallo stato e infine che quel poco che c'è incassi poco perchè di cattiva qualità. Quindi ogni volta che una pellicola vagamente fuori dalle righe, interessante e ben fatta, riesce a raggiungere una certa visibilità si grida alla rinascita.&lt;br /&gt;La realtà però è molto diversa, in Italia si producono moltissimi film e moltissime opere prime grazie ai soldi dello stato, ma la stragrande maggioranza di questi viene visto solo nei festival. Perchè nel nostro paese produrre un film con i soldi dello stato rende bene e subito ma distribuirlo no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel solo 2003 il Ministero per i Beni Culturali ha concesso il beneficio del finanziamento nel complesso a 117 film, l'anno seguente sono usciti nelle sale circa 73 film italiani (titolo più titolo meno). E chiaramente delle 73 pellicole che sono andate in sala almeno la metà (se non di più) erano frutto di produzioni indipendenti o delle nostre major (principalmente Rai Cinema e Medusa).&lt;br /&gt;Ci sono quindi moltissimi film che ricevono i soldi dai fondi per la produzione e per la distribuzione che, se sono fortunati e vengono distribuiti, lo sono dopo 2 o 3 anni e comunque in pochissime sale. Non c'è dunque da meravigliarsi che poi incassino poco, in molti casi infatti è proprio questo l'intento delle piccole case di produzione, le quali sono libere di gestire i fondi statali senza che il regista possa sapere nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un caso più che esemplare in questo senso è quello di Giovanni Robbiano, regista di Hermano, film che al momento è distribuito in una sala a Roma e una a Milano e che ha ricevuto il finanziamento nel lontano 1999. Racconta Robbiano come "bisogna tenere presente che gli utili di un produttore sono garantiti a priori. Spesso dunque i film che ricevono il finanziamento vengono presi da produttori che vedono la possibilità di lucrarci sopra realizzandoli con mezzi ridottissimi. Poi una volta finiti, siccome farli uscire al cinema è solo un ulteriore costo, trovano una società di distribuzione connivente che faccia uscire il film in pochissime copie o anche in una sala sola, perchè lo stato poi pretende che il film sia uscito". La casa di produzione di Hermano, la GAM film ora è fallita e molti partecipanti alla produzione non sono stati pagati, tanto che Robbiano non ha nemmeno una copia del suo film per se stesso. E alla Sharada, compagnia di distribuzione incaricata di distribuire il film, si rifiutano di parlare dell'accaduto o di fornire numeri di telefono per parlare con il regista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E rivolgersi ad altri circuiti distributivi non è più semplice, perchè far uscire un film al di fuori del circuito dei grandi presuppone una spesa ed un rischio anche per gli esercenti i quali sono un altro scoglio da superare. E di questo si lamentano le società di distribuzione come anche l'Istituto Luce che nella persona del direttore Sovena spiega come "Il problema fondamentale è che i film se non incassano non sono tenuti dalle sale. Io ho avuto film con un certo budget assegnato che andavano anche bene, ma esaurito il budget se non avevo più soldi per la pubblicità gli esercenti li levavano".&lt;br /&gt;E' stato il caso di Antonietta de Lillo, regista di Il Resto Di Niente (finanziato nel 1998 e uscito nel 2005) che ora è anche in causa con l'Istituto Luce: "Il mio film dopo una produzione che è durata anni è stato accolto bene a Venezia e ha avuto anche dei riconoscimenti ai David di Donatello. Poi al momento della distribuzione è uscito con un numero di copie piccolissimo, intorno alle 20. Tuttavia nonostante questo il film in sala ha tenuto bene e anzi cresceva, gli esercenti pure richiedevano più copie ma non c'è stato nulla da fare. E quando mi sono lamentata pubblicamente di tutto ciò l'Istituto Luce mi ha citato in tribunale chiedendo 250.000€ di risarcimento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'interrogativo di tutti questi registi è sempre come mai lo stato non controlli cosa viene fatto con i soldi che elargisce. Un problema che il ministero non ammette esplicitamente ma solo implicitamente, dato che sta provvedendo all'approvazione di una nuova legge in materia. "Lo stato controllava l'applicazione corretta dei fondi tramite il soggetto deputato alla loro gestione, cioè la sezione credito cinematografico e teatrale della BNL, la cui responsabilità scattava al momento della delibera." spiega Gaetano Blandini, direttore della sezione cinema del Ministero Dei Beni Culturali "La BNL aveva tutta una serie di obblighi e responsabilità a cui sono sicuro ha adempiuto. Per il futuro comunque abbiamo semplificato tutto facendo coincidere il finanziamento con la garanzia e soprattutto nel nuovo sistema nessuno potrà avere erogazione di risorse se non dimostra di avere un contratto adeguato di distribuzione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono storie paradossali queste della maladistribuzione, al limite del grottesco e ce ne sono a centinaia ogni anno. Come quella che racconta Diego Olivares, regista di I Cinghiali di Portici, film finanziato dallo stato nel dicembre 2001 e finalmente uscito solo cinque anni dopo in pochissime sale a luglio, il giorno prima di Italia-Francia, la finale dei mondiali di calcio di Germania. "Sono stato in concorso al festival di Torino dove ho preso la menzione speciale per la sceneggiatura assieme poi a vari altri premi e statuette di ogni genere in importanti festival europei" racconta il regista "tra cui anche il premio di Cinema Mezzogiorno, il festival organizzato da Gianni Minà, che consisteva in una distribuzione finanziata dall'Istituto Luce", una volta vinto il premio (consegnatogli da Franco Nero in una serata presentata per l'appunto da Gianni Minà) Olivares, com'è normale, ha rinunciato al fondo di distribuzione statale, sicuro ormai di ricevere l'agognata uscita. "Poi vengo a sapere che l'Istituto Luce ha smesso di elargire questo premio perchè è cambiato l'orientamento politico e quindi il tutto restava un'iniziativa autonoma di Minà". E a poco è servito al regista non arrendersi: "Io poi ho anche incontrato Gianni Minà a delle presentazioni di libri, il quale aveva detto che si sarebbe dato da fare parlando con Tizio e Caio, anche alla Rai, e che mi avrebbe fatto sapere. Cosa che poi regolarmente non è successa. Non mi ha fatto mai sapere niente e a quanto ne so non si è mosso assolutamente in nessuna direzione. So solo che alla mia obiezione -Ma che è successo?- mi ha risposto -Sa il cinema non è il mio mestiere...-".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;LA REPUBBLICA&lt;/span&gt; del 10/03/2007&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-593012781545918401?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/593012781545918401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=593012781545918401&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/593012781545918401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/593012781545918401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/il-cinema-scomparso.html' title='Il cinema scomparso'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-2684656392090829181</id><published>2007-03-09T11:30:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T11:31:05.811+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>La tela di Carlotta: Mai fare film con animali!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Fare un film con gli animali e con i bambini non è mai semplice, è una vecchia legge del cinema che è ancora più vera quando si tratta di fare un film che fonda animali veri, animali creati in 3D e animali veri modificati al computer.&lt;br /&gt;La tela di Carlotta inevitabilmente si confronta con Babe - Maialino coraggioso, film con cui condivide i personaggi la tematica e il tipo di realizzazione, ma che è stato fatto ormai quasi 12 anni fa. E rispetto al film di Chris Noonan quest'opera di Gary Winick può contare non solo sull'esperienza del film precedente ma anche sulle possibilità moderne dell'animazione digitale, che ora non si deve limitare all'animazione dei visi ma può anche creare interamente al computer animali non ammaestrabili da far interagire con i protagonisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi per realizzare La tela di Carlotta sono stati girati in pratica due film: uno con gli attori (cioè gli animali veri) e uno nel quale sono stati aggiunti i personaggi digitali e sono state fatte tutte quelle modifiche necessarie a rendere più umani gli animali reali e a sincronizzare i loro movimenti con le battute e la recitazione degli altri attori. E neanche a dirlo il secondo film doveva assolutamente fondersi perfettamente con il primo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È tuttavia difficile dire quale dei due aspetti sia stato di più semplice realizzazione perchè se per la parte digitale è stato necessario lo sforzo coordinato di ben cinque visual effects houses diverse (Tippett Studio di Berkeley, Rhythm &amp; Hues di Los Angeles, e le australiane Rising Sun Pictures, Fuel International and Digital Pictures Iloura), sul set le difficoltà non mancavano. Non era infatti possibile girare le scene con tutti gli animali presenti in contemporanea. Innanzitutto perchè era quasi impossibile mantenere costanti i loro punti di osservazione, cioè attirare la loro attenzione per far sì che guardassero sempre nella direzione giusta, e poi molti animali non andavano d'accordo: "Il cavallo non amava le mucche perchè gli stavano troppo vicine e bisognava girare le loro scene separatamente" spiega John Mahaffey, il regista di seconda unità incaricato delle scene nella stalla "e lo stesso per le oche che sono odiate da tutti gli animali. Ma non bastava girare le scene separatamente, bisognava farlo anche in un ordine specifico, in modo che non si proiettassero le ombre addosso a vicenda".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la post produzione, il Tippet Studio era incaricato della parte più grossa, che comprendeva anche la creazione di Templeton il ratto interamente realizzato in digitale, un personaggio che avrebbe dovuto interagire con gli altri animali (reali) senza che si notasse la differenza: "Se il topo non fosse sembrato reale avrebbe rotto tutta l'illusione degli animali parlanti su cui si basa il film", spiega Joel Friesch, supervisore agli effetti speciali. "Inoltre dovevamo realizzare un ratto fotorealistico che potesse recitare, perchè all'interno del film il suo personaggio subisce una svolta. Infine, quando ormai eravamo già a riprese iniziate, ci hanno anche commissionato la realizzazione dei corvi, seguendo il medesimo principio di armonia con gli altri animali valido per Templeton".&lt;br /&gt;Per raggiungere lo scopo (il fotorealismo) è stato necessario quindi un doppio lavoro, sia operativo al computer che di raccolta informazioni sul set in Australia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli studi Rhythm &amp;amp; Hues invece erano responsabili della creazione e dell'animazione delle espressioni facciali degli animali, in modo da poter comunicare i loro stati d'animo e sincronizzare il movimento della bocca. In questo senso ogni scena ha necessitato della creazione di una "maschera facciale" digitale animata con i movimenti giusti da sovrapporre al viso reale dell'animale.&lt;br /&gt;Nel frattempo la realizzazione del personaggio principale, il ragno Carlotta, era tutta sulle spalle della Rising Sun Pictures. L'animale doveva essere un ragno contemporaneamente realistico e adorabile (impresa non semplice) e naturalmente come il ratto doveva essere verosimile al punto di non stonare vicino agli altri animali. E come già è capitato spesso nel mondo degli effetti speciali si è riusciti a raggiungere il cuore dell'emozione di un personaggio fittizio puntando sugli occhi come spiega il supervisore della Rising Sun, John Dietz: "Per un ragno gli occhi sono necessariamente il punto primario di intervento, non c'è molto altro di umano. Così li abbiamo dotati di un iride umanoide, che ha reso il personaggio molto femmineo, e visto che i ragni hanno otto occhi abbiamo usato i restanti come se formassero le sopracciglia, in modo da dare espressione allo sguardo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;strong&gt;MYMOVIES.IT&lt;/strong&gt; del 09/03/07&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-2684656392090829181?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/2684656392090829181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=2684656392090829181&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2684656392090829181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/2684656392090829181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/la-tela-di-carlotta-mai-fare-film-con.html' title='La tela di Carlotta: Mai fare film con animali!'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-1248237462596942087</id><published>2007-03-09T11:27:00.000+01:00</published><updated>2007-03-09T11:29:09.250+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mymovies'/><title type='text'>Per vincere la sfida del tempo Soderbergh bara con il pubblico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'idea originale alla base di Intrigo a Berlino era dare una prospettiva attuale sui classici di Hollywood, rispondere alla domanda (posta dallo stesso Soderbergh): "Cosa sarebbe successo se i realizzatori che lavoravano ad Hollywood nel 1945 avessero avuto la stessa libertà creativa che abbiamo oggi? Se non ci fosse stato il codice Hayes e avessero potuto come noi girare scene di sesso e violenza?".&lt;br /&gt;La domanda in sé già contiene un anacronismo, perché non era solo il codice Hayes (un codice di autoregolamentazione e autocensura in vigore ad Hollywood dagli anni '30 agli anni '70) a limitare il sesso e la violenza nei film ma, com'è normale, anche la morale dell'epoca (quella cioè del pubblico). Prima del codice Hayes la violenza veniva rappresentata ma non come oggi, lo si faceva in una maniera giudicata inaccettabile solo in quell'epoca ma che adesso faremmo fatica a distinguere dalla violenza edulcorata dal codice Hayes. E lo stesso vale per il sesso.&lt;br /&gt;Dunque in realtà quello che Soderbergh vuole mostrare in Intrigo a Berlino è come in effetti si sarebbero svolte nella realtà quelle storie anni '40, dotate cioè di una violenza e una sessualità non diverse da oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ispirazione per l'estetica del film viene principalmente dal cinema noir (su tutti Casablanca, più volte citato durante il film e specialmente nel finale) e da alcuni film ambientati nelle città distrutte dalla guerra come Intrigo internazionale e Il terzo uomo, ma c'è anche molto Hitchcock nel modo in cui è cercata la suspense (e forse è la parte migliore).&lt;br /&gt;Tecnicamente sono state molte le autolimitazioni che Soderbergh si è imposto: l'uso di obiettivi e macchine da presa disponibili anche negli anni '40, riprese fatte in set poveri e integrate con alcune immagini di repertorio girate da registi come Billy Wilder e William Wyler all'indomani della liberazione, un bianco e nero contrastato e a tratti sovraesposto, una recitazione vecchio stile ("Reciti verso la macchina da presa e non lasciando che sia la macchina a cogliere la performance come si fa oggi" ha commentato Geroge Clooney), una colonna sonora vecchio stile e inquadrature d'altri tempi (punti di vista simili a quelli usati da Orson Welles e una composizione delle scene più distante dai corpi).&lt;br /&gt;È tutto "in stile" insomma, ma moderno. Come una statua greca fatta in plastica, anche se il regista preferisce metterla in un altro modo: "tutto ci riporta agli anni '40, ma l'argomento e il linguaggio sono quelli di oggi e la storia stessa è ricca di idee troppo provocatorie per essere affrontate in quegli anni".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure vedendo il film l'impressione che se ne ha è un'altra. Sembra che siano stati presi contenuti moderni e li si sia invecchiati anziché aggiornare un vecchio modo di fare cinema, che è quello che fa (nei suoi migliori exploit) Tarantino. In Pulp fiction (stato dell'arte di questo tipo di cinema) la citazione raggiunge un tale livello di pervasività anche formale che alla fine il film stesso diventa una grossa citazione di un cinema d'altri tempi; un'opera moderna fatta secondo logiche passate.&lt;br /&gt;Intrigo a Berlino invece bara continuamente. Il bianco e nero non è originale (è una pellicola colorata portata in bianco e nero) e le illuminazioni, benché orchestrate secondo tagli di luce come era tipico di quegli anni, sono moderne. Lo stesso dicasi per l'effetto di sovraesposizione e tutto il resto.&lt;br /&gt;Nessuno mai potrebbe scambiare una qualsiasi sequenza del film per una di un vero noir d'epoca. Le inquadrature partono in stile anni '40 ma subito la macchina da presa si muove in maniera vorticosa e assolutamente moderna. Tuttavia più di ogni cosa è la narrazione della storia a non avere niente a che vedere con un film anni '40. Per questo le parti migliori sono quelle più smaccatamente moderne come la discesa di Cate Blanchett nel rifugio del "good german" del titolo originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se infatti il soggetto poteva in effetti calzare, lo stesso non si può dire per l'intreccio e lo svolgimento, troppo complesso e intricato. Soprattutto non si tiene conto del fatto che nei decenni le figure archetipe della narrazione sono cambiate. George Clooney incarna in una storia anni '40 un eroe moderno, non un eroe dell'epoca. Non c'è la spirale di perdizione, non c'è l'universo di sconfitte e nemmeno l'inettitudine, al loro posto ci sono caratteristiche più moderne come l'investigazione (in un modo che nemmeno Chandler si arrischiava a raccontare), il superomismo bondistico e l'assenza di macchie e di paure. E non basta che George Clooney scimmiotti Cary Grant e Cate Blanchett guardi a Marlene Dietrich, anzi, proprio questo costituisce l'essenza della slealtà di Soderbergh verso lo spettatore, che tenta di convincerlo che ci sia un'imitazione di vecchi modelli quando in realtà non è vero.&lt;br /&gt;E se queste caratteristiche prese singolarmente, sfuggono allo spettatore medio, di certo non gli può sfuggire il senso globale. Alla fine la sensazione non è di aver visto un film d'epoca aggiornato ai giorni nostri ma di aver visto un film moderno girato in bianco e nero, in una maniera non troppo dissimile da Schindler's list che tuttavia aveva il pregio di non voler barare, di ammettere da subito e con orgoglio la sua modernità.&lt;br /&gt;A questo punto sembra avere molto più senso un'operazione come quella fatta qualche anno fa da Gus Van Sant che ha preso la sceneggiatura di Psycho di Alfred Hitchcock e l'ha rimessa in scena allo stesso modo, utilizzando le medesime riprese ma variando unicamente su ciò che non è replicabile cioè su elementi come il colore, la recitazione, l'illuminazione, la fotografia ecc. ecc. Come si fa a teatro dove si rimettono in scena opere passate tenendosi in bilico tra fedeltà all'originale e innovazione personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;strong&gt;MYMOVIES.IT&lt;/strong&gt; del 01/03/07&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-1248237462596942087?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/1248237462596942087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=1248237462596942087&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1248237462596942087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/1248237462596942087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/03/per-vincere-la-sfida-del-tempo.html' title='Per vincere la sfida del tempo Soderbergh bara con il pubblico'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4243961636756635329</id><published>2007-02-24T14:59:00.000+01:00</published><updated>2007-02-24T15:01:51.711+01:00</updated><title type='text'>Per gli Oscar una telecamera apposita per la diretta in rete</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Vogliamo che la notte degli Oscar sia un evento da fruire su due schermi", queste sono le parole con cui la ABC, la rete telvisiva americana che il 25 febbraio trasmetterà in diretta la 79° cerimonia di consegna degli Academy Awards, ha riassunto la nuova strategia mediatica per la premiazione cinematografica più attesa dell'anno, che da questa edizione in poi tenderà a spostare i contenuti e lo sforzo produttivo dalla televisione ad internet.&lt;br /&gt;I due schermi in questione sono infatti quello della tv e quello del computer, che sempre di più risulta essere acceso e sotto gli occhi degli spettatori (principalmente americani) durante la fruizione di grandi eventi televisivi.&lt;br /&gt;Così il sito Oscar.com, da anni un mero archivio di nomi, date e storia della manifestazione, è stato totalmente rinnovato per diventare un catalizzatore di attenzione e spettatori per la cerimonia, infarcito di video e di pubblicità. Ma non solo, anche la cerimonia comincerà ad integrare qualche cambiamento dovuto allo spostamento di alcuni contenuti in rete.&lt;br /&gt;Già da ora sul sito sono accessibili molte sezioni "preparatorie" alla grande notte. Si tratta di giochi a premi (sempre sul tema degli Oscar), un videoblog tenuto dalla presentatrice di quest'anno, Ellen DeGeneres, incentrato sulla sua preparazione alla serata, e una serie di minidocumentari girati dal documentarista professionista Errol Morris. Inoltre, invece che dedicare ad ogni nominato una piccola scheda informativa come era stata prassi finora, la nuova strategia prevede una pagina personalizzata per ogni candidato alla statuetta dove trovare il minidocumentario e l'annessa intervista. E come ormai è prassi molti contenuti sono determinati dagli utenti, che scrivono, segnalano e interagiscono.&lt;br /&gt;Oltre a questo sono già presenti i più canonici e "televisivi" minispeciali sull'organizzazione, chiamati "Road To The Oscars", che mostrano il backstage della mastodontica organizzazione con interviste e domande a tutti i lavoratori: dai gioiellieri, agli stilisti, dai pasticceri, ai tecnici.&lt;br /&gt;La parola d'ordine sembra essere "video" e "contenuti". Il nuovo corso, incentrato su una più forte presenza in rete della manifestazione, sarà tutto all'insegna di un moltiplicarsi dei contenuti da mostrare. Contenuti che non avranno il solo scopo di creare attesa e fascino intorno alla diretta televisiva ma anche di integrarla.&lt;br /&gt;Il videoblog di Ellen DeGeneres infatti sarà aggiornato anche la sera stessa della manifestazione dalla presentatrice (o almeno l'organizzazione sostiene che lo farà lei in persona) durante le numerose pause pubblicitarie.&lt;br /&gt;Ma la novità più grossa senz'altro riguarderà la presenza di una "Thank You Cam" dietro le quinte, una telecamera dedicata ai ringraziamenti dei premiati. Niente più discorsi interrotti durante la cerimonia quindi, da quest'anno i ringraziamenti e le lodi si faranno dietro le quinte e potranno essere visti solo da chi sta guardando anche via internet.&lt;br /&gt;La cerimonia avrà anche una piccola appendice sui telefoni cellulari, infatti già subito dopo la fine del rituale discorso d'apertura della presentatrice questo sarà scaricabile e ascoltabile su qualsiasi telefonino connesso alla rete.&lt;br /&gt;Come primo risultato intanto già da ora il sito registra accessi di molto superiori, non solo a quelli degli anni passati, ma anche alle aspettative riguardo quest'edizione e rimane l'idea (suggerita a mezza bocca dalla stessa organizzazione) che un impianto simile, in continua crescita ed evoluzione, potrebbe essere il preludio ad una nuova stagione per la manifestazione in cui la trasmissione televisiva diventi un grande speciale preparatorio e propedeutico al cuore dell'evento che andrà fruito in rete.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SECOLO XIX&lt;/span&gt; del 24/02/07&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33848235-4243961636756635329?l=sonovivoeneholeprove.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/feeds/4243961636756635329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33848235&amp;postID=4243961636756635329&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4243961636756635329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33848235/posts/default/4243961636756635329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sonovivoeneholeprove.blogspot.com/2007/02/per-gli-oscar-una-telecamera-apposita.html' title='Per gli Oscar una telecamera apposita per la diretta in rete'/><author><name>gparker</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18162294095027572538</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='22' src='http://3.bp.blogspot.com/-gjztsWQjq8s/TkEfF2HYRgI/AAAAAAAAAYk/OsKIxZM7vvs/s220/453096157_3230876764_m.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33848235.post-4769663260001992828</id><published>2007-02-21T09:56:00.000+01:00</published><updated>2007-02-21T09:59:46.893+01:00</updated><title type='text'>IT, quegli italiani che lavorano per i Big USA</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Roma - Come nelle più trite favole tecnologiche in principio erano due ragazzi. DomainsBot, che si occupava di vendere liste di domini liberi precedentemente g
